Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

lunedì 31 ottobre 2016

Lunedì 31 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 14,12-14. 

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». 

 



Non fare le cose per un guadagno, fai le cose "a perdere"!
Sembra volermi dire questo, oggi la Parola di Gesù. Fare le cose "a perdere"
Se invito alla mia mensa gli ultimi, i poveri, è ovvio che da loro potrei non ottenere mai nulla di materiale in contraccambio.
Gesù vuole proprio questo, vuole "eliminare" quel contraccambio, quella logica del "dare per ricevere" che purtroppo è radicata in me.
E' inevitabile invitarsi tra pari, tra persone dello stesso livello sociale, ma mettendo sempre in atto questo meccanismo, chi guarderà gli ultimi? Loro non hanno la possibilità di invitarsi tra loro!
Gesù mi porta fuori da me, dal mio interesse, dalla mia sete di guadagno e mi porta verso l'altro, verso l'Altro.
Signore insegnami ad alzare lo sguardo da terra e a vedere oltre il mio naso!

Buona giornata e buona settimana!
 

venerdì 28 ottobre 2016

Venerdì 28 Ottobre Santi Simone e Giuda

Dal Vangelo secondo Luca 6,12-16.

In quei giorni, Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione.
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli:
Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d'Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.

 

 

 

Questo è un brano che si incontra molte volte durante l'anno liturgico. Tutte le volte che si celebra la festa di un apostolo spesso capita.
E' però una Parola che mi dice molto, a partire dalla "metodologia" di Gesù. 
Io sono una persona impetuosa, a volte troppo istintiva, Gesù invece mi mostra che per compiere delle scelte importanti bisogna fermarsi, prendersi del tempo, ritirarsi e pregare.
E' molto significativo che prima di scegliere i dodici:
"Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione."
E poi tre verbi significativi: chiamò a sé, scelse, diede il nome.
Questi dodici erano già tra i discepoli prima di essere chiamati, ma ora Gesù li chiama ad una vita totalmente nuova, tanto da cambiargli il nome.
E' quello che vuole fare anche di me e di tutti i suoi figli. Vuole chiamarmi ad una vita nuova.
Ed il fatto che i dodici non erano uomini santi, o grandi studiosi, ma uomini semplici e normali, mi rincuora perchè vuol dire che Gesù può trarre qualcosa di buono da me, nonostante i miei limiti, le mie piccolezze, i miei sbagli.

Buona giornata!


giovedì 27 ottobre 2016

Giovedì 27 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 13,31-35.

In quel giorno si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose: «Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito.
Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!
Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». 

 

 

Gesù non è un politico, nemmeno un leader religioso carismatico, o un filosofo con una gran bella teoria.
Nulla di tutto ciò, Lui non porta un messaggio "suo" personale, ma annuncia il Regno di Dio, porta nel mondo la Parola del Padre.
Per questo, credo, non teme la minaccia  di Erode, non teme la persecuzione perchè sa di essere stato inviato, cosi come anche i profeti prima di Lui hanno annunciato la Parola senza timore.
Ancor più dei profeti, Gesù non vuole giocare al risparmio ed anche alla minaccia estrema, che lo porterà sulla croce, Lui risponde con l'amore.
Io mi soffermo sulla paura, ed alla minaccia rispondo difendendomi o contrattaccando, Lui offre l'amore disarmato come quello di una chioccia che vuole proteggere "la sua covata sotto le ali".
Mi insegna il giusto cammino, la giusta risposta: Lui all'odio, alla violenza, alla paura risponde sempre con l'amore.
Buona giornata!

mercoledì 26 ottobre 2016

Mercoledì 26 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 13,22-30.

In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:
«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.
Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze.
Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità!
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.
Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi». 

 


"Signore, sono pochi quelli che si salvano?"
 Questa domanda  riguarda più gli altri che se stessi, è un po' come chiedere chi si salva e chi no.
Gesù preferisce rispostare l'attenzione su di me, e mi dice come devo fare io per accogliere la Salvezza.
La domanda giusta sarebbe: "Signore come posso fare per essere salvato?"
E Lui risponde "Sforzatevi".
Bella questa risposta, mi scuote dal mio torpore, dal mio stare fermo in attesa di una pseudo-salvezza che piove dall'alto.
Mi invita a metterci la forza, a metterci me stesso, per allontanare da me il pericolo di essere un:"operatore d'iniquità". Cioè un operatore di male, colui che sfrutta o ferisce i fratelli.
Ed anche il pericolo di credere che si salvano poche persone e quelle che credo io, mentre invece:
"ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi".
 Credo che mi divertirò un domani, quando scoprirò di ritrovarmi con il Signore assieme a persone che mai avrei pensato di trovare là!

Buona giornata!

martedì 25 ottobre 2016

Martedì 25 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 13,18-21. 

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò?
E' simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell'orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami».
E ancora: «A che cosa rassomiglierò il regno di Dio?
E' simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata». 

 

 

La parola che mi viene in mente ascoltando Gesù stamattina è: Fiducia.
Credo che voglia invitarmi a questo.
Io spesso mi scoraggio, sono propenso a vedere quello che non va, i miei limiti, le mie debolezze....
Ma Lui mi dice "Spera, non temere!". Come quel granello di senapa, che è piccolo, davvero è poca cosa, eppure diventa un arbusto anche se sembra impossibile.
O come quel poco lievito, in tanta pasta, eppure la trasforma!
Io mi soffermo sui pochi passi stentati, fatti finora, Lui vede già la bellezza portata alla mia vita.
Un mio amico sacerdote che gestiva una comunità mi raccontò che una mattina si svegliò e su un muro c'era scritto "Il male grida forte!". La mattina dopo sotto quella scritta avevano aggiunto "Si, ma la speranza grida ancora più forte!".
Gesù mi chiede questo. Mi chiede di ascoltare il grido della speranza.
Ecco cos'è l'essere cristiani, non fermarsi perchè quello che facciamo sembra poco o nulla. 
Come diceva Madre Teresa:
"Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno."
Buona giornata!!!

lunedì 24 ottobre 2016

Lunedì 24 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 13,10-17. 

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato.
C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità»,
e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato».
Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?
E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute. 

 

 

Quella donna, quella figlia, andava liberata proprio di Sabato!
Il rischio che corro leggendo queste pagine di Vangelo è quello di credere che Gesù se la prende con una determinata categorie di persone: farisei, scribi, dottori della legge....
Non penso sia questa la sua intenzione, Lui contesta un atteggiamento, una modalità, che appartiene a tutti.
Qui mostra ai farisei che non hanno capito per nulla il precetto del Sabato?
Perchè è stato dato questo precetto?
Proprio perchè in giorno di Sabato, ci si possa fermare per rendere gloria a Dio. Ed il motivo per eccellenza del rendere gloria per il popolo Ebraico è la liberazione dall'Egitto.
Ora Gesù con la sua guarigione non fa proprio questo? Ricorda la liberazione liberando questa donna dalla sua schiavitù: 
Donna, sei libera dalla tua infermità
 Ed ora questa donna e tutti gli uomini non hanno un motivo in più per rendere gloria a Dio?
Quante volte, anche io, metto una regola, un modo di fare, un'idea, prima del fratello che ho di fronte.
Quante volte credo di essere giusto, e di rispettare tutte le norme, ed invece faccio l'opposto dando ad esse il significato più comodo per me!
 Solo dal volto di Cristo, che si rispecchi nel volto del fratello di fronte a me, posso ripartire per imparare a comprendere cosa il Padre chiede alla mia vita.

Buona giornata e buona settimana!! 

sabato 22 ottobre 2016

Sabato 22 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 13,1-9.

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici.
Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?
Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai». 

 


L'infinita pazienza di Dio.
Ecco cosa sento per me, leggendo questo brano.
Mi riconosco spesso in quel fico sterile, che non sa portare frutti, ed un fico che non fa frutti a che serve?
Ma qui entra in gioco l'infinita pazienza di Dio. E la sua cura.
Perchè non è una pazienza inattiva, sterile anch'essa, ma sa aspettare venendomi incontro.
"finché io gli zappi attorno e vi metta il concime"
Si prende cura di me, fa di tutto per rendermi vivo, fecondo, portatore di frutto di vita.
Non è il Dio del castigo, come credevano quelle persone venute per interrogarlo. Loro credevano in un dio che ti dice "se sbagli, paghi". 
Gesù oggi invece mi dice: " Non mi stancherò mai di te, anche se sbagli, anche se non porti frutto verrò ancora più vicino e mi prenderò ancora più cura".
Oggi più che mai sento che mi sussurra queste parole di una bellissima preghiera di Rumi:
Vieni, vieni, chiunque tu sia,
sognatore, devoto, vagabondo, poco importa.
Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.

Buona giornata e buon fine settimana!

venerdì 21 ottobre 2016

Venerdì 21 Ottobre Commemorazione di tutti i defunti dell'Ordine Serafico

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,37-40


37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. 40Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

 

 

 

Oggi la liturgia offre a noi francescani la commemorazione di tutti i defunti dell'ordine serafico, per questo il brano di  Vangelo non è di Luca, come nella liturgia del giorno ma questo di Giovanni.
Però la Parola non capita mai a caso. Sono davvero convinto che attraverso la Liturgia il Signore vuole parlarci personalmente ogni giorno.
Questo brano di Vangelo è uno di quelli che mi riempie il cuore, mi dona un respiro profondo, ampio, forte.
"colui che viene a me, io non lo caccerò fuori".
Che bella questa affermazione senza "se" e senza "ma". Senza condizioni, l'esatto opposto di quello che credo io quando penso o cerco di fare qualcosa di particolare per "guadagnarmi" l'affetto del Padre.
Gesù non pone condizioni e lo fa perchè questa è la volonta del Padre: "che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato".
Bastano queste parole non ne servono di altre. 
Questo è il desiderio di Dio per me che non mi perda e che abbia la vita eterna, nonostante tutti i miei fallimenti, i miei errori, le mie offese. Il Padre è sempre li alla porta che mi attende, con impazienza, per accogliermi con il Suo abbraccio.
Ma io so faro lo stesso con gli altri? Chi viene a me a volte si sente "cacciato fuori"?
Se mi riconosco accolto da Gesù senza "se" e senza "ma", e mi sciolgo nel suo abbraccio, non posso far altro che comportarmi allo stesso modo con i fratelli.

Buona giornata!


giovedì 20 ottobre 2016

Giovedì 20 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 12,49-53. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse gia acceso!
C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione.
D'ora innanzi in una casa di cinque persone
si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera». 

 

 

 

Questo è uno di quei brani che faccio fatica ad "incastrare".
Già perchè è come se mi fossero dati i pezzi un puzzle, del  quale io ho una mia immagine, ma a volte mi ritrovo tra le mani un tassello che non so dove mettere, che non capisco, e questo mi mostra che la mia idea non è per forza la stessa di chi ha "creato" l'ha creata.
Eppure queste parole oggi mi dicono qualcosa di più. Quel fuoco che forse mi spaventava, oggi lo invoco perchè capisco che è il fuoco dello Spirito,  della fede, che mi viene donata da Gesù proprio in quel "battesimo" sulla croce.
Ma la divisone?
Vorrei non ci fosse, vorrei la pace, ma purtroppo è vero a volte delle scelte di fede possono portare a divisioni, anzi proprio quando si vuole fare una scelta di fede vera, forte, concreta.
Penso a S. Francesco che scegliendo la povertà si scontra col padre, si crea una divisione, non perchè voleva essere un religioso ma per come voleva esserlo.
E non lo nego si vede anche oggi, purtroppo, nella Chiesa con Francesco che fa scelte concrete, reali, forti, ma molti non lo capiscono anzi lo contestano e voglio creare divisione.
Questo mi interroga, ma io faccio scelte vere di fede, forti, o preferisco una "finta pace" che poi è uno sterile quieto vivere.
Perchè la pace di Cristo non è quello, non è "starsene in ciabatte seduto in poltrona" come diceva Tonino Bello. No è qualcosa di diverso, è molto di più!

Buona giornata! 

mercoledì 19 ottobre 2016

Mercoledì 19 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 12,39-48.

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Qual è dunque l'amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?
Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.
In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l'aspetta e in un'ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». 

 

 

Più che mettermi paura, come a volte rischio di credere, queste parole mi spingono verso un impegno concreto.
Credo che uno dei beni, del quale il Signore "mi mette a capo", sono le relazioni.
L'esempio dei servi e delle serve è concreto, il padrone li affida ma il servo malvagio ne abusa.
Lo stesso vale per me, i fratelli mi sono affidati ed io sono chiamato a non "spadroneggiare" su queste relazioni, ma anzi devo accoglierle e custodirle.
Proprio qua trovo l'impegno concreto di cui parlavo: quello di vivere davvero il mio essere cristiano.
Erroneamente vivo la Speranza come una semplice attesa, aspettando qualcosa che cade dall'alto, ma  il Signore mi invita a metterci le mani, a costruirla insieme agli altri questa Speranza.
Non vuole un attesa passiva, ma un coinvolgimento fecondo.
"Prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te" diceva Sant'Ignazio di Loyola.
Mi è dato molto, molto mi sarà chiesto, adesso è ora di impegnarmi!

Buona giornata!
 

martedì 18 ottobre 2016

Martedì 18 Ottobre S. Luca evangelista

Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9.

In quel tempo,  il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi,
curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio». 

 

 

Vieni da me Signore! 
Vuoi venire a portare la tua "pace nella mia casa", dentro di me.
Vuoi venire a "mangiare e bere" di quello che ho, spezzi il pane della mia quotidianità, dei miei doni, dei miei pregi; ma anche dei miei limiti, delle mie fatiche, delle mie sofferenze...
Ed anche quando sono nel dolore mi mostri che "è vicino a me il regno di Dio".
E lo è davvero, solo che io troppo spesso non me ne accorgo perchè sono troppo indaffarato ad appesantirmi di cose: borsa, bisaccia,sandali....
Tu invece mi chiedi, e mi doni la leggerezza. Vuoi che venga da te senza nulla "di pesante"
E sarà allora, quando sarò veramente libero, che saprò riconoscere la tua pace, che saprò vedere quel pane spezzato anche per me, che saprò gioire perchè il regno di Dio è già qui, al mio fianco, tra i miei fratelli.
Vieni da me Signore!

Buona giornata!

lunedì 17 ottobre 2016

Lunedì 17 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 12,13-21.  

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».
Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto.
Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?
E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia.
Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio». 

 

 

"Anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni".
Oggi più che mai quest'affermazione è un grido fortissimo!
L'avere è diventato il concetto dominante, sopratutto tra noi giovani, io "sono" in base a ciò che possiedo.
Gesù oggi vuole mostrarmi che è proprio il contrario: non importa ciò che possiedo ma ciò che sono, non è tanto "l'avere" ma "l'essere" che mi  rende libero.
Esiste una sola ricchezza:Dio. E quella appartiene a tutti.
Mi viene in mente un ammonizione di S. Francesco "Tanto vale l'uomo agli occhi di Dio, e nulla di più".
Non devo fare però l'errore di credere che si parli solo di una ricchezza economica, di "avere dei beni".
Cado nella "trappola" dell'avere anche quando voglio possedere una relazione, un ruolo, un incarico....
Questo avere, mi allontana dagli altri perchè non me li mostra più come fratelli, ma come "cose", qualcosa che voglio possedere per arricchirmi.
Devo imparare da Gesù che non ha mai voluto possedere. Nel Vangelo quasi mai si dice che Gesù prese qualcosa per se, quando capita è per ridonare, come nell'ultima cena: "Prese il pane, Prese il vino" e "lo diede ai suoi discepoli".
Gesù prende per ridonare ed io?

Buona giornata e buona settimana!

 

sabato 15 ottobre 2016

Sabato 15 Ottobre S. Teresa d'Avila

Dal Vangelo secondo Luca 12,8-12.  

In quel tempo, Gesu disse ai suoi discepoli: "Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio;

ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

Chiunque parlerà contro il Figlio dell'uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato.

Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire;

perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire". 

 

 

 

 

"chi mi riconoscerà davanti agli uomini"
Mi capita spesso di fermarmi a riflettere sul mio "essere testimone" di Cristo.
Non è facile, a volte si rischia persino di diventare "contro-testimonianza", ma nel Vangelo di oggi il Signore è chiaro, lo dobbiamo riconoscere e non rinnegare.
Solo lo Spirito può darmi la forza di essere testimone anche in situazioni difficili, ed è l'attestato più bello per dimostrare che non porto me stesso, ma un Altro.
E ripensandoci rivedo le volte in cui mi sono accorto che lo Spirito ha agito in me, mi ha insegnato cosa dire, con i giovani, con dei poveri, con dei fratelli in difficoltà, con delle sorelle nel dolore....
Solo l'amore sconvolgente che viene dallo Spirito riesce a trasformare le mie durezze in qualcosa di bello, di dolce, di avvolgente anche per gli altri.
"Solo l'amore può trasformare/ ogni ferita in un raggio di sole/ togli la forza al tuo dolore/ spremi al tuo fiore una goccia di miele."
Sono parole di un canone di Romena che amo particolarmente.
Credo proprio che quell'amore che trasforma è lo Spirito Santo per questo bestemmiarlo è una cosa assurda e grave.
Non si può odiare l'amore!

Buona giornata e buon fine settimana!!!

venerdì 14 ottobre 2016

Venerdì 14 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 12,1-7.

In quel tempo, radunatesi migliaia di persone a tal punto che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: «Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia.
Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.
Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.
A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla.
Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.
Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri». 

 

 

"Vi mostrerò chi dovete temere"
Una delle affermazioni più presenti nella Bibbia è "non temere". Viene ripetuta spesso, soprattutto quando il Signore o gli angeli si manifestano a qualcuno.
Ma oggi Gesù mi dice che c'è qualcuno di cui aver timore. Chi non uccide solo il corpo ma anche l'anima.
Spesso siamo presi dalla paura, dal timore, in questo contesto in cui abbiamo bisogno del "nemico quotidiano".
Ed allora chi la pensa diversamente da me fa paura, chi viene da un altro paese fa paura, chi professa un altro credo mi fa paura.....
Gesù è chiaro, non è di questo che dobbiamo aver paura ma di chi uccide l'anima: il maligno.
E come fa? 
Si insinua come lievito, come l'ipocrisia dei farisei. Di lievito ne basta poco ma appena fermenta trasforma tutta la pasta.
Ed è proprio questa ipocrisia che mi fa vedere come pericolo ciò che non lo è, e non mi fa riconoscere la minaccia reale.
Papa Francesco ieri ha detto: " E' ipocrita chi difende Cristo e caccia i rifugiati".
Forse questo è il segno più evidente per riconoscere che non abbiamo ancora capito chi dobbiamo realmente temere.

Buona giornata!!!

giovedì 13 ottobre 2016

Giovedì 13 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 11,47-54.

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi.
Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri.
Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno;
perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo,
dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario". Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della conoscenza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito».
Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti,
tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. 

 

 

 

Parola difficile quella di oggi, sembra che dica qualcosa di lontano da me, che non mi parli molto.
Mi colpisce però una frase:
"Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della conoscenza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito"
E' una critica rivolta achi doveva trasmettere la fede, la conoscenza di Dio ed invece ha portato altro: paure, timori, precetti....
Penso a me stesso. Anche io, come tutti i cristiani sono chiamato a "diffondere" la fede, ad aiutare i fratelli a conoscere il volto di Dio.
Eppure a volte mi accorgo che porto altro, porto teorie, idee, tante cose ma non Lui.
Papa Francesco tempo fa ci ha ammonito dicendo che la fede si trasmette non per proselitismo, ma per attrazione!
La mia vita attrae gli altri verso il Padre? O sono un impedimento per giungere verso di Lui?
Per poter aprire quella porta, devo prima lasciare che il Signore apra quella del mio cuore!

Buona giornata!
 

mercoledì 12 ottobre 2016

Mercoledì 12 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 11,42-46

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l'amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo». Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».




Questa settimana Gesù continua a mostrarci il pericolo di una falsa esteriorità.
Non lo fa solo per critica ma perchè ha a cuore la nostra fede, non vuole che ci ritroviamo a camminare sulla strada sbagliata.
E' quello che provoca la falsa rigidità dei farisei, attenti ad ogni minima regola, ma che si ritrovano ad essere come dei sepolcri.
Anche la mia interiorità corre questo rischio, può diventare un sepolcro, cioè luogo di morte se mi dimentico della vera giustizia e dell'amore di Dio.
Se agisco così faccio diventare la mia fede un pesante fardello che non riesco e non voglio portare, ed allora con la mia falsa esteriorità lo carico sulle spalle altrui.
Ma è possibile che sia questa la fede che Gesù ci ha donato?
No di certo. Lui è venuto per liberarmi, non per caricarmi di pesi, anzi,"il mio peso è leggero" ci ha detto qualche tempo fa.
Ed allora devo imparare a godere di questa leggerezza, frutto del suo vero amore, ed anche se ora con la mia rigidità sono diventato un sepolcro, posso essere quello che ha accolto la sua risurrezione ed ora è luogo di gioia e non più di morte!

Buona giornata!!!

martedì 11 ottobre 2016

Martedì 11 Ottobre S. Giovanni XXIII

Dal Vangelo secondo Luca 11,37-41.

In quel tempo, dopo che Gesù ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola.
Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei purificate l'esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità.
Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno?
Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà mondo». 




Interiorità ed esteriorità.
Spesso la mia fede si gioca su questi due aspetti, e Gesù vuole mettermi in guardia dal pericolo di essere più "uomo immaginetta" che "uomo innamorato".
Gesù vuole che la mia relazione con Lui sia vera, reale, non un opera teatrale che serva a mostrare all'esterno, agli altri , quanto io sono bravo.
Gesù non è contro le regole e le norme dell'alleanza, ma vuole che vengano rispettate proprio per crescere nell'amore verso Dio e non con un'osservanza sterile che serve solo a creare credenti "d'elite", e credenti "all'acqua di rose".
Nella prima lettura di oggi San Paolo ci dice: 
"in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità."
Non è l'atto esteriore che mi rende più o meno credente, ma la fede quella vera, quella che non mi fa stare fermo a dirmi quanto sono bravo, ma mi porta verso i fratelli con carità!
Quante volte anche io sono fariseo, fermandomi ad osservare se ho fatto tutto bene, se sono stato bravo, e poi da questo giudicare gli altri.
Me lo sento già nell'orecchio questo suo rimprovero:
"Stolto! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno?".
 Come scriveva il giudice Rosario Livatino nei suoi appunti:
"Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili"

Buona giornata!!!!

sabato 8 ottobre 2016

Sabato 8 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 11,27-28.

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». 

 


Pochissime parole, ma chiare ed incisive!
E' anche bello notare come questo Vangelo si colleghi profondamente a quello di ieri, è una chiave di lettura per comprendere la grandezza di Maria.
La sua beatitudine non sta solo nell'aver portato dentro di sè (fisicamente) Gesù, ma parte dal suo "ascoltare" e "osservare". Il suo dire si al Signore e mettersi in azione per rendere viva questa chiamata (il suo "agire" che ieri mi aveva tanto colpito).
Questo è lo schema fondamentale anche per me. Devo imparare ad "ascoltare" e poi "osservare".
A volte mi accorgo di eliminarne una delle due: un ascolto sterile che non diventa osservanza, azione; o un agire che parte da me stesso e non dall'ascolto della Parola.
E' chiaramente la strada sbagliata, il Signore oggi me lo mostra chiaramente, ogni azione è sostenuta dall'ascolto, ed un ascolto vero porta all'azione.
E' anche il senso del mio meditare ogni giorno la Parola, non per diventare un esperto ma per capire cosa il Signore mi chiede e provare a compierlo.
A forza di provarci forse un giorno riuscirò a farlo!

Buona giornata e buon fine settimana!
Vi chiedo una preghiera per la pace in comunione ai fratelli (tra cui io) che parteciperanno alla marci della pace Perugia-Assisi domani

venerdì 7 ottobre 2016

Venerdì 7 Ottobre Beata Vergine Maria del Rosario

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,  a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.  Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».  A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.  L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.  Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.  Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre  e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

  Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».  Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.  Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:  nulla è impossibile a Dio».  Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

 

 


«Come è possibile? Non conosco uomo»
Spesso e volentieri mi sono soffermato su questa risposta di Maria all'angelo, interrogandomi sul senso, e sul perchè di queste parole.
A volte le ho interpretate come una titubanza di Maria, non proprio un dubbio, ma il suo essere spaventata di fronte a qualcosa di così grande.
Invece oggi, pregando questo brano, ho avuto la sensazione opposta. Ho visto in queste parole di Maria la sua impazienza, il suo desiderio di "mettersi subito in gioco" per questo grande progetto di Dio!
Mi risuonano nelle orecchie le parole di don Ciotti ascoltate, in un incontro, un paio di sere fa: "Non basta commuoversi, bisogna muoversi".
Ecco penso Maria abbia fatto proprio così, non si è fermata alla commozione, allo stupore, alla gioia, di questo grande annuncio ma subito chiede come fare per collaborare al progetto di Dio. Non vuole "subirlo" ma vuole viverlo.
Come fare? Cosa posso fare? Eccola la sua domanda all'angelo.
E subito si mette in moto, parte per raggiungere Elisabetta ed aiutarla, incomincia subito a dar vita a quel circolo d'amore che poi suo Figlio sprigionerà con tutta la sua forza.
Come fare? Cosa posso fare? Io lo domando a Dio? Io sono un suo collaboratore o spero tanto di essere un "burattino" nelle sue mani perchè almeno non faccio troppa fatica?
Forse mi aiuta a capirlo questa preghiera  di R. Follerau
"Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi.
 Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
  Noi siamo l'unica Bibbia che i popoli leggono ancora.
 Siamo l'ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole" 

Buona giornata!

giovedì 6 ottobre 2016

Giovedì 6 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 11,5-13.  

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani,
perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti;
e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è gia chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli;
vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?
O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?
Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!». 

 


"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto."
In questa affermazione di Gesù non ci sono ne "se", ne "ma".
Non dice: "vi sarà dato se...", o "vi sarà aperto ma....".Gesù non mette vincoli, restrizioni, condizioni particolari di ammissione. Lui quella porta vuole aprirla per tutti!
Semmai sono io che faccio l'opposto!
So dare a chi mi chiede? Mi faccio trovare da chi mi cerca? So aprire a chi bussa alla mia porta?
Purtroppo molte volte quella porta è murata o chiusa a chiave con 4 o 5 mandate.
Aprire a chi bussa alla mia porta è pericoloso, perchè mi chiama in gioco, mi chiede di espormi, di dare tutto me stesso.
Non parla solo della porta di casa, ma anche di quella più profonda la porta del cuore.
Certo non posso fare questo da solo, prima devo essere io a chiedere, a cercare, a bussare.
Ma per ottenere cosa? Lo Spirito Santo. Solo con il Suo aiuto poi anche io sapro fare lo stesso con i fratelli.
Se non voglio aprire quella porta, se non do a chi mi chiede, se non mi faccio trovare da chi mi cerca, un giorno il Signore mi dirà: "Che peccato, io ero proprio dietro quella porta e aspettavo che tu aprissi!"

Buona giornata!

mercoledì 5 ottobre 2016

Mercoledì 5 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 11,1-4. 

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;

dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,

e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». 

 

 

"Insegnaci a pregare".
Credo non ci sia una richiesta importante come questa. Eppure i discepoli era da un po' che stavano con Gesù, ed inoltre anche prima di incontrarlo pregavano già come ogni buon Giudeo.
Pensandoci, anche io vivo un tempo considerevole della mia giornata in preghiera, tra quella comunitaria e la mia preghiera personale, ed ogni volta mi sorprendo a fare questa richiesta: "Signore insegnami a pregare".
Perchè non è una cosa banale, semplice, scontata. Non è qualcosa che si può imparare una volta per tutte e poi sei "apposto" per tutta la vita.
Pregare è molto di più che recitare parole, come a volte corriamo il rischio di far diventare la nostra preghiera.
La risposta di Gesù è disarmante. Consegna ai discepoli poche semplici richieste da fare a Dio.
Ma la cosa folle è l'inizio di questa preghiera. Gesù non dice chiedete questo ad un dio lontano, un dio padrone, ma chiedetele a vostro Padre.
Oggi mi dice poco questa affermazione, visto che sono abituato a ripeterla, ma allora era una bestemmia bella e buona, chiamare Dio in quel modo.
Questo credo voglia dirmi il Signore oggi: "Chiedimi pure, relazionati pure con me, ma fallo da figlio verso un Padre, perchè io sono questo per te!"
Si dice che San Francesco a volte quando inziava questa preghiera si bloccava alla parola Padre, e restava in contemplazione per ore ripetendola, colmo d'amore.
Che bello sarebbe se riuscissi a rimanere sconvolto ogni volta che Ti chiamo "Abbà, Padre".

Buona giornata!



martedì 4 ottobre 2016

Martedì 4 Ottobre San Francesco d'Assisi

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». 

 

 

 

Corro un grande rischio, quello di diventare un esperto di Dio, una specie di professore del Sacro.
Pensandoci bene, 2000 anni fa quelli che erano considerati gli esperti di Dio,(scribi, farisei, dottori della legge) sono proprio quelli che lo hanno rifiutato e condannato a morte.
San Francesco forse era l'antitesi a tutto questo.
Non è vero che Francesco non avesse studiato, ma certamente non aveva particolari studi "religiosi" eppure aveva una conoscenza della Parola estremamente profonda. Tra l'altro 800 anni fa, non era accessibile facilmente la Bibbia.
Troviamo scritti di Francesco, come la Regola non Bollata, che sono ricolmi di Parole bibliche.
Ma no, non era un esperto di Dio, un professore, ma un innamorato per questo conosceva cosi bene la Parola, perchè da innamorato voleva gustarsela fino in fondo.
In una biografia si dice che quando Francesco pronunciava il nome di Gesù, si leccava le labbra per gustarsi fino in fondo quella dolcezza.
Ed allora che m serve essere un professorone, un grande studioso se prima non sono un innamorato di Dio?
E per innamorarsi di Lui bisogna prima scoprirsi da Lui amati.
Lasciamoci amare da Dio!

Buona giornata!

lunedì 3 ottobre 2016

Lunedì 3 Ottobre

Dal Vangelo secondo Luca 10,25-37.

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per metter alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».
E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' lo stesso».

 

 

Questa parabola è conosciutissima, una delle più note del Vangelo, eppure ogni volta dice cose sempre nuove e sconvolgenti.
Non ci vuole molto ad essere come quel dottore della legge: promosso nella teoria, totalmente rimandato nella pratica.
Quante volte lo sono anche io! Quante volte anche io mi domando: "E chi è il mio prossimo?".
Nel Vangelo di oggi Gesù ci consegna un prontuario per riconoscerlo e passare dalla teoria alla pratica. Lo fa con i verbi utilizzati, basta leggerli tutti in fila.
"Lo vide", "ne ebbe compassione", "si fece vicino", "fasciò", "portò", "si prese cura".
Cosa altro mi serve? Più chiaro di così!
Io utilizzo questo atteggiamento nei confronti di ogni mio fratello? 
Spesso come il sacerdote ed il levita mi blocco già al primo step, lo vedo ma non mi lascio coinvolgere dalla compassione e passo oltre.
Questo brano cade giusto nel giorno per eccellenza che segna il nostro non vedere e non avere compassione.
Tre anni fa, un barcone affondò e morirono più di 300 persone.
Ecco loro erano il mio prossimo.

Buona giornata e buona settimana!

sabato 1 ottobre 2016

Sabato 1 Ottobre S. Teresa di Gesù Bambino

Dal Vangelo secondo Luca 10,17-24.

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore.
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare.
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto.
Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.
Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono». 

 

 

Che bello vedere, sentire, questo traboccare di gioia!
Questa parola ritorna due volte nel Vangelo di oggi, ma sono due tipi di gioie differenti.
I discepoli sono gioiosi perchè vedono compiersi grandi cose ad opera loro, ma a nome di Gesù. Ma Lui subito ridà il giusto indirizzo alla loro gioia:
"rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cielo".
Ma il Vangelo ci mostra che anche Gesù è gioioso, perchè il Padre ha RIVELATO tutto questo ai piccoli e non ai sapienti.
Mi colpisce questa cosa, perchè sarebbe più logico che la rivelazione fosse compresa da chi ha studiato: dottori della legge, scribi, re. Ed invece questi la rifiutano mentre i piccoli la accolgono.
C'è una grande differenza, il nostro Dio è un Dio che si dona non un Dio che si raggiunge con uno sforzo personale.
I discepoli erano felici per i loro risultati per quello che facevano, Gesù gli dice che devono essere felici per questo Dio che vuole venire in mezzo a loro.
Mi accorgo di questo? 
Io sono sempre concentrato sul mio fare, sull'ottenere buoni risultati, ma lo vedo questo Dio che vene per me, nella mia vita? So gioire per questo?

Buona giornata e buon fine settimana!!!!