Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

martedì 28 febbraio 2017

Martedì 28 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

 

 

Nella fede non regge la logica del "dare per avere".
Pensiamoci bene si può dire a qualcuno "ti amo! e tu cosa mi dai in cambio?".
Sarebbe quasi ridicolo sentire due innamorati che si dicono questo no?
Eppure per certi versi è quello che fa Pietro. 
Bisogna andare in profondità, e notare una cosa importante: se scelgo di lasciare tutto, le cose più care, c'è un motivo grande e questo può essere solo l'amore. Io sono disposto a perdere tutto solo quando sono innamorato.
Non c'è niente da chiedere in cambio perchè prima di "dare" ho già ricevuto! Mi sono sentito amato ed ho risposto a quest'amore, lasciando tutto!
Quante volte mi dimentico di questo, e vorrei ricevere qualcosa dal Signore, o magari mi lamento perchè credo di fare tutto io e Lui se ne resta indifferente!
Meno male ci sei tu Pietro, uomo semplice, spontaneo, vero! E' merito tuo se riesco a custodire la Speranza perchè anche tu sei passato attraverso tutte le fatiche della fede, sei caduto a volte, ma non hai avuto paura di rialzarti e riprendere il cammino!

Buona giornata!


sabato 25 febbraio 2017

Sabato 25 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 10,13-16

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».

E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

 

 

Brano breve, con un indicazione semplice da comprendere, non così scontata però da vivere!
Non c'è solo l'immagine molto bella e tenera di Gesù che accarezza i bambini, ma anche un insegnamento forte e profondo.
 "chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso"
Non è cosa da poco. Spesso mi fermo a riflettere e pensare come si possa compiere il Regno di Dio, ed ecco la risposta direttamente da Gesù!
Devo accoglierlo come un bambino.
Il bambino sa accogliere, gioisce di quello che gli viene incontro, gli viene donato.
Il bambino ha un altro sguardo, diverso dal mio.
Il bambino non è portato a vedere il male, la malizia nelle cose; ma coglie prima il bello, il bene.
Io che sono più grande, mi reputo adulto, molto più intelligente e responsabile di un bambino queste cose non le so fare!
Con Gesù ci vuole leggerezza, libertà. Non il mio calcolo, il voler aver tutto sotto controllo, il complicare tutto.
Penso che il Signore mi chieda proprio questo stile, che non è superficialità, ma semplicità.
Un cuore puro e semplice, come quello dei bambini! 

Buona giornata e buon fine settimana!

venerdì 24 febbraio 2017

Venerdì 24 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 10,1-12

In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare.

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio»

 

 

Ciò che colpisce (ma neanche troppo) osservando bene, sono questi farisei che in realtà sono totalmente disinteressati dalla norma!
Sembra che vogliano fare un tranello a Gesù, provocarlo a parlare contro la legge, ma quelli che non la accolgono sono proprio loro.
Infatti Gesù domanda: " Cosa vi ha ordinato Mosè?" 
I farisei rispondono: "Mosè ha permesso ...."
In pratica cercano un cavillo per mantenere in piedi una loro idea, per legittimare il proprio interesse personale.
Altro che rispetto della norma!
Quante volte capita anche oggi, di vedere presunti "ortodossi", difensori della fede, ma in realtà difendono solo se stessi e le proprie convinzioni personali.
E quante volte purtroppo anche io agisco così! Mi creo quasi un Dio fai da te, prendendo quello che mi piace ed escludendo quello che mi scomoda!
Fare la propria volontà e coltivare i propri interessi è semplicissimo; dirsi cristiani è facile, esserlo veramente molto meno, richiede fatica!

Buona giornata

giovedì 23 febbraio 2017

Giovedì 23 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 9,41-50

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.

Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

 

 

 


"Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri"
Quante volte sono insipido, indifferente, senza sapore? e se perdo il sale della mia vita dove posso recuperarlo? 
Mi capita spesso di vedere quanto stiamo perdendo sapore nelle nostre vite. In particolare nella vita frenetica di ogni giorno vedo il dilagare l'indifferenza nei confronti dei fratelli.
Abbiamo sempre mille cose da fare, dobbiamo produrre, e chi resta un passo indietro a poco a poco viene dimenticato, diventa uno scarto.
E così vedo molti poveri nelle situazioni più disperate, ed altri uomini che gli passano accanto senza nemmeno accorgersi della loro presenza. Ormai ci siamo abituati, fanno parte della scena.
Abbiamo perso il sapore, non sappiamo di nulla!
Come posso recuperare questo sale? 
Credo che solo il Padre, possa donarcelo! E' Lui il sale, solo ritornando a Lui possiamo ricevere questo sapore e condividerlo con i fratelli.
Vediamo come oggi, per noi,  lo straniero è un nemico ed un problema, solo il riferimento a Dio ce lo mostra per quello che è realmente: un fratello.
E l'anziano, il malato sono un peso sociale solo con Dio sono dei fratelli.
Ed il tossicodipendente, il carcerato.... sono farabutti che se la sono cercata. Solo riferendomi a Dio li vedo come fratelli.
E' Dio che da il sale alla mia vita! Ma se non vado da Lui per riceverlo la mia vita sarà senza sapore e lo toglierò anche dalle vite dei miei fratelli!

Buona giornata!


mercoledì 22 febbraio 2017

Mercoledì 22 Febbraio Cattedra di San Pietro

Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 

 E' bello che ritorni spesso questo brano di Vangelo, perchè credo che mi porti al "cuore" della mia fede!
Non basta chiederselo una, o due volte "chi è Gesù per me?". E' una domanda che va ripetuta quotidianamente, come quotidiano è il nostro "si" alla Sua volontà.
E' una domanda che provoca una beatitudine. Infatti Gesù definisce Pietro beato perchè è il Padre, e solo Lui, che gli ha rivelato l'identità del Figlio. 
Ed è una domanda che da speranza, perchè se anche Pietro dopo aver riconosciuto Gesù, dopo aver ricevuto da Lui la "custodia" della Sua Chiesa, fatica e zoppica nel cammino di fede; allora c'è possibilità anche per me.
Gesù non è distante dalla mia umanità, non la dispezza, ne la rifiutà; anzi la prende su di sè!
Non credo sia un caso che Gesù abbia affidato la Chiesa proprio a Pietro, colui che poi nel momento della fatica lo rinnegherà. Ci sono altri discepoli che sembrerebbero più adatti come Giovanni, invece Gesù ha scelto proprio Pietro.
Credo che il Signore oggi voglia dirmi che sa chi sono, conosce la mia umanità e questo non lo spaventa.
"Non ti preoccupare, ti ho scelto io!" 
"Ma Signore non sono capace, non sono degno"
"Certo che non lo sei, chi lo è? Io ti renderò degno! Ti basta la mia forza!"

Buona giornata!

 


martedì 21 febbraio 2017

Martedì 21 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

 

 

Onestamente fa un po' arrabbiare l'atteggiamento dei discepoli!
Gesù annuncia la sua sofferenza, la sua uccisione e la resurrezione e loro non gli chiedono nulla, ma iniziano a parlare d'altro.
Già è sconvolgente oggi per me, sentire queste parole di Gesù , figuriamoci allora quando ciò non era ancora avvenuto.
Nonostante il dramma che si sta per consumare i discepoli sono più interessati a capire chi è il più grande.
Non devo però scandalizzarmi, ma prendere questo come spunto per un serio esame di coscienza.
Quante volte anche io sono talmente preso da me stesso da non ascoltare il Signore! Quante volte mentre Lui soffre nel fratello, io sono più interessato ad affermare la mia persona!
I discepoli oggi, sono il riflesso di me stesso, li sento più vicini, così umani nella loro fatica, la loro fragilità che è anche la mia.
Non è una giustificazione, ma un richiamo a tener aperte le orecchie, ma soprattutto il cuore, perchè Cristo che mi parla, mi chiede aiuto è qui, accanto a me, in questo momento. E se io so ascoltare solo me stesso, non sarò mai in grado di rispondere: "Parla Signore il tuo servo ti ascolta".

Buona giornata

venerdì 17 febbraio 2017

Venerdì 17 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 8,34-9,1

 In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:

«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

 

 

Si riparte da dove si era concluso ieri: "Venire dietro a me".
Gesù oggi mi indica 3 passaggi fondamentali per andare dietro a Lui.
"Rinnega te stesso": mi chiede quello che ha chiesto ieri a Pietro, cioè di rinunciare a tutte le mie idee precostituite su di Lui, a lasciarlo libero di essere quello che è realmente senza costringerlo a corrispondere alla mia immagine di Dio. Vuole che lo accetti per come è.
"Prendi la tua croce": Credo mi chieda la stessa cosa di prima, ma questa volta rivolto verso me stesso. Ognuno ha le sue croci, le cose belle, ma anche quelle brutte, gli aspetti in cui soffre fa fatica. Gesù mi chiede di accettarmi per quello che sono, senza voler essere qualcun altro.
"Seguimi": Dopo aver imparato ad accogliere Lui e ad accogliere me stesso, ora posso seguirlo. Prima non riesco perchè non ho le basi, mi mancherebbero le fondamenta e crollerei. Ora, solo ora, posso correre il grande rischio: quello dell'amore!
Perchè amare non è semplice, ed è rischioso, perchè ci si scopre, mi espongo al pericolo di soffrire.
L'esempio concreto è proprio Gesù, dove il Suo Amore più pieno lo porta a morire in croce.
SeguirTi non è cosa da poco, Amare è un rischio; ma è il cammino più bello che si può compiere.

Buona giornata!

giovedì 16 febbraio 2017

Giovedì 16 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 8,27-33

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

 E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

 



Mi immagino la scena, sono Pietro, segue Gesù da qualche tempo nonostante tutti i dubbi che sento dentro di me, forse ho capito finalmente con chi ho a che fare: Lui è mandato da Dio! 
Ed allora ho il coraggio di dirglielo, di gridarlo con tutta la mia forza: 
Sembra l'apice della nostra relazione, del nostro incontro, ma un istante dopo Gesù inizia a dire che verrà rifiutato e sarà ucciso.
Come è possibile? E' il Cristo, è mandato da Dio. I primi che dovrebbero accoglierlo sono proprio i capi dei sacerdoti e gli scribi, perchè dovrebbero morire?
Beh a questo punto, credo che chiunque al mondo si sarebbe sentito a disagio per le parole di Gesù, e chi è impetuoso come Pietro lo rimprovererebbe.
E Gesù sembra risponda malissimo
Va’ dietro a me, Satana
Il primo che forse lo riconosce per davvero, poco dopo si sente chiamare Satana!
Ma questo rimprovero di Gesù più che un offesa è un atto educativo anche per me oggi, perchè mi spiega qual'è il mio posto: Stare dietro a Lui!
La malattia di oggi, l'essere tuttologi, vuole che anche di Gesù sappiamo tutto. Ma non in questo caso (per fortuna) Wikipedia non basta.
Gesù lo posso conoscere, ma rimane comunque un mistero,  io devo stare dietro a Lui, seguire i suoi passi. Solo cosi posso conoscerlo ed imparare a conoscermi.
Non si tratta di un aumento di conoscenze o di studio, ma di un fiducioso abbandono, come quello di un bimbo in braccio a sua madre.

Buona giornata!


mercoledì 15 febbraio 2017

Mercoledì 15 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 8,22-26

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.

Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».

Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

 



Pochi giorni fa, in un brano all'apparenza simile, mi ero soffermato sulla bellezza del "prendere in disparte" di Gesù.
Oggi questo passaggio mi ha donato un ulteriore riflessione, mi ha richiamato all'amore personale di Gesù.
Questo "condurre fuori dal villaggio" mi mostra la cura di Gesù per me, il suo amore personale, offerto direttamente a me Maichol!
Spesso sentiamo dire che Gesù ci ama, ma detto così da l'idea di qualcosa di generico, invece Gesù ci ama personalmente, ama me Maichol, ama Giulia, ama Luca ...
Un altro aspetto che mi colpisce è lo "stile" del miracolo.
A differenza di altre volte avviene in due tempi. Credo che Gesù oggi voglia invitarmi a riflettere sulla gradualità della fede.
Siamo in una società consumista e rischio di applicare questa mentalità anche alla fede; ma la logica del "tutto e subito" in questa relazione (perchè la fede è relazione) non funziona.
Sembra che il Padre voglia dirmi: "Calma, fai un passo alla volta, ci sono io al tuo fianco che ti accompagno, ma tu non correre".
Altro segno della sua cura per me. Ecco perchè sono così felice di chiamarlo Padre; nessun altro nome è bello come questo!

Buona giornata!

martedì 14 febbraio 2017

Martedi 14 Febbraio SS Cirillo e Metodio

Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio».

 

 

Le letture di oggi, invitano all'annuncio. Sia la prima lettura, che il Vangelo parlano dell'importanza dell'annunciare la Parola.
La mia riflessione si è soffermata sulle ultime parole di questo brano:
 È vicino a voi il regno di Dio
Gesù dopo aver dato una serie di indicazioni, conclude invitando i discepoli ad annunciare la venuta del Suo regno.
A volte però, soprattutto oggi, quando sentiamo parlare di questo, pensiamo a qualcosa di apocalittico, alla fine dei tempi. Detto in parole povere pensiamo a qualcosa di triste, quasi negativo.
Ma l'annuncio dei discepoli è un annuncio di gioia, si inserisce nell'opera salvifica di Gesù, ed è proclamato dopo un segno di speranza come la guarigione dei malati.
Ed allora mi domando: Come testimonio io la venuta del Regno di Dio?
Vedendo la mia vita di cristiano i fratelli sentono il desiderio della sua venuta o ne hanno paura?
Non è cosa da poco, anche perché noi cristiani siamo chiamati a vivere già da ora, qui nel nostro quotidiano, un anticipazione.
Quando mi incontra nel suo cammino, il mio fratello sente vicino a sé il Regno di Dio, e gioisce per questo?

Buona giornata!

sabato 11 febbraio 2017

Sabato 11 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco  8,1-10

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».  Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».

Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.

Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.

Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

 

 

 

Sette pani per circa quattromila persone. Follia pura!
Credo che io non li avrei messi a disposizione quei pani, se fossi stato uno dei discepoli.
Già avere sette pani in dodici (tredici con Gesù) è poca roba, circa mezzo pane a testa. Perchè correre il rischio di perdere anche quel poco?
Eppure da questa condivisone avviene il miracolo. 
Più che da Gesù questo miracolo è stato compiuto proprio da chi ha messo a disposizione i pani e i pesci, quella condivisione ha reso possibile l'impossibile.
Senza nulla Gesù cosa avrebbe moltiplicato? Se si tenevano per sè i pani non sarebbe accaduto nulla.
Quanto mi parla questo episodio oggi, dove l' 1% della popolazione possiede la meta delle ricchezze mondiali!
Il miracolo della condivisione parte da me, prima ancora che da Gesù! Io cosa avrei fatto? Avrei messo a "rischio" quei miei pani?
La condivisione è già un miracolo perchè generata dall'amore, ne genera dell'altro; è un circolo inarrestabile.

Buona giornata e buon fine settimana!

venerdì 10 febbraio 2017

Venerdì 10 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

 

 

 

Quanta cura, e quanta dolcezza, vedo in quel "lo prese in disparte".
Gesù non vuole dare spettacolo, non è interessato a fare scena e stupire la gente.
La folla invece è solamente curiosa, vuole vedere il miracolo e non è poi molto interessata all'uomo, alla sua sofferenza. La folla è lì solo per lo spettacolo, come se fosse a teatro.
Gesù per evitare tutto ciò, prende in disparte, porta con sè, si fa ancora più prossimo.
E libera! "Effatà"
Quanto bisogno ho di essere preso anche io in disparte, lontano da tutti, io e Lui soli; ed essere liberato, far ri-aprire le mie orecchie e sciogliere la mia lingua.
Solo con le orecchie aperte posso sentire il suono del Suo Amore, e solo una lingua sciolta può cantarlo agli altri uomini.
"Effatà", aprimi! Liberami ed insegnami a liberare.

Buona giornata!


giovedì 9 febbraio 2017

Giovedì 9 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 7,24-30

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia». Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.

 

 

Mi colpisce molto l'atteggiamento di questa donna!
Disperazione e fede.
E' disperata, ha una figlia che soffre, per questo si getta ai piedi di Gesù.
Però la sua disperazione non la blocca, non la rende "schiava" dell'accontentarsi, ma va oltre; e nonostante la risposta di Gesù, mostra tutta la sua fede con quella magnifica risposta.
anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli
Cosa avrei fatto io? dopo una risposta come quella che riceve lei, forse sarei sprofondato ancora di più nella disperazione, avrei lasciato perdere.
Lei invece mostra che la sua fede in Gesù è reale, concreta, forse è una delle pochissime persone che ha capito chi è Colui che ha di fronte.
Secondo me è stato molto contento di questa risposta, dell'essere messo in discussione, quasi provocato; questa è una provocazione "buona" che mostra come la fede tocca non solo chi ti sta a fianco, ma anche chi sembrerebbe più lontano.
Avere fede non è accontentarsi, non è sopravvivere, è osare contro tutto e tutti. Questo è quello che fa l'amore di una  madre per la figlia, un amore che osa, anche contro Gesù stesso.

Buona giornata!

mercoledì 8 febbraio 2017

Mercoledì 8 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 7,14-23

In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall'uomo è quello che rende impuro l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».

 

 

 Eh già, non è quello che viene da fuori, ma quello che nasce dal dentro che spesso e volentieri mi rende impuro.
Nei secoli abbiamo sviluppato questo "stile difensivo", per cui dobbiamo difenderci da tutto e da tutti, come se nel mondo fosse tutto male.
Non voglio fare il solito pessimista, ma a mio avviso noi cristiani più che giocare d'attacco, portando la gioia del Vangelo, giochiamo in difesa, una difesa estrema, dove contestiamo e critichiamo molte cose perchè "pericolose" per la fede.
E' normale, e giusto criticare quello che non fa bene, ma il brutto di questo atteggiamento è che l'abbiamo fatto diventare uno stile.
Ed anche nella mia vita lo rivedo: sono sempre pronto a contestare il fratello per la "cosa sbagliata" e non gioisco per le mille cose belle che ha compiuto! Anche riguardo a me stesso mi comporto allo stesso modo; mi autocritico per l'errore ma non rendo grazie al Signore per i frutti che mi ha permesso di compiere.
Nel mondo, nei fratelli, come in me, non c'è solo il male; anzi ci sono tantissime bellezze che aspettano solo di essere scoperte.
Questo atteggiamento difensivo mi toglie la gioia del Vangelo. Rischio di non essere più capace di gioire per un tramonto, per una vita che nasce, per un fratello che compie un atto d'amore....
No, noi cristiani non siamo "difensori" è passata l'era dell'apologetica, ora dobbiamo essere "attaccanti" portando con gioia nel mondo la bellezza del Vangelo!

Buona giornata!

martedì 7 febbraio 2017

Martedì 7 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 7,1-13

 In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». 

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:

"Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me.

Invano mi rendono culto,

insegnando dottrine che sono precetti di uomini".

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 

E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: "Onora tuo padre e tua madre", e: "Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte". Voi invece dite: "Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio", non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

 

 

 

Questa Parola mi sembra proprio adatta per questi giorni.
E' sotto gli occhi di tutti, l'attacco che Papa Francesco sta subendo nell'ultimo periodo, purtroppo anche da parte di membri della Chiesa. Non credo di scandalizzare nessuno dicendo questo, perchè purtroppo è fin troppo visibile.
Ecco, in questi attacchi, rivedo la situazione descritta nel Vangelo di oggi. Uomini che "insegnano dottrine che sono precetti di uomini".
Ma andando oltre,  e cercando spunti per comprendere quello che la Parola vuole dire a me, mi rendo conto che quest'atteggiamento è anche mio.
Capita fin troppo spesso di voler avere una fede personale, dove valorizzo all'estremo alcuni aspetti che corrispondono alle mie idee, mentre ne "lascio fuori" altri che mi piacciono meno.
Facendo ciò non sono migliore ne peggiore di chi "credendosi furbo, intelligente e possessore della verità" tappezza Roma di manifesti contro Francesco.
Devo stare attento ad accogliere veramente il messaggio di Cristo, altrimenti mi invento io delle norme, delle tradizioni, che dimenticano l'unica vera "regola" che Cristo ci ha lasciato: l'amore.
Solo l'amore può trasformare ogni "regola" in un altro atto d'amore, una carezza per i miei fratelli!

Buona giornata!

venerdì 3 febbraio 2017

Venerdì 3 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,14-29



In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risortro dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». 

Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello».

Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. 

Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 

E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 


Questo Vangelo ogni volta che lo leggo mi ricorda terribilmente questo periodo storico.
Non vorrei sembrare pessimista, ma questo desiderio di mettere a tacere la verità, lo rivedo anche nella nostra società.
Io questo periodo, specialmente questi ultimi anni, li chiamo "l'era delle mezze verità".
Certo oggi ci sono altre modalità, non si uccide per mettere a tacere (purtroppo a volte si!) ma si cerca di far passare in secondo piano la verità, nascondendola dietro slogan parziali e poco veritieri.
Lo vediamo sui grandi temi come l'immigrazione, la guerra, l'economia... ma se controlliamo bene lo troviamo anche nelle piccole cose, o nelle nostre relazioni quotidiane.
Lo vedo nella mia vita, quando voglio parlare di qualcosa senza essermi informato adeguatamente prima, ed allora anche io pur involontariamente, racconto mezze verità.
Come Erodiade che per imporre la sua verità, vuole mettere a tacere Giovanni. 
Certo non possederò mai la Verità, ma devo essere consapevole che posso raggiungerla solo condividendo la mia parte con gli altri, e mettendomi in ascolto del Signore che è Via, Verità e vita.
Smettiamola di fare i tuttologi ed iniziamo a conoscere, studiando, leggendo, dialogando, ma soprattutto imparando ad ascoltare!

Buona giornata!

giovedì 2 febbraio 2017

Giovedì 2 Febbraio

Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore ' come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» ' e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch'egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

 

Un testo denso di significati. In particolare resto colpito da un aspetto che può quasi sembrare secondario: la semplicità nella straordinarietà.
Si, perchè quello che sta accadendo ai genitori del piccolo Gesù, è certamente qualcosa di straordinario. Un figlio che viene da Dio, gente che viene da lontano per lodarlo, uomini di Dio che lo accolgono e profetizzano su di Lui....
Se non è straordinario questo!
Eppure in mezzo a tutto ciò, Maria e Giuseppe rispondono con l'ordinarietà.
Certo, restano sorpresi inizialmente, ma quando si tratta di agire si comportano come qualunque madre e padre di quel periodo.
"per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi"
Questa era l'offerta che qualunque famiglia povera, donava per il proprio figlio. 
Mi stupisce che, pur sapendo di essere i genitori del Figlio di Dio, offrano quel poco, segno della loro condizione sociale.
Questa ordinarietà è un indicazione per me, sempre alla ricerca di qualcosa di straordinario nella fede. 
Quella non è la modalita corretta, Cristo va accolto e vissuto nella mia vita, senza folli stravolgimenti, ma con il vero amore che solo può accompagnare la quotidianità.
Dio se so ascoltare, si manifesta oggi, nel mio quotidiano, rendendolo vivo, più concreto.
Tutto dipende dal mio desiderio di ascoltare, invece di parlare o fare, come sempre, di testa mia.

Buona giornata!


mercoledì 1 febbraio 2017

Mercoledì 1 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.  

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.  

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.  

Gesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.

 

E' semplicissimo sapere tutto delle persone.
Ormai è quasi una cosa normale, siamo nell'era dei social network, dove "tutti sanno tutto di tutti".
Ed allora è scontato rinchiudere gli uomini in categorie: lui è di destra, lui di sinistra; lei è alla moda, lei si veste male; lei è intelligente, lei non è molto colta; lui è favorevole agli immigrati, lui non lo è...
Le categorie, l'etichetta ci rende tutto più "facile", cosi posso formarmi un mio catalogo e scegliere con chi relazionarmi, in base alle idee in comune: con Marco parlo di calcio, con Anna di politica, con Luca degli immigrati, con Erika di filosofia....
Ma questo davvero aiuta le mie relazioni? Relazione vuol dire rapportarmi solo con chi mi va a genio o la pensa come me?
Anche i concittadini di Gesù fanno lo stesso! Pretendono di sapere già tutto di Lui, e questa novità, il suo modo d'insegnare, non può esistere: Lui è semplicemente il figlio del falegname.
"Ed era per loro motivo di scandalo. "
Si scandalizzano per questa novità, imprevista!
Questa modalità oggi è dilagante, la nostra società si regge su questo. Purtroppo.
Ed anche in convento, anche io (sono figlio del mio tempo) non ne sono esente.
Così mi scelgo il confratello che mi da sicurezza, quello che la pensa come me; mentre chi ha un'idea diversa non è un nemico, però se non parliamo troppo delle cose che ci differenziano è meglio! Che tristezza!
Gesù però non si lascia turbare troppo da questo atteggiamento! 
Certo "si meravigliava della loro incredulità" , ma continuava a "percorrere i villaggi d'intorno, insegnando".
A me spetta di riconoscere questa mia povertà, portarla nella preghiera e provare a ricordare che la relazione è molto di più di un'etichetta, che la vera Relazione è quella di Gesù con me e Lui non mi rinchiude in una categoria, ma mostra realmente se stesso e prende su di se tutte le mie pochezze e tutte le mie bellezze. 
Non sono forse chiamato a fare lo stesso con i fratelli?

Buona giornata!