Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

martedì 31 gennaio 2017

Martedì 31 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 5,21-43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlava, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

 

 

Quanto amore nelle parole e nei gesti di Gesù in questo brano!
L'amore trionfa su tutto in Lui!
Non ha paura di lasciarsi toccare, ne di toccare. Una donna, ritenuta impura a causa del suo male, lo tocca e Gesù non si scandalizza come avrebbero fatto gli altri, ma resta stupito della sua fede!
Una fanciulla è morta, ma Lui senza paura la prende per mano ed il suo amore la riporta in vita.
Io invece mi rivedo più nella figura di Gìairo, il capo della sinagoga.
Anche io come lui ho bisogno che il Signore mi dica:
«Non temere, soltanto abbi fede!»
Perchè spesso nei momenti bui, nelle difficoltà, la fede sembra venir meno. Il Signore sembra assente, lontano.
Ed invece avrei bisogno di una fede che ha il coraggio di "osare", come la donna che contro tutto e tutti si sporge per toccare il mantello di Gesù.
Solo osando la Speranza, anche nel buio, nella morte, potrò vedere il Signore che mi viene incontro e mi prende per mano, sussurrandomi dolcemente quel "Talità kum".
Una parola, un atto d'amore, che ridà vita.

Buona giornata!!!

sabato 28 gennaio 2017

Sabato 28 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

 

 

Le paure. Quanto ci condizionano e ci limitano!
I discepoli nel Vangelo di quest'oggi hanno paura, temono per la propria vita.
Anche noi, oggi, viviamo in un mondo (purtroppo) governato dalla paura.
Abbiamo paura degli altri, del diverso, dello straniero, di quello che non conosciamo.....
Ma la cosa che più ci fa paura è la morte! 
E Gesù a tutte queste nostre paure risponde:
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»
 Oggi è invevitabile anche per me pensare alla morte, visto che purtroppo è venuta a visitarci qui in fraternità ieri.
Alcuni passaggi del brano di oggi li vedo come dei rimandi a Santino che ci ha salutati.
Credo proprio che il Signore gli abbia detto: "Passiamo all'altra riva" e che lo abbia "preso con se,così com'era" con le sue bellezze e le sue fatiche.
E' difficile non avere paura di fronte alla morte, ma credo che la fede, a cui oggi Gesù ci richiama, ci inviti a non voler avere sempre il controllo su tutto, a non voler spiegare tutto, ma a stare in silenzio e provare ad ascoltare.
Non so mai come salutare un fratello che se ne va, provo a farlo come sempre con una canzone. E' un brano di Gianmaria Testa (da poco scomparso) che parla proprio dell'ultimo saluto ad un amico.
Queste parole le sento mie. Ti saluto così Santino.

Buona giornata e buon fine settimana!

venerdì 27 gennaio 2017

Venerdì 27 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell'orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. 

Gesù parla di agricoltura!
Mi piace questo suo modo d'insegnare, senza troppi discorsi retorici, ma con tanti esempi concreti.
In una società fortemente agricola, Lui insegna parlando proprio della terra e dei suoi frutti.
Secondo me, vale molto anche oggi questa modalità! Abbiamo bisogno di ritornare alla terra, ai suoi doni, fermarci ad osservarla per lasciarci educare.
La terra, la natura, insegna!
Amo da impazzire la prima parabola che Gesù oggi ci offre, la trovo un ottimo insegnamento sul tempo, sul fermarsi, sull'imparare ad aspettare e accogliere il miracolo della vita.
Oggi con la tecnologia sono portato a correre sempre, ad avere tutto e subito, a portata di click. Ma con la terra, come nella fede, non è così, ci vuole tempo, attesa, cura.
Vivo questa fretta in tutto, nelle relazioni, nel mio agire, nella preghiera..... Ma mi perdo pezzi per strada, mi perdo il meglio, e non so più stupirmi delle cose semplici come uno sguardo, un sorriso, un fiore che cresce....
Condivido una canzone di Fossati che amo molto e parlando di questo dice:
"Dicono che c'è un tempo per seminare
ed uno più lungo per aspettare
io dico che c'è un tempo sognato
che bisognava sognare"
Grazie Signore per questa Parola, grazie per la terra, grazie per l'attesa colma di stupore e gioia per la vita che nasce.
Insegnami ad attendere ed in silenzio contemplare!

Buona giornata!!!


giovedì 26 gennaio 2017

Giovedì 26 Gennaio

Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

 

 

" Li inviò a due a due".
Questo è un aspetto che era caro anche a San Francesco. Quando inviava i frati per il mondo a predicare, li mandava anche lui sempre a due a due.
Una piccola fraternità, segno dell'amore fraterno, l'unica "cosa" che serve per portare questa testimonianza nel mondo. 
Non servono borse, sacche, sandali, niente; serve solo l'amore!
Ed il primo frutto di quest'amore è la pace, per questo la prima parola che pronunciano incontrando qualcuno è proprio "pace".
Quanto nella mia vita so essere profeta di pace in mezzo ai miei fratelli? E quanto so essere segno di fraternità nel mondo?
Certo io sono facilitato vivendo in fraternità, con molti altri frati; ma so davvero cosa vuol dire essere fratelli?
Non è cosi facile! Oggi abbiamo quasi svilito questa parola, soprattutto noi giovani che la usiamo in maniera simpatica, per salutare gli amici, ma senza averla compresa fino in fondo!
"Fratello" non è il "volemose bene", e nemmeno il riflesso di un'appartenenza di gruppo.
Fratello è riconoscermi figlio di Dio, e riconoscere che anche gli altri lo sono! Non siamo fratelli a caso, siamo fratelli con Cristo, fratelli in Dio Padre.

Buona giornata!
 

mercoledì 25 gennaio 2017

Mercoledì 25 Gennaio Conversione di San Paolo

Dal Vangelo secondo Marco 16,15-18


In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 

 

 

"In tutto il mondo", "Ad ogni creatura"!
Quanto adoro l'universalità di Gesù!
Nessuno è escluso, neppure uno.
Nemmeno Saulo, acerrimo nemico, persecutore, omicida. Neppure lui viene "tagliato fuori", anzi, Gesù gli si fa incontro, si manifesta a lui come a pochi altri.
No, Gesù non eslcude proprio nessuno, arriva negli angoli più lontani del mondo, va incontro ad ogni creatura!
Nemmeno io sono escluso, nonostante tutti i miei sbagli, le mie durezze, le mie cattiverie.
Eppure a volte io invece sono maestro di esclusione. Chi non mi va a genio, chi non la pensa come me, chi mi fa un torto....
Quante persone ho allontanato dalla mia vita, quante ferite ho provocato.
Forse proprio per questo Gesù si fa incontro per mostrarmi la via giusta, per accogliere questi miei errori e trasformarli, proprio come con Saulo diventato Paolo.
Oggi, in una società dove regna l'esclusione, dove ognuno fa per sè, dove l'altro è un nemico, dove c'è sempre un "noi" e un "loro"; Gesù mi da una bella botta e mi dice chiaramente: "Nessuno è escluso da me, nessuno è straniero per me, tutti sono miei fratelli. Figli di Dio!"

Buona giornata!

martedì 24 gennaio 2017

Martedì 24 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,31-35


In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.

Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».

Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

 

 

Fare la Sua volontà.
Come se fosse cosa semplice!
Gesù oggi allarga all'estremo una delle prospettive più legate all'uomo: la famiglia!
Non più solo vincolo di sangue, ma aperta a tutti quelli che compiono la Sua volontà.
E qual'è questa volontà?  Credo i due comandamenti: Ama il Signore Dio... ed il prossimo tuo.
Si ma come posso fare per compierla?
Qui forse è ancora più difficile rispondere! Il verbo "compiere" mi richiama all'azione.
Ma forse c'è un passagio preliminare legato alla domanda precedent; devo conoscerla questa volontà, per davvero, con certezza! 
Devo fermarmi, fare silenzio, ed ascoltarla. Questo è l'unico modo per conoscerla.
Altrimenti corro il rischio di compiere si una volontà, ma non la Sua!
Questa è la preghiera cristiana per me. Una relazione con il Padre che crescendo sempre più, mi invita a "mettermi in gioco", ad impegnarmi per costruire il Regno di Dio, e mi porta ad essere padre, madre, fratello per Cristo e per chiunque incontro.
Forse solo a partire da questo silienzio, posso mettermi in azione, agire e comprendere davvero che fratello non è solo chi appartiene alla mia famiglia, ma significa molto di più.

Buona giornata e buona settimana!!

 

 

 


venerdì 20 gennaio 2017

Venerdì 20 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

 

 

 
"perché stessero con lui"
Uno dei motivi per cui Gesù chiama gli apostoli è questo.
Inevitabilmente lo sguardo va sempre prima all'invio per la predicazione; siamo tutti abituati al fare, all'agire e quindi vediamo prima quest'aspetto.
Però al primo posto Gesù mette lo stare con Lui. Non credo sia un caso.
Spesso sottovaluto questo "stare", sono troppo sbilanciato verso l'azione ed il "rimanere" non mi sembra tale.
Ma è fondamentale questa "non-azione" (anche se non è vero che lo sia) perchè mi permette di comprendere il vero obbiettivo ed il vero significato del mio agire!
Perchè compio certi gesti? Perchè vado in stazione con i clochard o i tossicodipendenti? Perchè perdono il fratello che mi ferisce?
Il perchè è, e può essere, solo uno: Gesù Cristo.
Certo anche chi non crede compie gesti sociali molto buoni e importanti (Spesso anche più di chi crede), ma per chi ha fede, il mettere al primo posto Cristo è fondamentale.
Lui è ciò che mi riempie d'amore. Amore che poi posso portare nel mondo.
Ma se prima non lo ricevo, come faccio a distribuirlo?
"Che gran cosa dare ciò che non si ha! Miracolo delle nostre mani vuote"

Buona giornata!

giovedì 19 gennaio 2017

Giovedì 19 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,7-12


In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.

Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.

Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

 

 

E' la domanda che accompagna tutto il Vangelo di Marco: "Chi è Gesù?"
Perchè le folle sembrano capirlo, vanno tutti da Lui, ma poi al momento giusto fanno sempre un passo indietro.
Lo stesso vale per i discepoli, vivono con Lui per 24 ore al giorno, eppure anche loro non capiscono; basti pensare che dopo la crocefissione tornano tutti alle loro vecchie occupazioni.
Gli unici che dicono chiaramente chi è Gesù,sono gli spiriti impuri che apertamente gridano: 
«Tu sei il Figlio di Dio!»
 Ed io, oggi, conosco Gesù? So chi è?
Perchè la domanda del Vangelo di Marco valeva 2000 anni fa, ma anche oggi, e sarà lo stesso per il futuro.
Qui sta il centro della nostra fede, in Gesù Cristo e sapere chi Egli sia è fondamentale.
Solo se capisco chi è Gesù, e chi è per me, posso conoscere chi sono io, e chi è il fratello che mi sta accanto. 
Le persone non si conosco studiando i libri o con le grandi definizioni, si conoscono solo vivendole!
E' ora di iniziare a vivere la relazione con Gesù!

Buona giornata!

 

mercoledì 18 gennaio 2017

Mercoledì 18 Gennaio

 Dal Vangelo secondo Marco 3,1-6


In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.  

Egli disse all'uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all'uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.  

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

 

Gesù si indigna e si rattrista.
Stamattina dopo aver letto questi sentimenti di Gesù, mi sono messo a pensare in quale altra occasione il Vangelo dice che porva questi sentimenti.
Non sono un super esperto e quindi non me ne sono venuti in mente molti altri, potrei sbagliare, ma una cosa mi ha colpito: Gesù non si indigna ne si rattrista mai di fronte ad un peccatore o una peccatrice.
Le uniche volte che succede è di fronte alla "durezza di cuore" dei farisei; quando incontra l'adultera non si rattrista, con la samaritana al pozzo nulla, con Zaccheo o Matteo niente!
Istintivamente mi viene da pensare al contrario! Da piccolo mi dicevano "non fare peccati che sennò Gesù piange!"
Ora, non voglio dire che è contento se faccio peccati, ma il mio peccato lo sa comprendere non si sconvolge per esso. Al contrario le durezze, il far valer di più le regole all'uomo, il non aprirsi all'amore, il mio scavalcare il dolore del fratello, lo turba.
Dov'è l'amore nell'atteggiamento dei farisei?
Il Sabato è un precetto, ma i comandamenti fondamentali sono due: Ama il Signore Dio tuo, e il prossimo tuo come te stesso.
Ora l'amore per Dio non si vede, e quello per i fratelli poi.....
E per me, oggi, nel mio quotidiano, dov'è l'amore per Dio ed i fratelli?

Buona giornata!!

martedì 17 gennaio 2017

Martedì 17 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,23-28

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.

I farisei gli dicevano: « Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni?».

E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato».

 

 

Il vero senso di ogni norma è questo!
Gesù non è contro le leggi, come quella del sabato, anzi la rispetta profondamente, basti pensare che nella Resurrezione lo fa suo.
Gesù è contro una certa visione delle regole, non vuole che una norma diventi qualcosa che mi imprigiona, che non mi rende libero.
Se per rispettare un precetto non rispetto il mio fratello, non sto agendo nel modo giusto. E' questo che Gesù vuole dirmi oggi.
«Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!»
Sembra semplice, invece spesso mi è molto più facile fare il giudice spietato e dire ai fratelli quello che va e non va.
Non ci vuole poi molto, vedo un fratello che fa' un azione sbagliata e subito parte il giudizio di condanna prima di fermarmi e pensare perchè ha agito in quel modo.
Non sono poi molto lontano dal fariseismo!
Ma è davvero questa la fede che ci è stata donata? Dio vuole che facciamo diventare la sua Rivelazione un insieme di regole come il codice della strada?
E l'amore dov'è?
E' solo l'amore che mi permette di rispettare le norme per quello che sono realmente: il mezzo per giungere al Padre! Il mezzo non il fine!!

Buona giornata!!!
 


sabato 14 gennaio 2017

Sabato 14 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,13-17

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

 

 

E' il giudizio che ci frega tutti!
Si, anche quando pensiamo di non giudicare gli altri, di avere una mentalità apertà, in realtà verso qualcuno un po' di giudizio c'è.
In fondo ci crediamo sempre migliori degli altri.
Penso a me stesso, quando ho iniziato l'attività (preferisco chiamarlo incontro) con i giovani senzatetto e  tossicodipendenti qui a Milano, ero felice per quello che potevo portare.
Ma dopo poco, quando diventa la quotidianità ecco subentrare il giudizio: 
Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?
 Eh già, inevitabilmente ti vengono delle domande, ti credi migliore. 
Ma poi fermandomi, mi sono accorto che poi non sono molto diverso da loro, che forse sarebbe bastata una scelta sbagliata o una situazione difficile ed anche io adesso sarei li con Nicholas, Titti, Francesco....
La cosa peggiore che possiamo fare noi uomini e far diventare altri uomini un'etichetta, una categoria: "Peccatori", "Cattivi", "Sbagliati" ecc.
De Andrè concludeva una canzone che amo molto così (vi regalo il video al posto della solita immagine):
Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.
 Buona giornata e buona settiman!!!!

venerdì 13 gennaio 2017

Venerdì 13 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,1-12


Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico Ti sono perdonati i peccati, oppure dire Àlzati, prendi la tua barella e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

 

 

 

Che bellezza quel:
"vedendo la loro fede"
Lo si può leggere, e rileggere 1000 volte, e sempre scalda il cuore!
In questo brano c'è chi è attento al dolore degli altri e compie un gesto forte, e chi invece è attento alla forma, forse a se stesso, e contesta un segno d'amore.
Poi c'è Gesù che non è indifferente e, secondo me, anche a Lui si è scaldato il cuore vedendo quegli uomini che aiutano un loro fratello.
Questo brano lo sento particolarmente mio perchè ci vedo una traccia della "preghiera di intercessione".
Gesù compie una guarigione, anche, perchè vede la fede di quegli uomini che hanno interceduto per un fratello malato.
A me capito spesso di ricevere richieste di preghiera. Quando sono in stazione con i senzatetto o i tossicodipendenti questa è una richiesta ripetuta molte volte.
Io ci provo, e spesso mi fermo a pregare ripensando volti, storie, sofferenze e dolori, ma anche gioie. E sono abbastanza certo che tra le mie preghiere queste sono le più ascoltate dal Signore.
Però serve un di più! Sarebbe bello se sentissi in me quell'angoscia, quel desiderio, che muove fortemente come quegli uomini con la barella, anche per osare verso il Signore e compiere un gesto eclatante come scoprechiare un tetto.
La domanda che il Vangelo di oggi mi pone è: So davvero soffrire con il fratello che soffre?

Buona giornata!!

giovedì 12 gennaio 2017

Giovedì 12 Gennaio

 Dal Vangelo secondo Marco 1,40-45


In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

 

 

L'avrò già detto mille volte, ma che ci posso fare, a me questi atti di fede mi stupiscono ed emozionano. Forse perchè vorrei tanto esserne capace anch'io!
"Se vuoi, puoi"
Oggi siamo capaci di una fiducia simile?
A volte sembra di si, perchè ci gettiamo totalmente nelle braccia di presunti santoni o guaritori, ci fidiamo di pseudo-apparizioni, segno che abbiamo bisogno di donare questa fiducia.
Ma lo facciamo nel modo sbagliato, donare questa fiducia a Gesù non è la stessa cosa!
Perchè Gesù libera, anche da se stesso:
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito
Non è maleducazione ma, non voler legare a se, lasciare liberi nella risposta!
Quanto vorrei anche io una fiducia liberante, donata e ricevuta. Una fiducia che non vuole vincolare gli altri a me ma li lascia liberi di essere, di esprimersi, di amare ed anche rifiutare!
Sono capace di fiducia? So rispondere a Gesù, e dirgli "mi fido di Te!"?

Buona giornata!!!


mercoledì 11 gennaio 2017

Mercoledì 11 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.  

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».  

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

 

 

Del brano che la Liturgia ci propone oggi, mi colpisce lo stile di Gesù, il suo modo di fare.
Siamo agli inizi del suo ministero, questi sono i primi gesti compiuti e le prime parole dette.
Gesù non si tira indietro davanti alla sofferenza, ma cura i malati, il testo dice "tutti", chissà quanti erano!
Eppure non vuole la gloria, non vuole apparire o diventare una star, lo si vede da due passaggi:
"scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano"
 "Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove"
Credo che chiariscano bene anche il significato di autorità del Vangelo di ieri: Gesù ha un'autorità che rende liberi, non come i farisei che tengono prigionieri.
Gesù non vuole vincolarmi con la forza a Lui, al massimo lo fa con l'amore. 
Non ha bisogno di essere la star acclamata dalla folle, "tutti ti cercano", il suo sogno è quello di liberare tutti gli uomini "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!" .
Questo deve farmi riflettere sul mio essere cristiano, che spesso non è per nulla simile allo stile di Gesù.
Io tendo ai personalismi, a legare a me le persone, tendo al riconoscimento per quello che faccio.
Essere cristiani però vuol dire essere come Cristo, o almeno essere in cammino per conformarmi a Lui.
Devo iniziare a camminare! Non però sconsolato verso qualcosa di impossibile; ma gioioso, perchè se alzo lo sguardo da terra, vedrò che è il Signore stesso che mi sta venendo incontro.

Buona giornata!!

 

sabato 7 gennaio 2017

Sabato 7 Gennaio

Vangelo secondo Matteo 4,12-17.23-25

 In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

 «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,

sulla via del mare, oltre il Giordano,

Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre

vide una grande luce,

per quelli che abitavano in regione e ombra di morte

una luce è sorta».

 Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

 


 

Ho notato una cosa: le prime parole pubbliche di Gesù (prima c'è solo il dialogo con Satana nel deserto), sono le stesse di Giovanni Battista (Mt 2,3).
 «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino»
Non essendo un esperto di Bibbia, forse ho notato una cosa per molti ovvia, ma quest'aspetto mi ha incuriosito e la mia riflessione sul Vangelo del giorno si è soffermata qui.
E' bello vedere in loro un'unità, il punto fondamentale del loro messaggio è identico.
Questo mi fa capire quanto è importante questo versetto, quanto fondamentali sono queste parole per me!
Perchè per accogliere il Signore, per abbracciare questo regno che viene, devo convertirmi. Cambiare verso!
Ecco cosa è la conversione! Spesso noi giovani vediamo questa parola come qualcosa di antico o totalmente astratto.
Gesù mi chiede di cambiare verso, di fermarmi, guardare in che direzione sto andando ed in caso invertire la rotta.
Quante volte serve nella vita! Spesso mi fermo e valutando le mie azioni, mi rendo conto che sto vagando senza una meta.
Ora mi è chiaro qual'è la meta: questo regno dei cieli.
Conoscendo la meta, posso conoscere meglio la strada da seguire per raggiungerla: Gesù.
E' davvero ora di cambiare verso, e questo verso può essere solo in uscita: da me verso i fratelli, da me verso Cristo!

Buona giornata e buona domenica!

giovedì 5 gennaio 2017

Giovedì 5 Gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,43-51


In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo.





Il pregiudizio.
Allora esiste da almeno 2000 anni!
Natanaele non ha ancora incontrato Gesù, è la prima volta che ne sente parlare, eppure se fosse per lui il pregiudizio gli limiterebbe quest'incontro.

"Da Nazaret può venire qualcosa di buono?"

E poi il suo pregiudizio è solo di tipo territoriale, non si stupisce perché Filippo gli dice di aver trovato il Messia, ma perché questo Messia viene da Nazaret.
Penso che questo sia indicativo per me oggi, in una società in cui la mia provenienza fa la differenza ed il pregiudizio domina.
La cosa bellissima è che Filippo risponde come Gesù nel Vangelo di ieri

"Vieni e vedi"

Perché spiegarlo a parole non basta bisogna vedere toccare con mano.
Ma io sono disposto a rinunciare a tutti i miei pregiudizi e venire, vedere, toccare e lasciarmi  cambiare la vita da questo Dio che ha scelto di venire a stare in mezzo a noi?


Buona giornata!

mercoledì 4 gennaio 2017

Mercoledì 4 Gennaio


Dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

  Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.





Questo brano mi scatena un'infinità di pensieri e di emozioni!
Un primo passaggio, per me , fondamentale è quella domanda di Gesù:
"Che cosa cercate?"
Gesù parte proprio dalla base, in Marco la domanda clou è "Chi dice che io sia", ma qui Giovanni ci mostra che ancor prima del "chi" parte dal "che cosa".
Perchè prima di incontrare Gesù, e di poter capire chi Egli sia per me, devo sapere e capire cosa cerco, cosa desidero, nella vita.
Poi c'è quella risposta sempre di Gesù:
"Venite e vedrete"  
 Un uomo, a maggior ragione il Figlio di Dio, non lo si può spiegare a parole, ma va incontrato, bisogna stare con Lui, solo cosi si può tentare di comprendere. Gesù mi dice che il primato più che alla teoria devo darlo alla relazione.
Ma anche la gioia contagiosa di Andrea che vuole condividere subito con il fratello la gioia dell'aver trovato il Messia mi interpella.
Ed allora oggi Gesù mi offre una serie di domande "pesanti":
Cosa cerco nella mia vita? Nella mia vita il primato lo hanno le relazioni? So condividere le gioie con i miei fratelli e sorelle?
Mi sa che devo fermarmi a riflettere molto!

Buona giornata!

martedì 3 gennaio 2017

Martedì 3 Gennaio


Dal Vangelo secondo Giovanni  1,29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».





Forse dico una stupidaggine "biblica", ma meditando su questo brano stamattina, mi è venuto da pensare che l'unico personaggio biblico che subito riconosce Gesù è il Battista (ovviamente esclusi  Maria e Giuseppe che avevano ricevuto un messaggio dall'alto).
"Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!"
Gli altri, a cominciare dagli apostoli, non riescono subito a fare questo passo. Ci arriveranno solo dopo la resurrezione.
Certo anche il Battista dopo il suo arresto ha dei dubbi, manda dei messaggeri da Gesù per capire se è davvero Lui il Cristo; ma questo dubbio riguarda un Messia diverso da come il popolo d'Israele se lo aspettava.
Ma qui è chiaro, vede Gesù per la prima volta e subito dice che è qui per salvare il mondo.
Mi fa riflettere su come vedo io Gesù.
Lasciamo perdere il primo incontro da ragazzino, in cui lo vedevo come uno dei tanti obblighi da assolvere, o come il giudice che vede quello che faccio e poi mi castiga se sbaglio.
Ma ora? Come vedo Gesù nella mia vita? Qual'è la prima parola che mi viene in mente pensando a Lui?
Ogni tanto è utile farsi queste domande perchè l'abitudine rischia di farmele considerare banali, ma non lo sono per niente!
Come vedo Gesù influenza il mio modo di vedere me stesso ed anche i fratelli che incontro nella vita!



Buona giornata!

lunedì 2 gennaio 2017

Lunedì 2 Gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,19-28

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.



Oggi mi colpisce questa domanda:
"Che cosa dici di te stesso?"
I farisei vogliono capire, comprendere tutto, per averlo sotto controllo, ma non ci riescono ne con Giovanni, ne poi con Gesù.
Proprio perché confusi dal loro non capire chiedono direttamente a lui.
E se questa domanda fosse rivolta a me oggi?
Che cosa dico di me stesso?
Non è facile avere una giusta opinione di se stessi! O mi svaluto o mi esalto, a volte anche pesantemente.
Giovanni invece sa bene chi è, e cosa è venuto a fare, nulla di più, nulla di meno.
La mia relazione con il Signore, con la Sua Parola, mi aiuta anche in questo: capire chi sono, sapermi valutare e vedere con i suoi occhi.
Mi viene in mente una delle ammonizioni di San Francesco in cui diceva: "Tanto vale l'uomo agli occhi di Dio, e nulla di più".
Il primo passo per delle relazioni sane credo sia proprio questo, sapere chi sono realmente, senza esaltarmi ma senza nemmeno svalutarmi, perché sono figlio di Dio e solo Lui sa quanto valgo veramente.

Buona giornata e buona settimana!