Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

sabato 31 dicembre 2016

Sabato 31 Dicembre

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-18


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.



Solo poche parole, anzi, sarebbe meglio nessuna.
C'è poco da condividere su questo brano, ci si può solo fermare e contemplare questa bellezza!
Resto sempre immobile pensando alla grnadezza di questo Dio:
"Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste...."
Un Dio che potrebbe sembrare troppo grande, quindi lontano da me, invece dopo tutta questa esaltazione:
"E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi."
Cioè proprio qui, al mio fianco, altro che lontano in luoghi irraggiungibili!
Si può solo gioire di questo e ringraziare!

Buona giornata e buon anno! 

venerdì 30 dicembre 2016

Venerdì 30 Dicembre Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Dal Vangelo secondo Luca 2,41-52


I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

 

 

 Dopo 12 anni succede ancora!
Ieri abbiamo visto il primo fatto che a Gerusalemme lascia stupiti Giuseppe e Maria; ed oggi di nuovo a Gerusalemme, di nuovo al tempio succede un altro episodio che li angoscia!
Ed in mezzo?
In mezzo ci sono 12 anni, di cui il Vangelo non parla, c'è un vuoto.
Credo perchè in mezzo ci sia la normalità. 12 anni che passano in una famiglia come tante altre, con molte gioie, ma anche con fatiche e difficoltà.
Corro il rischio di pensare a questa festa come a qualcosa di sdolcinato, l'idea della famiglia di  Gesù come la famiglia perfetta, quella delle pubblicità, può ingannarmi.
Penso che anche nella famiglia di Nazaret ci siano stati dei momenti difficili, qualcosa che li ha fatti soffrire e questo non per smontare la loro santità, ma perchè li rende più veri, più reali, come in una famiglia concreta, dove non ci sono solo le cose belle e poetiche ma anche le piccole fatiche quotidiane.
Penso a Giuseppe che tornato a Nazaret avrà trovato fatica come falegname e come membro della comunità, guardato da tutti come uno stupido perchè ha accolto una promessa sposa incita prima delle nozze, forse colpa di un altro o forse per colpa sua che non ha rispettato la tradizione.
E Maria anche lei da tutte scansata come l'infedele o la giovane avventata; e per di più spesso in angoscia per quello che accadeva a quel suo figlio e non riusciva a comprendere fino in fondo.
E Gesù? Vuoi che in qui 12 anni non abbia mai combinato nulla? Qualche dispetto, qualche cosa che ha fatto arrabbiare i suoi genitori? Che bambino sarebbe?
Io preferisco pensarli così normali, come me, come tanti altri.

Buona giornata!

giovedì 29 dicembre 2016

Giovedì 29 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca Lc 2,22-35

  Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore - come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» - e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

 «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

 

 

 

Le letture del periodo natalizio ci hanno fatto incontrare i vari cantici che animano la liturgia: prima il benedictus di Zaccaria, poi il magnificat di Maria, ora il cantico di Simeone.
Sembra proprio l'incontro tra l'antico ed il nuovo testamento. L'antico (o meglio il primo) in attesa del nuovo (secondo), per poi cantare di gioia per la sua venuta.
Simeone è un po' il simbolo dell'attesa paziente. Uno di qui personaggi secondari che appaiono e scompaiono subito, lasciandomi però un messaggio forte.
Io sono stato capace di attendere? Come  ho vissuto quest'avvento e come sto vivendo ora questi primi giorni di Natale?
Quest'attesa è importante perchè mi chiede l'apertura ad un Dio che non è mai come vorrei io!
E' sempre nuovo, e mi provoca nelle mie debolezze per andare oltre.
Penso a Maria, tutta felice per essere diventata mamma, e non ha ancora compreso cosa comporterà per lei questa nascita. Si sente dire: 
"Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione  e anche a te una spada trafiggerà l’anima"
 Chissà come è rimasta sconvolta! Avrà certamente pensato: "No! questo è il mio bambino." Eppure accetta, accoglie, compie.
Devo proprio imparare questi atteggiamenti, per essere capace di non sconvolgermi per l'infinità novità di Dio.

Buona giornata!
 

mercoledì 28 dicembre 2016

Mercoledì 28 Dicembre Santi Innocenti martiri

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 2,13-18


I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».  

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

«Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.  

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama,

un pianto e un lamento grande:

Rachele piange i suoi figli

e non vuole essere consolata,

perché non sono più».

 

 

Un Dio onnipotente costretto a fuggire!
A guardare la scena della fuga in Egitto, sembra di rivedere ne più ne meno, quella di qualsiasi famiglia profuga di oggi.
Ma come è possibile, Lui è il Figlio di Dio? il Dio onnipotente!
Eppure anche stavolta sceglie di sorprendermi mostrandomi l'impotenza o meglio, scegliendo la sofferenza, come sulla croce.
Bonhoeffer diceva: "Dio è impotente e debole nel mondo, e così soltanto rimane con noi e ci aiuta. Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza, ma in virtù della sua debolezza, della sua sofferenza!"
E questa scena, questa sua scelta, mi fa molto bene oggi perchè mostrandomi la sua sofferenza, la sua fatica, questa famiglia mi aiuta a tentare di comprendere le migliaia di famiglie che oggi vivono questa fuga!
In contrasto all' "impotenza" di Gesù, si trova l'enorme potere, abusato, di Erode.
Lui ha potere, e non vuole assolutamente perderlo, lo difende fino alla follia, fino a far uccidere tantissimi bambini solo per trovarne uno!
Questa logica purtroppo c'è anche nei miei atteggiamenti, nello stile della "ruspa", quando per ottenere quello che voglio "passo sopra" a chi mi sta attorno; mi scordo che sono persone come me, dei fratelli, ed affermo con forza il mio interesse, la mia idea.
Forse questa scena non è così lontana da me, oltre ad essere avvenuta 2000 anni fa, parla al mio quotidiano e gli mostra i pericoli nei quali può scivolare.

Buona giornata!

martedì 27 dicembre 2016

Martedì 27 Dicembre S. Giovanni Apostolo

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,2-8. 

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 

 

 

La riflessività.
Questa qualità all'apostolo Giovanni l'ho sempre invidiata!
Io purtroppo non la possiedo, per certi versi sono più come Pietro, estremamente istintivo.
Questi due apostoli a volte sembrano quasi in contrapposizione, certamente non è cosi, ma di sicuro hanno due tipi di approccio, di relazione con Gesù completamente differenti.
Pietro è istintivo è portato ad agire, è il primo che risponde alle domande di Gesù, non ha paura a sbilanciarsi, a fare.
Giovanni invece mi sembra più riflessivo, medita, osserva; non è distaccato, anzi, si riconosce amato non ha caso nel suo Vangelo si definisce "quello che Gesù amava".
Non ha paura di fermarsi Giovanni, come nel Vangelo di oggi:
"corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò."
Sa fermarsi e contemplare, per poi comprendere e gioire:
"entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette."
Devo proprio imparare da questo Apostolo, nemmeno l'istintività è qualcosa di negativo, ma a volte  è più utile fermarsi sulla soglia, meditare, comprendere e poi gioire.

Buona giornata e buoni giorni di festa!


sabato 24 dicembre 2016

Sabato 24 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 1,67-79


In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».





Su questo brano (come per molti altri) dovrei soffermarmi per ore ed ore a meditare.
A cominciare subito dalla bellezza di quel:  
"Benedetto il Signore, Dio d’Israele,perché ha visitato e redento il suo popolo"
 E' qualcosa di grande, di immenso, un Dio che viene e si fa come noi!
Però stamattina sono rimasto folgorato da un altro passaggio e da due parole di preciso:

"Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto"
  La Misericordia in quest'anno abbiamo imparato un po' a conoscerla (di strada da fare ce n'è ancora tanta), abbia recuperato un po' questo volto di Dio che forse negli ultimi anni avevamo messo troppo in disparte.
Ma ancora di più mi colpisce la tenerezza! Proprio in questi giorni, periodo di bilanci e revisione, mi chiedevo quale poteva essere la mia parola per il 2017, su cosa concentrarmi e provare a fare qualche passo in avanti. 
E mi è venuta in mente proprio "la tenerezza".
Penso che proprio da qui devo ripartire. In un mondo dove ormai la paura e l'odio, generato da essa, la fanno da padroni; solo la tenerezza, una rivoluzione della tenerezza, può portare un po' di luce nel buio.
Di fronte a me ho un maestro: cosa c'è di più tenero di un  Dio che si fa bimbo, che piange per l'amico Lazzaro morto, che ridona dignità all'adultera, che lava i piedi ai suoi discepoli, che muore in croce per amore, che si fa vicino nel triste cammino verso Emmaus....
Si forse il Signore oggi, con questo Vangelo, mi chiede proprio questo: Fai come me, impara a riconoscere la mia tenerezza e poi vivila con i tuoi fratelli!

Buona giornata e buon Natale del Signore!

venerdì 23 dicembre 2016

Venerdì 23 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 1,57-66. 

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.
In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.



"Tutti furono meravigliati"
Beh penso sia normale restare meravigliati dopo aver visto queste cose!
Una donna anziana e sterile che partorisce, un uomo diventare muto e poi riacquistare la voce, ma soprattutto vedere una tradizione storica, come dare il nome del padre ad un figlio, totalmente sovvertita.
Pensavo che al Signore piace quando restiamo stupiti, ed ogni tanto nella storia manda questi grandi segni di cambiamento che generano stupore.
Mi viene in mente S. Francesco che in un periodo di "riscossa economica" sceglie la povertà, o Madre Teresa, o alcuni eventi significati come il Concilio.
Tutte figure o eventi, che come la nascia del Battista, generano stupore.
Quindi mi domando: ma io so riconoscere i segni di cambiamento che il Signore dono alla mia vita? Sono capace di lasciarmi stupire?
Perchè è molto più facile e comodo, restare ancorato alle mie certezze, alle mie abitudini, al "si è sempre fatto così" (come il nome da dare a Giovanni).
Credo siano i giorni giusti per riflettere su questo. Se non resto stupito per un Dio che viene in mezzo a noi, facendosi uomo come me per cosa posso stupirmi?
Quello è il più grande cambiamento della storia, mia e del mondo!

Buona giornata!!

giovedì 22 dicembre 2016

Giovedì 22 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 1,46-56.

"L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione
la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre".
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. 

 


Quello che risalta nel canto del Magnifat è il "contrasto" tra grandezza e umiltà.
Lo si vede bene in un passaggio: 
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Quasi mi lascia stupito perchè Maria prima si definisce umile ed un secondo dopo dice che "tutte le generazioni la chiameranno beata". Alla faccia dell'umiltà!
Credo lo dica proprio per quello, è un inno di lode e sirende conto che quello che il Signore ha donato alla sua vita è qualcosa di immenso; già un figlio è un dono grande, se poi sei chiamata ad essere madre di Dio!!
Maria non può non definirsi beata, lo è davvero!!
Per questo dono e non per altro può essere definita tale, qui sta la sua umiltà perchè non si attribuisce meriti, è la prima a restare sconvolta e a chiedere "perchè io?".
Questo è l'atteggiamento che mi serve per accolgiere il Signore nella mia vita. A volte quasi lo "pretendo" o credo di meritarmelo, ma Cristo come un dono va accolto!

Buona giornata!!!

mercoledì 21 dicembre 2016

Mercoledì 21 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 1,39-45. 

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». 

 

Vabbè, con questo brano di Vangelo si sfonda una porta aperta con me.
Tutte le volte che leggo, penso, mi immagino questa scena sono pieno di gioia, e si, mi commuovo.
Non c'è niente di più gioioso di due donne incinte, che si incontrano!
"ha esultato di gioia nel mio grembo."
 Ed è bellissima questa "reazione" di Maria, appena ricevuto il messaggio dell'angelo:
  "si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta"
Va ad aiutare, a servire, a portare quella gioia che da sola non può, e non vuole, tenere!
Non è forse quello che il Signore chiede anche a me con in Natale?
Lui viene per me, nella mia vita, porta la Sua Gioia; ed io non dovrei forse condividerla con i fratelli che incontro? Anzi non dovrei spezzarla, come pane quotidiano, con gli ultimi, con chi la gioia rischia di non conoscerla nemmeno?
Manca davvero poco al Natale, forse ho tutto pronto: i regali, il pranzo di domenica, le varie attività....
Tutto molto bello, davvero! Ma a gioia come sto messo?

Buona giornata!

martedì 20 dicembre 2016

Martedì 20 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38. 

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei. 

 

 

 

Quel "si" di Maria è di una potenza straordinaria.
E' vero, lo sentiamo dire mille volte, eppure non smetto mai di stupirmi. Quel "si" segna proprio un cambiamento totale per la storia, per il mondo, per gli uomini, e se Maria avesse risposto "no"?
Un "si" che sfida l'impossibile, l'illogico. Un "si" che certo non garantisce la comodità, ed il quieto vivere, visto che da li per Maria la vita si "complica".
Io mi accorgo dell'importanza di quel "si" per la mia vita?
So essere anche io uomo del "si"?
Perchè oggi sembra quasi che la parola d'ordine sia il "no": "non posso..", "non ho tempo...", " vorrei, ma  non...".
Si è un po' poù addolcito, ma pur sempre un no.
Solo fermandomi, in silenzio, a godere di quella scena, di quell'attessa dell'angelo del "si" di Maria, solo lì posso imparare anche io, a dire si alla vita.

Buona giornata!!!

sabato 17 dicembre 2016

Sabato 17 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 1,1-17.

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli,
Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram,
Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn,
Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse,
Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa,
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf,
Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia,
Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia,
Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia,
Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle,
Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor,
Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd,
Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe,
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici. 

 


Questo è il brano di Vangelo che sembra il più lontano possibile da noi, che forse ci dice poco, ed ammettiamolo, forse anche un po' noioso e ripetitivo con tutti quei nomi!
Io invece penso sia uno dei miei preferiti, perchè mi mostra uno degli aspetti per cui amo da impazzire questo Dio!
Si, sembrani solo nomi, ma soffermandoci sulle loro storie troviamo qualcosa di significativo ed a volte, picevolmente scandaloso.
Calcolando il contesto storico ed il periodo in cui è stato scritto, ci sono delle sorprese. Ci si aspetterebbe una genealogia "perfetta", fatta di puri e grandi santi, ed in effetti parte così: I primi 3 sono dei "pezzi da 90" Abramo, Isacco, Giacobbe.
Ma poi stupisce la presenza di alcune donne (il contesto storico era diverso) in una genealogia principalmente maschile; alcune di esse poi hanno storie significative.
C'è anche la presenza di "stranieri" provenienti da nazioni pagane, altra cosa sconvolgente e ritenute indecorosa per l'epoca.
C'è anche il peccato (Davide e Betsabea) all'interno di questa storia.
Credo che voglia dirci che Cristo è venuto per tutto e per tutti, senza esclusioni, prende su di se la storia della umanità e la accoglie, la guarisce anche in tutte le sue possibili ferite.
Ci sono anche io in quella storia!
Ed allora il "Dio con noi" si fa "Dio per noi".
Qual'è il mio posto nella genealogia di Gesù? Sono consapevole che Lui è felice io ne faccia parte nonostante le mie pochezze?

Buona giornata e buon fine settimana!

venerdì 16 dicembre 2016

Venerdì 16 Dicembre

Dal Vangelo secondo Giovanni 5,33-36.  

Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità.

Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi.

Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 

 

 

Una lampada che arde e risplende!
Così Gesù definisce Giovanni Battista. Che bel titolo!
Il problema però è un altro:
voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
E' un po' la difficoltà di oggi, ci piacciono le cose "flash", quelle immediate e che durano poco, per poi passare subito a qualcos'altro.
Anche allora gli uomini sono stati attratti dal Battista, come poi da Gesù, ma sono rimasti solo per poco, il tempo di soddisfare la loro curiosità.
Riconosco anche in me questa fatica, non riesco a restare o comunque faccio fatica, ho bisogno di emozioni forti e sempre differenti.
Gesù invece mi mette in guardia da questo, mi dice che se trovo qualcosa, qualcuno, che arde e risplende devo fermarmi e godere di quel dono il più a lungo possibile!
Gesù è la luce per eccellenza, se ci fossero dubbi le sue stesse opere lo testimoniano.
Ed anche io dopo essere rimasto nella Sua luce, sono chiamato ad essere luce nel mondo, come testimonianza per i miei fratelli.
Come sarebbe bello se qualcuno dicesse di me: "E' una lampada che arde e risplende!"

Buona giornata!

giovedì 15 dicembre 2016

Giovedì 15 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 7,24-30.

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù cominciò a dire alla folla riguardo a Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?
E allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano vesti sontuose e vivono nella lussuria stanno nei palazzi dei re.
Allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te.
Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
Ma i farisei e i dottori della legge non facendosi battezzare da lui hanno reso vano per loro il disegno di Dio. 


Io vi dico, tra i nati di donna non c'è nessuno più grande di Giovanni
 Ieri citavo proprio questo passaggio di Gesù, questo sua definizione del Battista.
Ma la cosa interessante è che la frase non si conclude cosi:
e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.
Sembra un gioco di parole, il più grande che è allo stesso tempo il più piccolo. Ma è molto di più, un segno forte!
Mi da  molta speranza vedere, come nelle letture di ieri, che anche un "grande" come Giovanni dubitava; ed anche il comprendere che nel Regno dei Cieli saremo tutti piccoli, con le nostre debolezze, ma anche le nostre bellezze.
In fondo il vero "grande" è uno solo!
Ancor più magnifico nella liturgia del giorno un passaggio della prima lettura tratta dal profeta Isaia:
Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti riprenderò con immenso amore.
In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te.

Si vede tutta la tenerezza, l'amore del nostro Dio che nonostante tutto ci riprenderà sempre con immenso amore!
Ma allora possiamo continuare ad andare in giro con delle facce da funerale, come se essere cristiani fosse un triste sacrificio???
Ora è tempo di gioia!!!

Buona giornata!

mercoledì 14 dicembre 2016

Mercoledì 14 Dicembre

Dal Vangelo secondo Luca 7,19-23.

E li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che viene, o dobbiamo aspettare un altro?».
Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare un altro?».
In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi.
Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella.
E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me!». 

 

 

 

Anche Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna (definizione data da Gesù stesso), colui che aveva indicato ai suoi discepoli Gesù come l'agnello di Dio; anche lui non ha compreso chi sia Gesù.
E' qualcosa che accomuna tutte le persone a Lui più vicine: il Battista, i discepoli, gli apostoli, alcuni familiari....
Per me oggi è un dono, perchè mi permette di non scoraggiarmi quando anche io fatico a comprendere, quando a fianco della fede sorge il dubbio.
Nel Vangelo di oggi è il Battista in persona ad avere qualche dubbio, ma li supera affidandosi, domandando direttamente a Gesù.
E' un indicazione importante: non devo credere di possedere io tutte le risposte, ma sapermi affidare chiedendo a Lui.
E la risposta di Gesù è concretissima!
Non si limita alle parole, anzi, prima compie dei gesti significativi, e poi li nomina. Questi gesti sono quelli preannunziati da Isaia e poi annunciati da Gesù nella sinagoga all'inizio del suo ministero pubblico, sono un segno chiaro della  natura di Gesù.
Io lo so riconoscere? Perchè quei gesti, Lui è venuto a compierli anche per me! 
Sono io il primo ad aver bisogno di riacquistare la vista, di camminare, di essere sanato. Di Risorgere!

Buona giornata!

martedì 13 dicembre 2016

Martedì 13 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32.

In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.
Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli». 

 

 

Trovo due indicazioni forti in questa Parola.
La prima è un richiamo all'onesta! 
Quante volte mi capita di "giocare", di fare i miei interessi,  un pò come il primo figlio che dice "Si,Signore" ma poi fa come vuole.
Pensiamo di essere furbi e con gli altri uomini può anche funzionare, ma con Dio no di certo ed il rischio di prendere in giro Dio è davvero dietro l'angolo.
Ma altrettanto importante trovo l'infinita pazienza di Dio, la sua Misericordia. 
Posso sbagliare mille volte, ma se ho la capacità di ravvedermi, nessuna porta mi viene mai chiusa in faccia da Lui.
 I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E' un affermazione davvero forte! Anzi agli orecchi dei suoi contemporanei era una vera e propria bestemmia!
Eppure Gesù mi dice che è cosi, posso avergli risposto " Non ne ho voglia" mille volte, ma quando capirò il mio errore ed andrò nella vigna sarò accolto con gioia.

Buona giornata!

sabato 10 dicembre 2016

Sabato 10 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13. 

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è gia venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista. 

 

 

A volte si crede di sapere già tutto, di conoscere bene le cose, una persona, un sistema...
Era quello che vivevano gli scribi 2000 anni fa, ed allo stesso modo facciamo noi oggi. Crediamo di sapere.
Questo è un limite grande perchè crea dei muri, non permette ad una realtà diversa da quella che credo io, di entrare in contatto con me.
Così puoi aspettare Elia per tutta la vita, per secoli senza accorgerti che è già arrivato. O puoi vivere fianco a fianco di Gesù ma non accorgerti che è il Figlio di Dio.
Spesso e volentieri mi rinchiudo nelle mie certezze, in tante teorie o situazioni che penso di conoscere al 100%, e cosi resto limitato, mancante di una parte.
Mi manca l'arte, l'umiltà, del saper fare un passo indietro. Il non credermi già completo, ma restare aperto all'incontro con gli altri, con l'Altro.
Eh già perchè il danno più grande che questo muro (come tutti i muri)  provoca, è il lasciar dall'altra parte pure Dio, per poi piangere la Sua lontananza.
Devo fare allora un passo indetro per vedere bene questo muro e comprendere che è ora di abbatterlo!

Buona giornata e buon fine settimana

venerdì 9 dicembre 2016

Venerdì 9 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 11,16-19. 

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
E' venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio.
E' venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere». 

 

 

La generazione della critica e della lamentela, a cui non va mai bene nulla.
Sembra quasi che Gesù parli della mia generazione!
Ormai è diventato lo sport nazionale: contestiamo tutto, spesso senza nemmeno conoscere; ragioniamo per slogan o frasi fatte, e con esse attacchiamo tutto e tutti, specialmente via web.
E' successo anche allora, 2000 anni fa.
La critica verso Giovanni troppo duro, e contro Gesù "amico dei pubblicani e dei peccatori".
La cosa che mi colpisce è che Lui non si offende, anzi sembra quasi felice di quel titolo. E perchè dovrebbe offendersi è venuto apposta per loro, in precedenza l'ha anche detto!
Io invece mi rendo conto che non so gioire con chi è nella gioia e nemmeno piangere con chi è nel pianto. Come tutta la mia generazione rischio un distacco dal mondo e dai fratelli che è un inutile, sterile, indifferenza. Rischio di sopravvivere invece di vivere.
Gesù oggi mi dice di distinguere i tempi, ora è il tempo della gioia perchè lui viene per far festa con me peccatore! 
Sta suonando il flauto della Sua Liberazione è tempo di danzare!

Buona giornata!

P.S. Al posto della solita immagine oggi ho preferito mettere un video di una "danza di gioia" che qualche tempo fa mi aveva proprio colpito!

mercoledì 7 dicembre 2016

Mercoledì 7 Dicembre S. Ambrogio

Dal vangelo secondo Giovanni 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

 

 

Oggi qua a Milano festeggiamo S. Ambrogio, patrono della diocesi, e la liturgia ci propone un Vangelo differente rispetto a quello della feria, che si celebra nelle altre diocesi.
Questo è però un brano molto bello, che mi aiuta a comprendere bene le figure dei santi.
Spesso rischio di proiettare i santi nel regno dell'astratto, qualcosa di lontano e inarrivabile, quindi in un certo senso estranei a me che mi scontro quotidianamente con i miei limiti e le mie debolezze.
L'immagine però del buon pastore mi indica che il punto fondamentale sta nella relazione: 
 "conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre"
La conoscenza, la relazione con il Padre per me può, e deve essere, misura di tutte le relazioni.
Solo incontrandomi con Lui, e riconoscendomi amato, posso offrire quest'amore ai fratelli che incontro. Un amore che proprio per l'esempio che mi viene dato, è chiamato all'atto estremo di "offrire la vita".
Sembra impossibile, ma invece non lo è, anche nelle situazioni più difficili l'amore "picchia forte" come è stato per Anas al-Basha giovane di 24 anni morto qualche giorno fa ad Aleppo dopo aver "offerto" la sua vita ai bimbi di quella terra martoriata,rallegrandoli facendo il clown.
No l'amore non lo si può fermare, nemmeno con le bombe.

Buona giornata!


 

martedì 6 dicembre 2016

Martedì 6 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 18,12-14. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?
Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli». 

 

 


il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo
Ecco il progetto, il desiderio, del Padre.
Nemmeno uno dei suoi figli si deve perdere. Questo non per volontà di dominio, o perfezionismo ma per amore! Un amore che è veramente spropositato, tanto da sovvertire il senso comune: lasciare novantanove pecore incustodite per cercarne una perduta.
Solo l'amore può spingermi a a compiere una pazzia di questo tipo.
Il calcolo e l'interesse personale farebbero l'opposto, si accontenterebbero del guadagno sicuro abbandonando la pecora perduta.
Un' altra cosa che contraddistingue quest'amore è la gioia, l'allegria per la pecora ritrovata. Una gioia che ridà vita al pastore e che porta le altre pecore (gli altri figli) a gioire e rallegrarsi con Lui.
 Solo riconoscendo la fedeltà di Dio che viene continuamente a cercarmi, nonostante le mie fughe, posso imparare a gioire per il fratello ritrovato e perdonato.
Altrimenti vivrei delle assurde invidie, e continuerei a giudicare.

Buona giornata!!!

sabato 3 dicembre 2016

Sabato 3 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 9,35-38.10,1.6-8.  

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi!
Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.
rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele.
E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 

 

 

 

"Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!"
E' la verità, ieri come oggi, c'è una grande carenza di "operai"!
Alcune riflessioni che questo brano ha suscita in me stamattina:
  • Bellissimo il termine operai perchè indica l'agire, il rimboccarsi le maniche, mentre oggi purtroppo siamo più portati a vivere passivamente, a sopravvivere più che a vivere.
  • Non devo confondere il termine "operai" con i consacrati. Perchè a volte si rischia di pensare che il Signore "chiami" solo preti, frati o suore. Invece gli operai della Sua messe sono tutti i cristiani, pur con ruoli differenti, ma tutti "operai".
  • Questi operai del Vangelo, i discepoli, portano liberazione negli uomini che incontrano. Li liberano dalle malattie, dai demoni, dalla lebbra .... Io sono liberatore? O a volte sono addirittura oppressore?
Forse oggi oltre che pregare il Signore perchè mandi nuovi operai, devo chiedergli anche che questi nuovi, e quelli vecchi, imparino la compassione, quella che Lui ha avuto per le folle.
Perchè altrimenti desidero nuovi operai per far proselitismo, o per creare un grande gruppo, ma penso che il Signore da me non voglia tanta quantità, enormi risultati, ma voglia compassione per i fratelli e per me stesso.
Quella compassione che libera gli uomini.

Buon fine settimana!

venerdì 2 dicembre 2016

Venerdì 2 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 9,27-31.

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi».
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede».
E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!».
Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione. 

 


Questi due ciechi lo seguono.
La loro fede in Gesù è cosi grande da seguirlo, nonostante le evidenti difficoltà di un non vedente.
E' talmente grande la loro fede che quel "si o Signore!" dev'essere stato un grido sconvolgente.
Sanno che Gesù li può salvare, non solo dalla cecità fisica e sono pronti ad investire la loro vita su di Lui.
E' un richiamo forte per me! Devo imparare ad orientarmi tutto al Signore certo che le mie cecità possono essere guarite.
Alcune di esse non le so nemmeno riconoscere, proprio perchè sono convinto di potermi guarire da solo.
Ma la domanda è:
Credi tu che io possa fare questo?
E' un cambio di prospettiva, che già guarisce un po' la mia vista e mi aiuta a vedere meglio.

Buona giornata!

giovedì 1 dicembre 2016

Giovedì 1 Dicembre

Dal Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». 

 

 

La parola d'ordine di oggi è: concretezza.
Mi viene spontaneo essere astratto, pensare ed agire nello straordinario. Gesù invece mi chiede l'opposto!
Sii concreto, sii quotidiano!
 "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli"
 "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia"
Serve a poco vivere nell'astrazione, aspettare il miracolo dall'alto, restare fermi nell'attesa del sensazionale. Ci vuole concretezza! Ci vogliono mani da stringere, cuori da consolare, lacrime d'asciugare....
Non è uno sbilanciamento del fare rispetto al contemplare anzi, i più grandi santi della carità pregavano per molte ore, vedi  Madre Teresa.
L'efficacia della preghiera si vede proprio nel servizio, nel "fare la volontà del Padre", cioè nel conformarsi a Cristo.
Ed io che faccio? Spreco tante parole o mi rimbocco le maniche? Ascolto distrattamente la Parola o cerco di metterla in pratica, di viverla?
Altrimenti tutto il mio castello (casa) di sabbia viene giù!

Buona giornata!