Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

mercoledì 16 agosto 2017

Mercoledì 16 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Viene sempre più istintivo vedere il negativo e quindi diamo un po' a tutto quest'ottica.
Così mi verrebbe da fare anche con la prima parte di questo brano di Vangelo, specie con la frase:

"Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano."
Ma se mi fermo un secondo a riflettere, la domanda vien da sé: ma Gesù come si comportava, come si relazionava, con i pagani ed i pubblicani?
Ed allora cambia completamente il mio punto di vista, perché Lui non ha mai avuto un atteggiamento negativo verso queste persone, anzi, una delle accuse che gli vengono mosse è proprio quella di relazionarsi, di mangiare perfino, insieme a loro (Mc 2,16).
Quindi questo brano cambia completamente il mio orizzonte, perché ora nei confronti del fratello non ho nessuna "scusa" per escluderlo, nemmeno se non vuole accogliere le mie parole, perché il Signore mi invita comunque a mantenere una porta aperta per lui.
Credo che la parte successiva sulla preghiera non sia messa lì "a caso", ma quasi mi indica la modalità di tenere aperta questa porta: il tuo fratello non vuole ascoltarti? Allora tu rimani in relazione con lui pregando per lui!
Io sono capace di mantenere sempre aperta una porta verso il fratello, grazie all'aiuto della preghiera?

Buona giornata!

sabato 12 agosto 2017

Sabato 12 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».




Magari avessi questa fede ora, sarei felice di spostare i monti vicino a dove sono, così potrei andare quotidianamente sulle mie amate montagne!
A parte gli scherzi ma oggi questo brano mi interroga profondamente sulla mia fede, sul mio cammino di fede, sulla mia relazione con il Padre.
Quante volte mi accorgo di avere poca fede, a volte quasi nulla. Non so chi riesce ad avere una fede tanto grande da guarire le persone o spostare i monti, ma io credo di avere una fede tanto piccola che a volte credo di non riuscire ad andare oltre, a fare passi avanti.
Eppure c'è una cosa che mi accompagna fin dall'inizio del mio cammino di fede: mi sono accorto che anche quando io non credo nel Padre, Lui crede in me.
Dio ha più fiducia di me di quanto ne abbia io!
Forse la mia fede è piccola, certamente zoppico in questo cammino, ma Lui non mi lascerà mai solo e questo tratto di strada lo faremo assieme.

Buona fine settimana

venerdì 11 agosto 2017

Venerdì 11 Agosto S. Chiara d'Assisi

Dal vangelo secondo Giovanni  15, 4-10.



     In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me, viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti dei Padre mio e rimango nel suo amore ».

Quanto adoro in questo periodo questo suo invito: "Rimanete"!
Per tanto, forse troppo, tempo ho sottovalutato questo suo invito; in fondo sembra una cosa facile, non dovrebbe richiedere poi questo grande impegno il rimanere.
Invece mi sono accorto che è molto più difficile di quanto pensassi, perché non è un sopravvivere ma proprio un mettere radici, radicarsi, per avere vita.
L'esempio dei tralci e della vita è bello, oltre che molto chiaro: il tralcio che produce i frutti è molto importante, ma se viene staccato dalla vite non riceve più il suo nutrimento e presto si secca e muore.
Non è un invito allo stare fermi, ma al "rimanere nel Suo Amore" per fare frutto, per mettere in circolo questo Amore.
"Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi"
Penso che questo si colleghi all'invito di Gv 15,12:


"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" 

E' bellissimo questo "circolo": dal Padre al Figlio, dal Figlio a me, da me ai fratelli.
S. Chiara aveva capito bene tutto questo, e non ha fatto altro che rimanere in questo Amore del Padre, più importante di tutte le sue ricchezze; un amore che poi ha condiviso con le sue sorelle.
Io sono dentro in questo circolo, e sono invitato a rimanere, ma voglio mettere in circolo il mio amore?



Buona giornata!


giovedì 10 agosto 2017

Giovedì 10 Agosto

Dal Vangelo secondo Giovanni 12,24-26


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».



Insomma per fare frutto bisogna morire un po' a se stessi, da' fastidio, sconvolge, ma è profondamente vero.
Basta guardarlo nelle nostre vite: se amiamo davvero qualcuno, per lei siamo disposti a delle "piccoli morti quotidiane".
Quando ci si fidanza si rinuncia al calcetto con gli amici per andare al cinema con la propria ragazza.
Quando si hanno figli si rinuncia a comprare quello che si voleva per risparmiare per i suoi studi.
Quando si vuole curare i genitori anziani si rinuncia ad un po' di libertà.
La cosa interessante e bella è che queste piccole morti all'apparenza fanno un po' soffrire, ma in realtà le facciamo con piacere perché sappiamo di scegliere qualcosa di bello, di importante.
Questo è il senso del dare la vita di Gesù: non è vittimismo, o masochismo, o passione per la sofferenza, ma è un offerta, un dono, in vista di qualcosa di bello.
E questo "qualcosa di bello" per lui sono io!
Magari riuscissi a vedermi come mi vede Lui, sarei sempre ricolmo di gioia!

Buona giornata!

mercoledì 9 agosto 2017

Mercoledì 9 Agosto S. Teresa Benedetta della Croce

Dal Vangelo secondo Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l'olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: Ecco lo sposo! Andategli incontro!. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: Dateci un po' del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Le sagge risposero: No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano a comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!. Ma egli rispose: In verità io vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora».

La Chiesa oggi ci invita a riflettere su una figura a me molto cara: Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein.
Dopo la conversione, entrò nel Carmelo e durante il nazismo venne deportata insieme alla sorella a causa delle sue origini ebraiche.
Credo però di correre un grosso rischio con il Vangelo di oggi: credere che questo testo si riferisca a Edith Stein solo per la scelta verginale della sua consacrazione religiosa.
C'è un altro aspetto in questo testo che la richiama fortemente, la saggezza. Edith è stata anche una grande studiosa, una filosofa molto importante e molto apprezzata e credo proprio che non sia un aspetto secondario.
Lei secondo me è l'esempio più bello di un'intelligenza umile, vera e profonda. Da grande professoressa qual'era, non si pose mai sopra gli altri, nemmeno appena entrata in convento nonostante le diffidenze delle consorelle, ma soprattutto nella sua tragica fine dove all'odio razziale rispose con l'amore e la fede.
Questa è vera saggezza, che non corrisponde al conoscere tante cose o nell'avere un QI elevato, ma nel saper ascoltare, comprendere, vivere con semplicità.
E' un forte richiamo per me questa figura perché io invece a volte mi concentro troppo sul "sapere", leggo tanti libri, ma poi nel concreto mi accorgo di essere lontano da questa "buona saggezza".
L'intelligenza di Edith Stein non era nella sua grande conoscenza, ma nel suo grande amore. La mia dov'è?

Buona giornata!

martedì 8 agosto 2017

Martedì 8 Agosto S. Domenico di Guzman

Dal vangelo secondo Matteo 5, 13-16


       In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». 




Oggi si ricorda la memoria di San Domenico, per noi francescani in virtù del legame di questo santo con San Francesco, liturgicamente è festa. San Domenico fu il fondatore dell'ordine dei frati predicatori.
Mi viene ripresentato questo brano evangelico dopo poco tempo, infatti giusto un paio di settimane fa la liturgia giornaliera me lo aveva proposto. 
Trovo però molto interessante un accostamento: questo brano è stato scelto come liturgia "propria" del fondatore dei predicatori, un uomo che ha dedicato la sua vita alla predicazione ed all'annuncio del Vangelo; ebbene Gesù in questo brano non fa riferimento all'uso della parola per annunciarlo.
Istintivamente se penso alla predicazione o all'annuncio mi viene in mente proprio una modalità verbale, eppure Gesù sembra dirmi: "Guarda che non esiste solo quella", mi pare che privilegi il vivere, la prassi, il "dare l'esempio:
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli
Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium dice che la fede procede non per proselitismo ma per attrazione. Credo sia proprio questo che il Signore vuole dirmi oggi, è un invito ad essere, e a vivere quello che annuncio.
E qui ritrovo un legame con S. Francesco quando diceva: "... annunciate il Vangelo, se necessario anche con parole."
"Se necessario" e non "solo", perché se vivo qualcosa di bello chi mi è accanto lo nota, lo riconosce , e vuole anche per se questa gioia.
La mia vita di fede è così vera da essere attrattiva per gli altri?

Buona giornata!

sabato 5 agosto 2017

Sabato 5 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 14,1-12


In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.


Beh questo brano mi ricorda sempre la "prevaricazione" del più forte sul più debole pur di far tacere una "verità scomoda".
Oggi però mi sono soffermato un momento proprio sulla figlia di Erodiade. 
Diciamo che il "merito" della morte di Giovanni Battista è suo, o per lo meno della sua danza. Mi colpisce però vedere come questa ragazza che potrebbe chiedere di tutto "istigata dalla madre" sceglie qualcosa di cosi terribile, colpire qualcuno che a lei non ha fatto niente. 
Perché se Erodiade odiava Giovanni per le sue accuse, la figlia non aveva nessun problema diretto con Lui.
Questo mi porta a riflettere su tutte le volte che sono connivente al male, con il mio tacito assenso!
Quante volte vedo soprusi, prevaricazioni e me ne sto zitto, mi faccio gli affari miei, o addirittura contribuisco per non subire a mia volta ritorsioni?
Questo non mi rende meno colpevole, anzi forse mi danneggia di più perché subdolamente mi fa credere di non avere colpa, di essere innocente, mentre in realtà sono colpevole tanto quanto chi agisce male.
Quest'atteggiamento non è evangelico, Gesù non ha mai fatto così, non ha voltato la faccia di fronte ai soprusi. Purtroppo oggi viviamo la logica del "me ne frego" mentre dovremmo riportare nei cuori " l'i care" tanto caro a Don Milani.

Buona giornata

venerdì 4 agosto 2017

Venerdì 4 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 13,54-58

In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.


Non credo che Gesù voglia fare il pessimista, anche se la sua affermazione finale lo fa sembrare così. Penso invece voglia evidenziare con realismo un problema reale che tutti affrontiamo: quello del giudizio e del pre-giudizio.
Anche Gesù come tutti si trova di fronte i pre-giudizi della gente, specialmente di quelli del suo paese, quelli che sanno di chi è figlio, quelli che lo hanno visto crescere. Insomma Gesù viene da un paesino quindi tutti lo conoscono, per questo sono stupiti dal trovarsi di fronte una persona diversa da quello che credono.
Ma come, il figlio del falegname del Paese è il Messia? Impossibile!
Quante volte capita anche oggi, quante volte capita anche a me! Confesso una mia debolezza: io percepisco molto il giudizio nei miei confronti e questo mi fa molto soffrire a volte.
Credo che il Signore oggi voglia dirmi che questo è inevitabile, ma ciò non deve fermare il mio cammino, come ha fatto Lui che non si è fermato, ne scandalizzato di questi giudizi, ma ha proseguito la sua opera.
Basta guardare papa Francesco oggi: subisce molte critiche esterne, ma soprattutto interne alla Chiesa, lo sa ma ciò non ferma il suo annuncio ed il suo vivere la fede.
Non lasciamo che i giudizi fermino il nostro essere e vivere da cristiani.

giovedì 3 agosto 2017

Giovedì 3 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 13,47-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.


«Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Mi piace molto quest'affermazione, perché aiuta a sfuggire da una tentazione enorme che anche io, come tanti, rischiamo di subire.
Questa tentazione è quella di "escludere il nuovo per portare all'estremo l'antico" e "escludere l'antico per portare all'estremo il nuovo". Secondo me sono entrambe pericolose ed ottengono lo stesso risultato: la parzialità.
Gesù mi mette in guarda dal non escludere apriori nulla, ma di confrontarmi con tutto e prendere ciò che di buono c'è.
Mi viene in mente un passaggio molto bello di una canzone di Bertoli che diceva:
"canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro"
Ecco questo chiedo al Signore di vivere con un piede nel passato per non dimenticare, per fare memoria, del cammino che il Signore mi ha fatto fare; e lo sguardo aperto nel futuro pronto ad accogliere ciò che ancora vorrà donarmi.

Buona giornata!

mercoledì 2 agosto 2017

Mercoledì 2 Agosto Santa Maria degli Angeli

Dal vangelo secondo Luca  1,26-33


       In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L’angelo le disse: « Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo;
il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».


Oggi per noi francescani ricorre la festa di Santa Maria degli Angeli.
Questa festa, assieme al Vangelo del giorno mi fan pensare alla tematica del dono, dimensione che forse troppo spesso nella mia vita dimentico.
Questa Chiesa è stata un dono per i francescani, non solo perché a San Francesco è stata regalata, ma anche perché da li il Signore ha fatto "nascere" l'ordine dei minori. Come dice Francesco nel suo testamento "il Signore mi dette dei fratelli", proprio come un dono.
Come l'annuncio dell'angelo a Maria, c'è dono più bello della nascita di un figlio?
Maria e Francesco ricevono dal Signore dei doni, ma entrambi vivono un atteggiamento fondamentale: l'accoglienza. Perché un dono se non è accolto, rischia di perdersi.
Questo vale tantissimo anche per me oggi! Questa festa richiama anche il "perdono di Assisi" ed allora una riflessione sul dono della riconciliazione ci sta tutta!
Perché rischio di vivere questo non come un dono, ma come un obbligo da rispettare per evitare eventuali castighi. Niente di più triste, trasformare un regalo così bello, in qualcosa di sterile!
Oggi Gesù vuole offrirmi ancora una volta il dono della pace con Lui, io sono disposto ad accoglierlo?

Buona giornata!

martedì 1 agosto 2017

Martedì 1 Agosto

Dal Vangelo secondo Matteo 13,36-43


In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».


Fino a poco tempo fa non avevo mai visto la zizzania, quindi capivo relativamente questo passaggio evangelico.
Poi qualche tempo fa in un campo, con una persona che si intende d'agricoltura, ho potuto vedere come fosse ed ho scoperto che è straordinariamente simile alla spiga di grano solo che poi alla lunga non produce frutto.
Mi ha fatto subito venire alla mente questo Vangelo con una nuova interpretazione, perché prima vedevo come zizzania dei fattori "esterni" a me, mentre ora mi accorgo che anche io a volte sono zizzania, perché posso dare l'impressione di essere grano ma poi non portare frutto.
E' molto facile privilegiare nella vita l'apparenza, ma è molto più difficile essere, soprattutto nella fede! Dirsi cristiani è molto semplice, vivere da cristiani è un'altra cosa.
La cosa che mi piace è leggere che verrà il Signore e strapperà questa zizzania, cioè non si tratta di eliminare qualcuno (facile identificare nella zizzania quelli che voglio definire "cattivi") ma di "colpire" quegli aspetti di me che fanno il male, mio e dei fratelli. E' una potatura.
Posso e devo imparare a riconoscere quando sono zizzania ed invece di dare frutto in mezzo ai fratelli!

sabato 29 luglio 2017

Sabato 29 Luglio S. Marta

Dal Vangelo secondo Giovanni 11,19-27

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Una cosa mi colpisce di questo brano: la libertà data dall'amicizia, perché Marta è amica di Gesù e con una grande libertà compie un atto di fede che per me è anche un rimprovero.
Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà.
Marta non dubita di Gesù, nemmeno della sua divinità, ne è segno il fatto che abbandona subito gli altri venuti a consolarla per raggiungerlo e le sue parole mostrano tutta la sua fiducia.
Gesù risponde da amico, con intimità non se la prende per il rimprovero ma da' ancora carica alla sua fiducia.
Mi fa proprio bene ascoltare, meditare, questo brano di Vangelo perché anche io vorrei avere quest'amicizia, quest'intimità con Lui. C'è  è qui a portata di mano ma a volte non me ne accorgo, non la vedo, lo credo distante.
A volte "disumanizzo" troppo Gesù, tanto da far sembrare cosa straordinaria, o almeno strana, il suo avere degli amici, qualcuno con cui si sente in sintonia, sa di poter parlare liberamente, si sente libero. Questo brano mi fa ripensare anche alla fortuna di avere amici con cui mi posso sentire così, come Gesù con Marta, Maria e Lazzaro.
L'amicizia, quella vera, non quella che si basa su simpatie politiche, calcistiche o altro, ma quella che aiuta a camminare, credo sia uno dei più bei doni di Dio!

Buon fine settimana!


venerdì 28 luglio 2017

Venerdì 28 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,18-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».



Ormai è qualche giorno che questa parabola mi accompagna, ma non si stanca mai di darmi qualche bello spunto per la mia vita.
Dopo avermi mostrato i vari tipi di terreno per indicarmi i vari modi con cui posso rapportarmi alla sua Parola, oggi mi sono soffermato sulla "fecondità" del terreno buono.
Io non sono un grande esperto di agricoltura però pensare che da un singolo seme posso ottenere il sessanta o il cento mi sembra segno di un enorme abbondanza, cercando in internet per capire ho visto che una spiga nell'abbondanza può produrre sui 30 chicchi.
Non penso proprio che Gesù abbia sparato i numeri a caso, conosceva l'agricoltura del suo tempo e voleva proprio indicare quest'enorme abbondanza per chi vuole accogliere e vivere la Parola.
Certo ci sono molte difficoltà e pericoli, ce lo ha mostrato, ma c'è anche un enorme dono, un grande raccolto che ci aspetta, che è li per me!
La bellezza è che passa attraverso di me! Io posso essere quel terreno che produce con abbondanza, che genera un esagerazione d'amore!
Sono pronto a dare frutto nella mia vita?

Buona giornata!

giovedì 27 luglio 2017

Giovedì 27 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,10-17

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».



Leggendo questo brano di Vangelo la prima impressione è quella di un Gesù che sceglie chi può capire e chi no, quasi come se facesse preferenze o ci fosse una sorta di predestinazione.
Andando oltre la pima impressione  e riflettendo un po' sul testo ho notato l'ennesima delicatezza del Signore nei miei confronti.
Gesù sa che non tutti sono allo steso livello di conoscenza, di relazione con Lui, non tutti hanno scelto di orientare la vita verso di Lui come hanno fatto i discepoli, per cui non tutti sono disposti ad accoglierlo e ad accogliere la sua Parola.
La parabola credo serva proprio per questo: è un po' come il seme di ieri che nonostante tutto viene gettato in ogni terreno, forse ora questa terreno non è pronto ad accogliere il seme ma verrà un momento in cui sarà più fertile ed allora quel seme gettato darà frutto.
Gesù sa aspettare con me, capisce che non sono pronto ma non mi "taglia fuori" aspetta i miei tempi, intanto mi da quel che posso comprendere, con la possibilità che poi fiorisca in qualcosa di più grande.
E' la cura dell'agricoltore, l'amore del Padre/Madre, l'attesa di un Dio che non si stanca di me.

Buona giornata!

mercoledì 26 luglio 2017

Mercoledì 26 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,1-9

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».


parabola è di facile comprensione, quindi il messaggio che Gesù vuole donarci è quasi immediato e le domande nascono spontanee: Che tipo di terreno sono io? Come accolgo il seme cioè la sua Parola?
Oggi io sono rimasto colpito ed incuriosito da un aspetto che non avevo mai notato leggendo questo brano, il seminatore lascia cadere il seme su ogni tipo di terreno!
Non è una cosa da poco, perché ponendomi le domande di cui parlavo prima, spesso mi riconosco in ognuno di quei terreni. A volte sono strada e non accolgo, a volte sono terreno sassoso e non ho radici ne sostanza, a volte sono colpito dai rovi, altre invece sono terreno buono e riesco ad accogliere.
Certamente Gesù sa tutto questo, eppure getta il seme della Parola in ogni mio terreno! Nessuno è escluso da questa sua semina!
Non si stanca di me, e nonostante tutto non sarò mai escluso da Lui, quindi c'è sempre una possibilità per trasformare il mio terreno cattivo in un terreno fertile.

Buona giornata!

martedì 25 luglio 2017

Martedì 25 Luglio San Giacomo

Dal Vangelo secondo Matteo 20,20-28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».



La logica di Gesù non è la nostra.
Io sono come Giacomo e Giovanni, o come gli altri discepoli, troppo intenti nella ricerca della gloria, del potere terreno.
I primi due hanno la faccia tosta di chiederlo direttamente a Gesù, gli altri li criticano ma sotto sotto vorrebbero fare lo stesso, vedi la discussione su "chi di loro fosse il più grande".
Gesù proprio per questo ribalta tutte queste loro idee, mostrando il suo progetto, il desiderio del Padre, che è l'esatto ribaltamento delle loro idee:
"chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo"
Ma quanto fatico a comprendere tutto questo! La ricerca del potere anche nel mio piccolo spesso prende il sopravvento, il ruolo all'interno del gruppo, il prevalere nel fare un lavoro comune, il voler organizzare da solo....
Quanto manca nella mia vita la dimensione del servizio?  Desidero un servizio gratuito e non appariscente, o cerco la gloria?
Eppure l'esempio lo ritrovo davanti agli occhi ogni giorno: quella croce che spesso "sventolo" ovunque come segno di riconoscimento, altro no è che l'espressione concreta del "Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".

Buona giornata!!!




sabato 22 luglio 2017

Sabato 22 Luglio Santa Maria Maddalena

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-2.11-18

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Ormai è risaputo che questa è la mia festa liturgica preferita!
Amo la figura di Maria Maddalena ed amo questo brano di Vangelo che ci mostra tutta la sua relazione d'Amore con il Signore.
Mi piace molto questa figura perché è il simbolo, il riassunto, del percorso di fede di ognuno di noi. Per troppo tempo è stata vista solo come "la peccatrice", ma in lei c'è molto di più, a partire dal suo essere "una peccatrice amata, che diventa amante!".
Maria Maddalena nel suo peccato si riconosce amata lo stesso da Gesù e da qui rinasce e risponde con amore al "suo Signore".
Non è anche il mio cammino? Chi non è peccatore? Io lo sono, ma oltre questo devo riconoscermi amato dal Padre, e questo mi porta ad amare Lui ed i fratelli.
Questo brano è ricolmo di un'infinita tenerezza: da Maria che chiama Gesù "il mio Signore", a Gesù che per farsi riconoscere la chiama per nome (chissà con quanta dolcezza lo avrà pronunciato!), tornando di nuovo a Maria che "trattiene" Gesù senza lasciarlo andare.
Credo sia un grande dono l'aver elevato a Festa liturgica il ricordo di questa bella figura evangelica, che può davvero essere maestra di fede per me, una fede che nasce dal basso, lontana dalle ipocrisie del perbenismo e dal rischio di rifugiarsi nella "chiesa dei giusti". 
Santa Maria Maddalena, apostola degli apostoli.

Buona giornata e buon fine settimana!

giovedì 20 luglio 2017

Giovedì 20 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».




"Il mio gioco infatti giova". Questa è la traduzione dell'ultima frase, forse si comprende ancora meglio rispetto a "il mio gioco infatti è dolce".
Mi ha aiutato molto questa differenza di parole, nella mia riflessione; infatti dire che è dolce mi rimanda comunque a qualcosa che non fa far troppa fatica, ma se si potesse evitare è meglio, invece dire che giova indica qualcosa che mi fa bene.
Ho riflettuto sul mio vivere la fede, sulle fatiche, su quello che a volte vivo come un peso.
Ma il giogo di Gesù è altro, non è obbligo, non è peso, è dono, è libertà.
Purtroppo oggi siamo portati a vivere di più la religione (come insieme di regole), rispetto alla fede (relazione con il Padre), per questo diventa un peso. Le regole sono importanti e necessarie perché indicano il cammino, ma devono essere vissute nel profondo, devono essere vita, perché la regola prima è l'Amore e con tutte le norme che vogliamo non possiamo spiegare come amare un figlio.
Se vivo la mia fede come un peso, qualcosa che mi schiaccia e mi opprime, devo fermarmi e riflettere forse sto sbagliando qualcosa.
E' questo che Gesù vuole indicarmi, "vieni a me" guarda come sono amato dal Padre ,  e come rispondo a quest'amore, lasciati contagiare e vedrai che non è un fardello da portare, ma un dono di vita!
Come vivo la mia relazione con il Padre?

Buona giornata!

mercoledì 19 luglio 2017

Mercoledì 19 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-27



In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».



Una parola ha cambiato completamente la mia meditazione su questo brano.
Da qualche tempo sto meditando su una traduzione letterale del Vangelo dal greco, ed oggi ho notato che la parola "piccoli" letteralmente è tradotta con "infanti".
Questo mi ha portato a cercare di comprendere cosa Dio vuole far conoscere all'uomo, a questi infanti.
Credo che la sua "critica" verso i sapienti e i dotti, non riguarda la loro grande conoscenza, ma il loro dare priorità solo ad essa! Spesso faccio grandi riflessioni per comprendere i più grandi misteri teologici, ma Dio forse preferisce farmi comprendere solo quello che mi è necessario, senza appesantirmi.
S. Agostino narra che mentre rifletteva per comprendere il significato della Trinità, sfinito si addormentò è sogno un bimbo in spiaggia che cercava di mettere con una conchiglia l'acqua del mare in una buca. Quando Agostino gli dice che è impossibile, il bimbo risponde "allora perché tu vuoi far stare i misteri di Dio nella tua testa".
Ecco, oggi mi pare di capire che nei confronti di Dio devo avere l'approccio del bimbo, dell'infante, che si ferma a vedere le cose più evidenti ma che sono fondamentali: la paternità di Dio!
Gesù lo chiama Padre, dal Suo riconoscersi Figlio, nasce la mia capacità di dire Padre Nostro!
A volte cercando le cose più nascoste perdo queste più evidenti!

Buona giornata! 

martedì 18 luglio 2017

Martedì 18 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,20-24


 In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».



Le prime sensazioni che provo ascoltando questo brano sono di fastidio. Devo essere onesto so che no è bello dirlo ma mi trovo a disagio immaginando questa scena.
Allora oggi ho provato a rileggere il brano "spegnendo" le mie emozioni e sensazioni, utilizzando un approccio più ragionato; da qui mi sono nate due riflessioni.
La prima riguarda la minaccia, perché quello che Gesù fa nei confronti di Corazin e Betsaida non è altro che una minaccia Inevitabile provare fastidio di fronte ad un Gesù minaccioso, però fermandomi un attimo penso a delle minacce che ho ricevuto personalmente, certo alcune erano negative fatte da persone che volevano colpirmi o volevano il mio male, ma altre minacce le posso definire "positive": una mamma non minaccia il proprio figlio per evitargli un pericolo? "Non toccare che ti fai male!" certo il desiderio della mamma non è che mi faccia male, ma che impari ad evitarlo attraverso la minaccia. Ora pensando a questo vedo un Gesù più paterno, che non usa la minaccia per farmi male, o ferirmi, ma per farmi comprendere cosa rischio di perdere, quale male mi sto provocando da solo.
La seconda riflessione riguarda la giustizia ed il giudizio. So che fa storcere il naso, però non possiamo non dire che Dio giudica, è reale, ma anche qui ho notato un problema: proprio perché non lo conosco pienamente, spesso rischio di dare a Lui le mie categorie, la mia modalità, le mie caratteristiche; ed allora penso che Dio giudica come giudico io. Niente di più sbagliato il giudizio di Dio è solo uno: la croce. Quella è la sua giustizia, Dio non usa la forza, sceglie l'amore. 
Quindi oggi sono invitato dal Padre a riflettere sulla sua e sulla mia giustizia, perché la mia porta ad una condanna, la sua apre le porte della Salvezza.

Buona giornata e buona settimana!

sabato 15 luglio 2017

Sabato 15 Luglio San Bonaventura

Dal vangelo secondo Matteo      Mt 5, 13-16



     In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». 



Il brano di Vangelo del giorno è diverso perché per i francescani oggi si celebra la festa di San Bonaventura, ed allora ho preferito meditare sul brano ascoltato durante la celebrazione Eucaristica.
Ho scelto questo brano anche perché mi piace molto, mi richiama la concretezza. Gesù usa esempi molto semplici, ma concreti ed efficaci.
Chi non ha mai usato il sale? Chi non ha avuto bisogno della luce?
Quindi è immediato comprendere che un sale senza sapore, o una luce che non illumina sono inutili.
Io a volte corro questo rischio, di non essere quello che sono e quindi perdere il mio senso, il mio significato.
Troppe volte sogno di essere quello che non sono, viaggio di fantasia  dimentico di valorizzare il mio presente, la mia realtà.
Se sono sale che ha sapore gli altri se ne accorgono subito! Se sono luce che illumina, chi mi sta intorno ne può godere!
La mia vita ha più sapore se vissuta in mezzo ai fratelli!

Buon fine settimana!

venerdì 14 luglio 2017

Venerdì 14 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,16-23


In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».



Mi ha sempre colpito questo passaggio:
"non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi."
A parte il fatto che è un ottima scusante per non studiare in vista degli esami, credo che sia molto vera nel contesto di oggi in cui (per fortuna) sono chiamato a dare risposte riguardo alla mia fede.
Troppo spesso mi accorgo di cadere in un assoluta teoria, come se si potesse sapere tutto di Dio e quindi comunicarlo così come una teoria scientifica e filosofica; dimentico di fermarmi un passo prima per lasciare spazio allo Spirito del Padre che può parlare in me.
Non è un incentivo a non prepararsi, a lasciar scorrere tutto così "come viene", ma la capacità di riconoscere che non sono Dio e per quanto posso avvicinarmi a Lui non sarò mai in grado (almeno in questa vita) di comprenderlo pienamente e quindi comunicarlo.
La cosa bella è questa chiamata a lasciare "spazio" allo Spirito che comunque passa attraverso di me perché "parla in voi".
Non mi esclude, non interviene in modo distaccato da me, ma coinvolgendomi.
Non è mai facile fare un passo indietro, ma mi educa a comprendere che non sono io il centro di tutto, e mi insegna ad accogliere Dio, i fratelli, me stesso.

Buona giornata!

giovedì 13 luglio 2017

Giovedì 13 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».


"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"
Anzi tradotto alla lettera dal greco questo passo mi dice: In dono prendeste, in dono date.
Sono consapevole che la mia fede è un dono? E brucio dal desiderio di condividerla?
Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium dice che: "La Chiesa non cresce per proselitismo ma. « per attrazione »", eppure troppe volte vivo questo dono come qualcosa di privato, o come un bene personale del quale solo io posso disporre e donarlo a chi più mi piace.
Ma questa è la fede che mi dona il Signore?
Gesù non si dona con la forza, ma con la delicatezza dell'amore. 
Ricordo i primi dubbi di fede da adolescente, quando domandavo a Dio un segno forte della sua presenza: "Se è vero che ci sei, compi qualcosa di prodigioso ed allora crederò!"; suona un po' come la tentazione del diavolo sul pinnacolo del tempio.
Dio non vuole imporsi con la forza, non vuole forzare la mia fede, preferisce attrarmi. La vita di Gesù mi richiama tutto questo, dalla follia di un dì Dio che si fa uomo, fino all'accettare il rifiuto e la morte, alla Resurrezione.
Ma vedendo tutto ciò capisco che ogni giorno devo pormi queste domande: come vivo il dono della fede? Rendo partecipi i miei fratelli di questo dono?

Buona giornata!

mercoledì 12 luglio 2017

Mercoledì 12 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,1-7



 In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Gesù chiama a sé!
Sono abituato a pensare ai discepoli come santi, visto che spesso ci rivolgiamo a loro nella preghiera; eppure questo meccanismo mi inganna perché rischio di snaturarli e proiettarli in una dimensione lontana da me.
I discepoli chiamati da Gesù erano uomini, proprio come me, con i loro pregi ma con tutte le loro fatiche!
E' quasi divertente leggere quest'elenco e vedere tutto quello che hanno combinato.
Pietro si becca un "vade retro Satana" e poi lo rinnegherà.
Giacomo e Giovanni che chiedono il potere, vogliono essere i primi.
Tommaso che dubiterà.
Matteo che era un traditore della patria.
Giuda tradirà.
Tutto questo non per denigrarli ma per vedere la loro umanità, perché nonostante questi errori hanno saputo rialzarsi ripartire (tranne Giuda), hanno sentito questo Gesù che nonostante tutto li chiama a sé.
Gesù chiama a sé ognuno di noi, l'importante è ascoltare e sapersi rialzare dal proprio passato difficile.

Buona giornata!

martedì 11 luglio 2017

Martedì 11 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 19,27-29

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Ma davvero abbiamo lasciato tutto?
Certo la domanda nasce spontanea, ma ho dei dubbi su questo aver lasciato tutto per seguire il Signore.
Non voglio dire eresie, ma credo che la nostra fede ormai sia dominata da questa "sete di sacrificio" dove sembra che tutto, anche le grosse sofferenze, sono qualcosa di bello da offrire al Signore.
Personalmente credo che Lui non sia desideroso di ricevere i miei sacrifici, anzi vorrebbe proprio che non ce ne fossero!
Come i discepoli sono portato a vedere il bicchiere mezzo pieno, concentrandomi più su alcuni aspetti non fondamentali, tralasciando quelli più importanti che ricevo.
Il Padre non vuole togliermi qualcosa, ma vuole donarmi un bene prezioso: la filialità!
Se questa è una rinuncia, ben venga!

Buona giornata!

sabato 8 luglio 2017

Sabato 8 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-17

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».



Gesù è! Lui è il presente e non solo qualcosa nel passato o qualcosa che vedremo nel futuro. E' qui ed ora!
Questo è il rischio dei discepoli di Giovanni o dei farisei, l'essere proiettati nel passato o in un futuro di supposizioni, ma se "lo sposo è con loro", questo è il momento della festa e non può essere quello del digiuno.
L'invito che mi fa il Signore oggi è quello di essere un uomo nuovo, imparando ad abbandonare quello vecchio.
Personalmente su quest'aspetto corro due rischi:
- Non voler abbandonare totalmente l'uomo vecchio ma mantenere ciò che "mi piace" creando una sorta di miscuglio tra l'uomo nuovo (vita vissuta sulle orme di Gesù) e uomo vecchio (ciò che piace a me). Questo non è possibile perché rischia di essere finzione o solo una soluzione parziale destinata a peggiorare, "Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio.....Né si versa vino nuovo in otri vecchi..."
- Cadere nella spasmodica ricerca della verità scartando a priori quello che non lo è. Essere uomo nuovo non vuol dire rinnovare tutto, tutto va cambiato, ma comprendere cosa mi rende più vicino al Padre. Anche cose "vecchie" nei momenti giusti possono farlo. Gesù non dice che il digiuno è sbagliato o superato ma "Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno".
Non è quindi contro il digiuno, ma contro la mancanza di discernimento che non sa distinguere i tempi.
Quindi oggi mi chiedo: So e voglio essere uomo nuovo? So discernere i tempi trattenendo ciò che è buono e lasciando andare ciò che non mi aiuta?

Buona giornata e buon fine settimana

venerdì 7 luglio 2017

Venerdì 07 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: "Misericordia io voglio e non sacrifici". Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».



Oggi sono rimasto molto colpito dal verbo "si alzò".
Certo non è la prima volta che leggo questo brano, ma oggi ho notato una cosa interessante riguardo a questo verbo, è uno di quelli utilizzati per indicare la resurrezione.
Quindi ho notato la sequenza: Gesù vede e chiama, Matteo risorge ad una nuova vita.
Purtroppo oggi siamo abituati a rovesciare tutto, vedere tutto al contrario: Io amo Gesù ed allora Lui mi chiama, io mi converto ed allora lui mi perdona....
Invece è l'esatto contrario altrimenti non sarebbe amore ma retribuzione. Proprio perché perdonato da Dio posso convertirmi, e proprio perché mi riconosco chi-amato (mi è piaciuto giocare oggi spezzando questa parola) che posso amarlo e rispondere.
Come quei farisei abbiamo ribaltato persino la legge, infatti proprio a loro, legalisti, Gesù invita a ritornare alla legge "misericordia io voglio e non sacrifici", frase che loro hanno ribaltato in "sacrificio io voglio e non misericordia" (su questo tema ho appena letto un be libro "il senso della misericordia" di R. Mancini, lo consiglio).
Un'ultima cosa forse ovvia ma che sfugge: "Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".
Spesso arriva la critica, ma aiutate tutti i poveri, i ladri, i delinquenti e non si fa nulla per noi che siamo buoni e giusti.
Premesso che se un cristiano si crede nella categoria dei "giusti" forse ha perso qualche pezzo per strada perché l'unico giusto è Gesù, ma ovviamente se uno è giusto, è già nell'amore, non ha bisogno di essere chiamato da Gesù perché è già li al suo fianco.
Questo brano mi aiuta a comprendere che sono un peccatore amato ed in virtù del suo amore della sua chiamata posso risorgere a nuova vita!

Buona giornata!

giovedì 6 luglio 2017

Giovedì 6 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,1-8



In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.


«Costui bestemmia».
Fa quasi ridere sentire Gesù accusato di bestemmia. Mi fa molto riflettere quest'accusa e questa situazione perché se mi fermo un secondo, mi accorgo di come anche io a volte la metto in atto.
Credo che gli scribi accusino Gesù di due cose: diventa come Dio  se dice di poter perdonare i peccati e questa è la bestemmia per cui sarà anche condannato a morte, la seconda forse ancora più sconvolgente riguarda il Dio che Lui presenta.
Già, perché questo perdono non è il perdono che intendono gli scribi e quindi quel Dio è un po' diverso da come lo "conoscono" loro. Il perdono di Dio viene dopo il sacrificio, l'espiazione, non gratuitamente come dice Gesù; quindi Dio è il giudice che dopo aver scontato la pena assolve e non un Padre amorevole!
Sembra tanto distante da noi, ma quante volte la mia immagine di Dio è questa? Troppe!
perché mi è più facile e comodo pensare ad una logica del merito: io devo fare certe opere, certi sacrifici, una volta assolti Dio mi retribuisce dandomi ciò che chiedo. La logica dell'amore è molto più scomoda, perché è gratuito, perché mi "scopre", perché mi mette in imbarazzo vedere che non parte da me ma è un dono che ricevo.
La cosa che mi colpisce di questo brano è vedere il paralitico che no dice una parola, ne prima, ne dopo, lui non chiede niente a Gesù, forse non si aspetta nulla, eppure il Suo Amore arriva lo stesso.
Ed io non dovrei forse imparare a riconoscermi figlio amato, per diventare fratello amante?

Buona giornata!

mercoledì 5 luglio 2017

Mercoledì 5 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 8,28-34


In quel tempo, essendo Gesù giunto all'altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada.
Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare;
e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».
Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti.
I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.
Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.



Lo stesso movimento per fare due richieste simili e differenti allo stesso tempo.
Si gli indemoniati che i cittadini di quella regione "gli vennero incontro", solo che i primi chiedono di non essere cacciati di li, gli altri chiedono a Gesù di andarsene.
Mi stupisce anche una cosa di questi cittadini: arrivano alle grotte e vedono i due indemoniati ora liberi e guariti, eppure si preoccupano dei porci, nessuna parola, nessun cenno di gioia per dei fratelli guariti!
Mi mette tanta tristezza e mi fa riflettere, perché questo "meccanismo" lo viviamo anche oggi, anteponendo gli interessi personali al bene delle persone.
Troppe volte preferisco concentrarmi sulle mie cose, sui miei impegni e compiti, e perdo la capacità di guardare, di vedere il bisogno, ma anche di riconoscere una gioia; per certi versi pur con buone intenzioni rischio la "sterilità".
Gesù vuole salvarmi da questo, e mi provoca a comprendere ciò che conta di più nella vita. Un fratello, una sorella non potranno mai venire in secondo piano rispetto ai beni, al guadagno, agli interessi personali, altrimenti tutto nella mia vita perde senso.
Il rischio è grande perché posso trovarmi Gesù di fronte e chiedergli di andarsene perché mi crea fastidio, rinunciando così alla mia liberazione.
Ci sono tante cose nella vita, belle, attraenti, ma solo una persona mi libera: Gesù!

Buona giornata!


martedì 4 luglio 2017

Martedì 4 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 8,23-27
 

In quel tempo, salito Gesù sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva.

Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia.

Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».

Il nostro più grande nemico: la paura!
La bellezza di questo brano sta tutta nell'essere una catechesi per la mia vita, andando proprio al concreto.
Quella barca sono io, agitata da mille flutti, che sono le difficoltà, le preoccupazioni della vita; sono "sballottato" di qua e di là dalla onde. Ed allora la paura mi assale, è inevitabile.
"Perché avete paura?"
Eppure non vedo l'evidenza: non sono solo su quella barca, al mio fianco c'è qualcuno, c'è Gesù! Ma dorme. Non è però disinteresse come credo, ma fiducia estrema, perché Lui ha fede nel Padre, come un bimbo che è nelle braccia di sua madre e non teme nessun pericolo.
I discepoli faticano a capire ma compiono un gesto fondamentale, lo chiamano!
Sono presi dalla paura, ed allora si rivolgono a Lui, e lo fanno nel modo più bello dicendo "Signore salva" (tradotto alla lettera dal greco) quello è il Suo nome.
Ed infine l'ultima domanda fondamentale: "Da dove è costui?" (sempre tradotto alla lettera dal greco), Lui viene dal Padre e va verso i fratelli, quindi dopo aver sconfitto la paura mi mostra quale dev'essere il processo della mia vita!

Buona giornata!

sabato 1 luglio 2017

Sabato 1 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 8,15-17

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va', avvenga per te come hai creduto». In quell'istante il suo servo fu guarito.
Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
"Egli ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle malattie".

 

 


"Gesù si meravigliò"
 Beh si meravigliò di certo e mi meraviglio anche io perché qua siamo di fronte a qualcosa di incredibile!
Come mio solito essendo molto pratico cerco di rendere concrete le cose e guardando dall'esterno questa scena vedo un centurione romano, simbolo del popolo occupante la Palestina del tempo, che:
- corre il rischio di mettersi in ridicolo andando da un uomo ebraico che per alcuni è solo un matto o un eretico
- corre il rischio di perdere l'autorità di fronte al popolo occupato
- Fa tutto questo per un servo, nemmeno per un familiare, un amico, qualcuno dei suoi prossimi, ma per un estraneo
Tutto questo è al limite dell'impossibile!
Altre cose mi colpiscono però di quest'uomo.
Riconosce che il suo serve "soffre terribilmente", quindi sa vedere non è centrato su di sé ma da come lo dice sembra che quel dolore sia anche suo ora. Questa per me è la misericordia di cui tanto parliamo: vede, riconosce, soffre con.
Gesù risponde "verrò e lo guarirò", il centurione ha raggiunto l'obbiettivo ma va oltre e qui si vede ancora di più la grandezza.
Sa davvero chi è Gesù e sa che basta solo la sua Parola; non serve altro nemmeno il tocco o la presenza (giusto ieri parlavo del toccare il lebbroso nonostante non servisse), potrebbe sembrare un discorso retorico ed invece lo rende concreto con il suo esempio di vita, con il suo comandare.
Infine la conclusione di Gesù che mi apre in due!
"Va', avvenga per te come hai creduto"
Avviene "come" ha creduto, se avesse creduto poco o nulla non sarebbe successo nulla, ma la sua fede è enorme Gesù lo ha compreso.
Per me Gesù si è meravigliato perché per la prima volta ha trovato qualcuno che ha capito Dio, ha capito Lui, ma soprattutto è un pagano, una persona inaspettata.
Noi vogliamo chiuderci nella nostra piccola cerchia, Gesù spalanca gli orizzonti.
La fede del centurione è vera perché nasce dall'Amore, lui ama davvero questo servo pur non essendo qualcuno della sua cerchia, lo ama tanto da esporsi. Questo è il miracolo! Il miracolo è che questo servo estraneo è diventato fratello, figlio per il centurione! E Gesù con la sua affermazione finale vuole mostrare proprio quello: il miracolo non è il segno in sé c'è un significato più profondo dietro.
Chissà quando anche io imparerò tutto questo? Solo un amore estremo per l'uomo mi permette di osare la fede nella Parola!

Buona giornata!



venerdì 30 giugno 2017

Venerdì 30 Giugno

Dal Vangelo secondo Matteo 8.1-4 

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».


Adoro quei giorni quando il brano di Vangelo è breve perché mi permettono di soffermarmi sulle singole parole, su piccole cose dietro alle quali trovi un'immensità.
Da un brano così piccolo oggi il Signore mi ha donato tantissime riflessioni, mi soffermo solo su quella che mi ha "smosso" di più.
"Tese la mano e lo toccò"
La mia domanda è perché?
Il lebbroso era allontanato dalla società perché impuro e contagioso (si credeva che bastasse solo toccarlo), inoltre provocava ribrezzo a causa delle piaghe e dell'odore. Se un lebbroso si avvicinava a persone non infette doveva essere subito ucciso per evitare il contagio, e già in questo brano non avviene nonostante sia lui ad avvicinarsi a Gesù.
Nonostante questo Gesù dopo la sua richiesta ("se vuoi, puoi" altri vogliono ma non possono Lui è l'unico che può fare ciò che vuole) Gesù tende la mano verso di lui e lo tocca!
Follia pura! Bastava la parola, oppure bastava stendere la mano ma non toccare eppure Gesù distrugge tutte le barriere e va dritto sul contatto.
Chi può toccare un malato che contagia con il rischio di ammalarsi (la mentalità del tempo diceva quello)? Solo chi ti ama, se ne frega del rischio e ti tocca.
Gesù tocca le mie ferite, ci mette la mano nonostante possano essere brutte e provocare ribrezzo, Lui vuole il contatto, non ha paura di restare contagiato, anzi vuole esserlo proprio per guarire assieme a me! Pazzesco!
L'immagine del lebbroso richiama me oggi nelle mie fatiche, nei miei dolori; quanti altri fratelli sono nella stessa situazione? Ho la forza di andare dal Signore sapendo che se vuole, può guarirmi? So amare i fratelli tanto da non aver paura di contagiarmi, ma di guarire con loro?

Buona giornata