Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

sabato 30 luglio 2016

Sabato 30 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 14,1-12. 

In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.
Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».
Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.
Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!».
Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.
Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode
che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato.
Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data
e mandò a decapitare Giovanni nel carcere.
La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.
I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù. 

 

Testimoniare la verità, a qualunque costo!
Giovanni Battista arriva a donare la vita per questa verità. Anche Gesù subirà la stessa sorte, visto che il motivo di condanna sarà il suo dirsi Figlio di Dio.
Ed io che testimone di verità sono? Quale verità testimonio?
Forse la verità di Erode ed Erodiade, quella dell'interesse personale, quella del "fine che giustifica i mezzi".
Infatti mi accorgo che a volte, sono in bilico tra il testimoniare me stesso, le mie idee, piuttosto che la Verità.
Ma qual'è questa Verità?
Per me è Gesù. Lui che dice "sono via vertià e vita".
A volte però testimoniare questa verità mi costa molto, perchè si scontra con quello che penso io, con i miei interessi personali, a volte mi mette in difficoltà perchè mi chiede cose che forse non vorrei fare!
E non è nulla, io sono ancora fortunato, a dei fratelli in parti più difficili del mondo chiede di testimoniare la Verità nella paura, nel pericolo, nella prigione, a volte anche nella morte.
Non è facile testimoniare la Verità, ma se Lui è diventato il centro della nostra vita, come vedevamo ieri, allora cambia tutto, allora cambio io!

Buona giornata e buon fine settimana!!!

venerdì 29 luglio 2016

Venerdì 29 Luglio S. Marta

Dal Vangelo secondo Giovanni 11,19-27. 

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
Marta, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».
Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».



Marta l'abbiamo incontrata poco tempo fa nel famoso brano in cui chiede a Gesù di richiama re la sorella ed invece Lui le indica cosa è veramente importante.
Oggi ci sono delle somiglianze, come quel giorno Maria rimane seduta in casa (allora era ai piedi del Signore), e Marta agisce, esce e va incontro a Gesù che sta arrivando.
Sono però colpito da lei perchè secondo me c'è un cambiamento.
Tempo prima Gesù non la rimproverò ma le indicò qual'è il vero centro della vita: 
"Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno." Lc 10,41-42.
Ora ne è più consapevole e ricolma di un enorme fiducia:
"se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà".
Una fiducia così grande credo possa venire solo da un totale abbandono, solo dalla consapevolezza che Lui è tutto per lei, è il suo centro, è la sua vita!
Ed infatti quando Gesù le chiede se crede che Lui è la risurrezione e la vita, lei risponde:
"Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo".
Devo proprio imparare da Marta, io non ho ancora la consapevolezza che il Signore è il centro della mia vita. Anche per questo a volte perdo la fiducia nel mondo, nelle persone, nella società, in me stesso.....
Se vivo l'abbandono fiducioso di Marta nel suo Signore, non tempo più ed anche queste mie fatiche risorgono e trovano vita.
Forse la risurrezione prima di suo fratello Lazzaro, l'ha vissuta proprio lei Marta. 

Oggi al posto di una fotografia, vi regalo una canzone che amo molto. Si chiama proprio "Nel centro", la voglio dedicare al Signore, sperando che lo lasci diventare proprio il centro nella mia vita.
Buona giornata! 

giovedì 28 luglio 2016

Giovedì 28 Luglio 2016

Dal Vangelo secondo Matteo 13,47-53. 

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni
e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

 

 

Aggiungo anche la prima lettura:

Libro di Geremia 18,1-6.
Questa parola fu rivolta a Geremia da parte del Signore:
"Prendi e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola".
Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio.
Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto.
Allora mi fu rivolta la parola del Signore:
"Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele".  

Il Vangelo di oggi, richiama quello di qualche giorno fa con la parabola della zizzania e del grano. Il significato è simile cambiano gli elementi (seme/pesce buono o cattivo).
Trovo tanta gioia ed un bel legame con la prima lettura.
L'immagine è bellissima: siamo nelle mani di Dio come un vaso in quelle del vasaio.
Il Padre ci modella, ci dà una forma, con la cura e la tenerezza di un vasaio, che non usa la forza ma accarezza l'argilla, con dolcezza, la sente, diventano quasi una cosa sola.
Lo vedo che agisce così anche con me. Nella mia vita ci sono pesci buoni e pesci cattivi, frutto delle mie azioni, del mio essere, dei miei limiti; eppure Lui non si scoraggia ed anche se sono guasto mi rimodella, mi ridà forma, la forma del Suo Figlio Gesù.
Certo serve però la volontà di lasciarmi formare, ed io a volte sono chiuso, rigido, voglio far da solo e scegliere io la forma giusta per me.
Ormai da decenni stiamo cercando di dare noi al mondo la forma che ci piace, ma il risultato a quanto si vede non è dei migliori.
Forse dovremmo ritrovare la docilità di abbandonarci nelle mani del Vasaio.

Buona giornata!

mercoledì 27 luglio 2016

Mercoledì 27 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,44-46.

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose;
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». 

 


Poche parole ma che dicono molto.
Se trovo qualcosa di veramente importante per la mia vita, non ho paura a vendere tutto per ottenerla.
E' quello che ci dice Gesù.
Se divento consapevole che il Suo Regno è la cosa più importante per me, faccio di tutto per ottenerlo, "vendo tutti i miei averi" senza preoccupazione e poi lo accolgo.
Mi colpisce vedere lo stato d'animo dopo aver venduto tutto: "pieno di gioia".
Istintivamente mi verrebbe da pensare alla tristezza, come il giovane ricco, che all'offerta di Gesù (dai tutto quello che hai ai poveri e poi vieni e seguimi), se ne va rattristato. 
Ma se comprendo che quello che acquisto, dopo questa mia vendita, è molto più grande non posso farlo se non con gioia.
E poi Gesù mi chiede consapevolezza, non dice "lascia tutti i suoi averi" ma "vende tutti i suoi averi". E' ben diverso, lasciare forse è più semplice, abbandono tutto cercando di non voltarmi indietro per non rattristarmi. Ma "vendere" mi chiede di portare io stesso i miei averi al mercato.
Allora mi domando, sono convinto che la cosa più importante per me è il Regno dei cieli? Sono pronto a vendere tutto con gioia per accoglierlo?
Buona giornata!

martedì 26 luglio 2016

Martedì 26 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,36-43.  

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno,
e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!». 

 

 

I discepoli chiedono la spiegazione sulla parabola del grano e della zizzania nel Vangelo di ieri (essendo San Giacomo, abbiamo letto un altro brano).
Questa parabola viene vista come l'interpretazione sul perchè esiste il male nel mondo. La zizzania (il male) cresce insieme al grano (il bene).
Il Signore oggi mi porta a riflettere sul male in me.
Il frutto che cresce dentro di me, dipende da quale seme è stato seminato Se è quello del Figlio dell'uomo o dal maligno.
Certamente c'è tanta zizzania in me. Non per cattiveria ma spesso sbaglio seme, confondo per buono quello che invece viene dal male; a volte lo scelgo volantariamente perchè più attraente, più comodo.
Così anche io mi ritrovo ad avere la zizzania in mezzo al grano.
E proprio come i servitori nella parabola, vorrei andare subito a strappare questa zizzania, ma il Signore mi dice di aspettare la mietitura, che sarà compiuta da Lui, per non correre il rischio di strappare il grano buono oltre che il frutto cattivo. Sarà Lui a giudicare ciò che è buono da ciò che non lo è.
Questo mi porta a comprendere ed accettare il male che ci può essere in me, ma anche negli altri e nel mondo. Anche lì dove il male non dovrebbe esserci, come nella Chiesa; Sant'Agostino la chiamava per questo "casta meretrix". 
Il male c'è, io posso scegliere che seme accogliere, ma non devo scoraggiarmi per questo male nel mondo ed in me, perchè Cristo è più grande e lo getterà via.

Buona giornata!

lunedì 25 luglio 2016

Lunedì 25 Luglio S. Giacomo

Dal Vangelo secondo Matteo 20,20-28.

In quel tempo si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.
Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».
Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli;
ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere.
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo,
e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo;
appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». 

 

 

Si, diciamolo, anche a noi la richiesta della madre di Giacomo e Giovanni ci da un pò fastidio!
Va bene tutto, ma chiedere una cosa del genere in un modo così spudorato, ci fa sdegnare, proprio come gli altri dieci apostoli.
Se però mi fermo un secondo, e faccio un bell'esame di coscienza mi accorgo che qesto sdegno forse nasce da un po' di invidia, in fondo in fondo anche io vorrei chiedere a Gesù di poter sedere alla Sua destra o sinistra.
Gesù lo sa, per questo dopo lo sdegno dei 10, li chiama a sè per sè spiegare loro in cosa consiste essere il primo.
Ed è qui che mi colpisce nel vivo!
Perchè io vorrei tanto essere il primo, per essere bravo, per essere riconosciuto, per ottenere una buona reputazione, per tirare le fila .....
Gesù invece dice una cosa insensata:  
"colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo,
e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo"
Per me il primo è colui che è privilegiato per la sua grandezza, per Gesù è chiamato ad essere servo e schiavo!
Nel regno di Dio, il valore che identifica la grandezza è quello del servizio. Perchè solo chi ama serve fino a farsi schiavo.
E non lo dice astrattamente, ma porta l'esempio di se stesso:
"come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Come nell'ltima cena, quando si cinge del grembiule e lava i piedi agli apostoli.
Il Suo servire, nasce da un amore così grande, da arrivare fino al dono di sè.
Sono perciò chiamato a qualcosa di grande, per poter essere il primo.
Sembra impossibile tutto questo, ma invece è possibilissimo basta avere la consapevolezza di San Paolo che come dice oggi nella prima lettura:
"noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi"

Buona giornata e buona settimana

sabato 23 luglio 2016

Sabato 23 Luglio S. Brigida di Svezia co-patrona d'Europa

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia puri, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

 

 

Il Vangelo di oggi è ritornato più volte negli ultimi mesi.
 Mi colpisce stamattina questo passaggio:
"Voi siete gia puri, per la parola che vi ho annunziato."
La Sua Parola mi purifica, mi cambia, mi converte. Trasforma la mia vita!
Ma ne sono veramente consapevole?
Spesso rischio di "prendere troppo alla leggera" questa Parola, come se leggessi qualcosa di bello, ma non di "vitale".
La Sua Parola è molto di più, non è certo come la mia parola, o come uno scritto spirituale (anche se molto bello).
Essa è davvero vita, fondamento di tutto il mio essere. Anche la Parola è la Sua carne.
In una Chiesa che ho visto tempo fa, mi ha colpito molto la presenza di due tabernacoli: in uno c'era il corpo di Cristo e nell'altro la Sua Parola.
Un altro rischio è quello di strumentalizzarla! 
Se accolta veramente mi trasforma, ma devo stare attento a non trasformarla io per i miei interessi o le mie idee personali. 
Ad esempio, il comando "non uccidere" è perentorio, non dice "non uccidere ma ....." o "non uccidere tranne nel caso che ...."; eppure quante volte abbiamo stravolto questa Parola per giustificare delle presunte "guerre giuste" (può mai esistere una guerra giusta?).
Come posso capire se accolgo davvero la Parola?
Se mi trasforma, se mi rendo conto che piano piano non posso più farne a meno, e mi fa uscire da me stesso. Se come dice San Paolo nella prima lettura di oggi: 
" non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".
Allora si, la Parola mi ha reso puro!

Buona giornata e buon fine settimana!

 

venerdì 22 luglio 2016

Venerdì 22 Luglio

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-2.11-18.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto. 




Sono molto felice oggi per questa festa!
Fino a poco tempo fa quella di Maria Maddalena era considerata memoria, ma qualche, mese fa papa Francesco l'ha elevata al grado di festa.
Mi Piace perchè credo che Maria Maddalena sia l'immagine di tutti noi cristiani, anche se questo può darci un po' scandalo; io mi ci rivedo molto in questa figura, prima soggiogato da una forma d'amore non vera, che mi tiene prigioniero e poi riportato "in vita" dal Signore.
Maria era probabilmente una prostituta, si ipotizza sia la donna della tentata lapidazione che viene salvata da Gesù.
Gesù la salva non perchè per Lui non ha peccato, ma perchè per  Lui, lei non corrisponde al suo peccato, ma è una figlia di Dio.
L'opera di Gesù in lei pian piano la riporta alla vita. 
Fino a quel "Maria" pronunciato dopo la resurrezione, dove lei torna ad essere una figlia chiamata per nome, e non più un oggetto del piacere.
Amo questa figura anche per l'immagine di lei che riconoscendo Gesù risorto gli cinge i piedi e sembra non volerli lasciare: "Non mi trattenere".
Vorrei poter avere il suo amore per il Signore, ma per farlo devo prima riconoscermi amato e liberato come lei si è sentita dopo l'incontro con Gesù.

Buona giornata!





 

giovedì 21 luglio 2016

Venerdì 21 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,10-17. 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?».
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.
E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.
Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.
In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!». 

 



Oggi vengo messo in guardia dal pericolo più grande che corro, quando mi accosto alla Parola.
"Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono".
Per molto tempo ho recepito queste parole come fossero quasi una minaccia di Gesù, invece sono un'affermazione.
Pur vedendo non vedo, pur udendo non odo e quindi non comprendo.
Ho la possibilità di vedere e udire, ho gli occhi e le orecchie, e nessun problema fisico che mi impedisce di utilizzarli, eppure non so usare davvero questi due sensi.
Ci sono molte cose da vedere nel mondo, ma spesso mi fermo in superficie non so guardare in profondità, quindi non vedo il Signore qui, presente nel mondo.
Ci sono molte cose da ascoltare, un mondo pieno di rumori, ed io mi fermo a quelli e non sento il Signore che mi parla oggi.
La conseguenza di questo è che il mio cuore si indurisce, e non sono più capace di convertirmi.
Come uso quesi miei sensi? Sono ancora capace di vedermi e vedere gli altri, riconoscendovi il Signore? So ascoltarmi ed ascoltare, sentendo il Padre che mi chiama?

Buona giornata!

mercoledì 20 luglio 2016

Mercoledì 20 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 13,1-9.

In quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare.
Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.
Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò.
Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.
Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.
Chi ha orecchi intenda». 

 

Riporto l'inizio della prima lettura di oggi:

Libro di Geremia 1,1.4-10.
Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che dimoravano in Anatòt, nel territorio di Beniamino.
Mi fu rivolta la parola del Signore:
"Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni". 

Oggi colgo profondamente nelle letture tutto l'amore del Padre per me! 
Lontanissimo dall'idea di un Dio stratega, che organizza tutto, che ha creato l'uomo per passatempo.
La prima lettura di oggi mi mostra invece quanto Dio mi ha atteso, aspettato,desiderato!
Si Lui che attende me, il ribaltamento dell'avvento quando io, forse troppo distratto, non mi rendo nemmeno conto del Dio che viene, che si fa uomo per me.
E poi nel Vangelo il richiamo fondamentale del seme che è la Parola.
La parola , il linguaggio, è la base per l'uomo, è ciò che lo costituisce, è comunione (con gli altri), è comunicazione, è vita.
Ma ci sono tante parole, soprattutto oggi, e quindi la Parola del Padre se non la so distinguere rischio di confonderla insieme alle altre tante, troppe, parole.
Il suo invito è a farmi io stesso Parola.
Accogliendo la Sua, io divento quella parola e posso, anzi devo, donarmi ai fratelli.
Così la domanda non è più solo : "Che terreno sono? Come accolgo la Parola?", ma anche "Che Parola sono? Produco frutto? Mi dono?".
Il mondo è governato da leggi, va dall'alto al basso: la legge di gravità. Così se io lascio andare un libro cade a terra.
L'amore, la vita scardina tutte le leggi. Così un albero sa crescere da basso verso l'alto, è la vita che vince e produce frutto, si dona.

Buona giornata!

lunedì 18 luglio 2016

Lunedì 18 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 12,38-42. 

In quel tempo, alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose:
«Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta.
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c'è più di Giona!
La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone!».

 

 

"Vorremmo un segno".
Questa è una richiesta che ci interessa tutti! Quante volte abbiamo chiesto un segno, o ci siamo lamentati perchè non lo abbiamo ottenuto e credevamo di meritarlo? "Io ti ho pregato", "Tu non ascolti la mia preghiera", "Se mi ai davvero..".
 Ma nonostante la mia pretesa, sono pronto ad accogliere e riconoscere questo segno?
Perchè Gesù nel Vangelo non risponde negativamente. Lui dice che un segno sarà dato: 
"il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra."
E' la sua passione, morte e ressurezione, è Lui il segno!
E' Lui che ci ama a tal punto da dare la vita per amore nostro, e quale segno più grande di questo può donarci?
Umanamente è comrensibile che io sia alla ricerca di segni, però devo anche domandarmi se li so riconoscere, perchè spesso nella mia vita ne accadono ma non li voglio cogliere.

Buona giornata e buona settimana!!!

sabato 16 luglio 2016

Sabato 16 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 12,14-21.

In quel tempo, i farisei, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.
Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti,
ordinando loro di non divulgarlo,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:
"Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti.
Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce.
La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le genti". 

 

 

Mi colpisce enormemente la modalità di Gesù!
Mi sembra proprio l'opposto di quella attuata dal mondo, dalla società oggi.
Ed anche io spesso e volentieri agisco cosi!
Siamo in un mondo mediatico, dove tutti sappiamo (o almeno crediamo di sapere) tutto; dove ogni cosa che viviamo deve essere condivisa e fatta sapere a tutti.
Un mondo in cui il dialogo ha toni alti, dove per farsi sentire devi (o vuoi) gridare con forza.
Io spesso agisco in questo modo, come tutti, forse perchè sono attratto dal desiderio di mostrarmi, dal poter dire "anche io ci sono".
Gesù nel Vangelo di oggi e nelle parole di Isaia mostra l'opposto.
Preferisce quasi l'anonimato, il non mostrare a tutti per forza quello che compie. Non alza i toni e di certo non grida, ma agisce.
Lui attrae perchè la sua Parola non è sterile, ed è sempre accompagnata da un gesto: 
"Molti lo seguirono ed egli guarì tutti".
Questo mi interroga profondamente, come qualche giorno fa sulla mia modalità di portare l'annuncio del Vangelo.
Seguendo lo stile di Gesù non annuncio me stesso, ma porto solo il suo messaggio di Salvezza per tutti gli uomini. 

Buona giornata e buon fine settimana! 

venerdì 15 luglio 2016

Venerdì 15 Luglio San Bonaventura

Dal vangelo secondo Matteo 5,13-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli» .

 


"Risplenda la vostra luce davanti agli uomini"
La domanda oggi mi sorge spontanea, ma la mia luce risplende? I miei fratelli vedendomi, riescono a riconoscere la luce di Cristo in me?
"perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli."
L'obbiettivo non è mostrare la luce per rendersi "belli" agli occhi dei fratelli, ma perchè essi possano avere un motivo in più per rendere gloria al Padre, perchè possano riconoscere le sue meraviglie negli uomini e quindi ricercarle anche in loro stessi.
Io invece sono più propenso alla ricerca di un'affermazione personale, e questo mi porta totalmente fuori strada.
Affermare me stesso rischia di oscurare l'opera del Signore nella mia vita, non permette ai fratelli di rendere gloria e quindi il danno oltre che a me stesso, lo faccio agli altri.
Non sono le parole o i nostri gesti a salvare il mondo, ma l'opera che il Signore compie attraverso di noi, se lo lasciamo agire e non gli mettiamo limiti.

Buona giornata!

giovedì 14 luglio 2016

Giovedì 14 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

 

 

Pochissime parole nel Vangelo di oggi, ma che ci danno un grandissimo respiro.
Chi non si sente "affaticato ed oppresso", schiacciato dal peso del fare quotidiano, o dalle preoccupazioni della vita?
Gesù oggi mi invita a trovare ristoro, in Lui.
Lui è questo ristoro di cui ho tanto bisogno; ma purtroppo a volte corro il rischio di ridurlo ad uno dei tanti pesi quotidiani. 
Se la mia relazione con Lui non è autentica, profonda, diventa una delle tante occupazioni della giornata: "Ho finito questo lavoro ora devo pregare".
Con Gesù non dovrebbe esistere il "devo", ma il "voglio".
Quando amo una persona, e mi sento amato non "devo incontrarla", ma "voglio incontrarla", voglio stare con lei perchè mi fa bene, mi da pace.
Anche con Gesù deve essere cosi, ed allora il peso diventa leggero e dolce; non è una delle tante  occupazioni della giornata, o uno dei pesi che portiamo, ma l'incontro fondamentale del nostro vivere, quello che ci da vita.

Buona giornata!!

martedì 12 luglio 2016

Martedì 12 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidóne fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidóne nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.
E tu, Cafarnao, ‘‘sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!’’. Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!”

 

 

 

I toni, e le parole del Vangelo di oggi, turbano abbastanza ed a volte spiazzano un po'.
Io le vedo come un richiamo di Gesù, che vuole mettermi in guardia dal pericolo di una fede "fai da te" o dal crearmi un Messia su misura.
La critica che Gesù fa a queste città è quella di non essere aperte, di non voler credere nonostante i segni evidenti da Lui compiuti.
Avviene anche in me questo.
Ho una mia immagine di Gesù ed allora quando mi ritrovo davanti a qualcosa, che per me è incomprensibile, o lontano dalla mia idea, automaticamente la scarta come se non esistesse.
Ed a volte sono come i cittadini di Corazin, Betsaida e Cafarnao, nonostante la mia incredulità sono il primo ad alzare il dito e criticare quella degli altri, delle altre città, del passato (Tiro, Sidone, Sodoma).
Quello che la Parola vuole chiedermi oggi è:
"Sai accettare e accogliere Gesù per quello che è, e non per come lo vorresti tu?"
Spesso è molto più facile costruirsi qualcosa su misura piuttosto che accogliere quello che mette in luce tutte le mie contraddizioni.

Buona giornata!

lunedì 11 luglio 2016

Lunedì 11 Luglio San Benedetto da Norcia

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8.  

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

Dal brano di Vangelo che la liturgia oggi ci propone, resto sempre colpito da un verbo che viene ripetuto molte volte: Rimanere.
Forse mi colpisce perchè mi accorgo che è uno dei miei punti deboli.
E' difficile essere capaci di rimanere.
Questo rimanere presuppone una fiducia piena (in Colui in cui si rimane), e una grande forza contro le difficoltà.
Gesù mi chiede di rimanere in Lui, e mi spiega anche il perchè: 
"perché senza di me non potete far nulla".
Io sono spesso colpito dal delirio di onnipotenza, credo di potermi sostituire a Dio e fare tutto da solo.
Gesù è chiaro senza di Lui non posso far nulla!
Ed allora mi è necessario rimanere in Lui. Rimanendo posso ascoltarlo e compiere quello che mi chiede, quindi  porto frutto alla mia vita e a quella dei fratelli.

Buona giornata e buona settimana!

sabato 9 luglio 2016

Sabato 9 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,24-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più i suoi familiari! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba esser svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

 

 

"Non temete"
Nel Vangelo di oggi ritorna spesso questo invito. Non solo in questo brano ma in tutta la Bibbia queste parole vengono ripetute spesso.
Per me è un po' un invito del Padre, una rassicurazione, tipica di chi ama ed educa. Proprio come un padre ed una madre, che si prendono cura del proprio figlio e lo vogliono proteggere anche dalla sue paure, per poter poi "spiccare il volo".
Però oggi, oltre a quest'invito, mi mostra quello che deve davvero farmi paura e da cui devo "stare alla larga":
"temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo".
Da quasi fastidio parlarne, o sembra di cadere in idee ormai vecchie e superate; ma questo è proprio un inganno, perchè rischio di credere che non esista.
L'unica cosa che devo temere veramente è satana, oggi Gesù me lo dice chiaramente.
E riconoscerlo a volte è difficile ma a volte molto semplice, è colui che divide.
Dove c'è divisione tra gli uomini e Dio, e tra gli uomini ed altri uomini li c'è il suo intervento.
Nell'odio, che porta a pensare che un altro uomo, anche se venuto da lontano, non possa essere mio fratello; li c'è lui.
Non a caso il suo nome, diavolo, deriva proprio da quello (in greco dia-ballo: dividere).
Ecco di cosa devo avere paura, con la certezza però che sono nelle mani del Signore e se mi affido a Lui nulla può accadermi.

Buona giornata!

venerdì 8 luglio 2016

Venerdì 8 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,16-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.
Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo”.

 

 

Oggi ci viene mostrata la modalità per portare l'annuncio nel mondo.
Ci vengono offerti degli esempi forti: "pecore in mezzo ai lupi", "prudenti come i serpenti" e "semplici come le colombe".
Anche io rischio di farmi coinvolgere nella modalità del mondo, l'alzare la voce, l'usare la violenza, piuttosto che essere semplice come una colomba.
Gesù non mi invita alla passività, ma mi chiede di fare come Lui, offrirmi con semplicità, con la non-violenza e la libertà del Suo annuncio, anche di fronte alle persecuzioni.
Questo mi da la garanzia di portare davvero il Suo messaggio e non un' ideologia personale: "non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi".
Spesso il Suo messaggio mi porta a dovermi confrontare con altri, magari qualcuno alza i toni, mi offende ma a me è chiesto di rimanere saldo nella modalità di Gesù, anche sospendendo il giudizio. 
Devo contestare il peccato, ma mai il peccatore quello è un fratello.

Buona giornata!

giovedì 7 luglio 2016

Giovedì 7 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

 

 

Quando medito la mattina le letture del giorno, ovviamente, non lo faccio solo sul Vangelo ma su entrambe le letture ed oggi sono rimasto molto segnato oltre che da questo testo di Matteo anche dalla lettura del libro di Osea:

Così dice il Signore: «Quando Israele era fanciullo, io l'ho amato e dall'Egitto ho chiamato mio figlio. Ma più li chiamavo, più si allontanavano da me; immolavano vittime ai Baal, agli idoli bruciavano incensi.
A Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.
Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all'ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira».

 Penso sia stupendo vedere la cura, l'amore di Dio per noi. Proprio come un padre, una madre.
"ho chiamato", "insegnavo a camminare tenendolo per mano", "ero come chi solleva un bimbo alla sua guancia". 
Tutti gesti d'amore che un padre compie verso il proprio figlio. E mi chiedo, io mi rendo conto di essere amato così da Dio? Solo intellettualmente o nel profondo del cuore?
Tutto questo amore è gratuito, per questo nel Vangelo ci invita : 
"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date".
Questo amore è totale e totalizzante, ci riempie per questo non abbiamo bisogna di null'altro per comunicarlo:
"oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone".
Ma davvero vivo ogni giorno la gioia di questo amore?
Buona giornata!

mercoledì 6 luglio 2016

Mercoledì 6 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”.

 


E' bello vedere che questo brano di Vangelo elenca i dodici, uno per uno, chiamandoli per nome.
Non è un caso, secondo me.
Il Signore fa così con noi. A volte crediamo che Lui ci veda nel gruppo e ami genericamente tutti.
Si ama tutti, ma tutti singolarmente. Lui sa amare alla massima ampiezza (tutti gli uomini) ed alla massima profondità (ciascuno singolarmente).
Per  Lui non sono uno fra i tanti, sono Maichol.
Ama proprio tutti, al punto di amare e scegliere, lo stesso, tra i dodici colui che lo avrebbe tradito.
Certo Gesù conosceva Giuda, le sue debolezze, ancora prima che lo tradisse. Ma questo non gli ha impedito di amarlo lo stesso.
E' quello che fa anche con me quando mi accoglie e ri-accoglie mille volte ancora, nonostante il mio peccato.
Essendo, come tutti i cristiani, chiamato a conformarmi a Cristo, io sono capace di amare alla massima ampiezza e alla massima profondità? E ad amare il fratello nonstante il suo peccato?

Buona giornata!

martedì 5 luglio 2016

Martedì 5 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,32-38

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!”. Ma i farisei dicevano: “Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni”.
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”

 

 

 

 

"Vedendo le folle ne sentì compassione"
Oggi mi colpisce molto questo passaggio della Parola, forse perchè mette in evidenza tutte le mie difficoltà.
Ovviamente quello di Gesù è l'atteggiamento giusto, ed è anche d'insegnamento per me.
Mi nasce quindi una domanda: Ma io sono capace di vedere gli altri? E di sentirne compassione nel bisogno?
La vera compassione può partir solo dal "vedere", dall'accorgersi dei fratelli, dei loro bisogni.
Mi rendo conto che io, invece, sono troppo centrato su me stesso ed a volte, propria a causa di questa centratura, mi è impossibile vedere gli altri, accorgermi di loro, delle loro difficoltà, delle loro richieste d'aiuto.
Ed anche quando li vedo, spesso intervengo come un salvatore, un eroe, un aggiustatutto; ma non sempre sento compassione!
Noi purtroppo oggi abbiamo dato un significato quasi brutto a questo termine. Se uno ha compassione per noi ci da quasi fastidio, perchè ci crediamo dei miserabili.
"Non ho bisogno della compassione di nessuno" diciamo spesso.
In realtà Gesù non ha quella compassione per le folle. Il termine che usa il Vangelo, in ebraico richiamo le viscere materne, l'utero.
Dio ha compassione di noi, nel senso che vedendo la nostra difficoltà, si sente sussultare nelle viscere come una madre per il proprio figlio. Dio ci porta nel grembo insomma.
Troppo spesso il mio è un aiuto sterile, asettico, mentre invece questa è la compassione che dovrei imparare osservando Gesù.

Buona giornata!

lunedì 4 luglio 2016

Lunedì 4 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,18-26

In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà”. Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.
Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Gesù, voltatosi, la vide e disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”. E in quell’istante la donna guarì.
Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: “Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme”. Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

 

 

In questa Parola donata oggi mi colpiscono queste due speranze oltre la logica, e i due "tocchi" che ridanno vita!
Ci sono due atti di fede enormi, quasi folli! Un padre che spera, ha fiducia, che la figlia morta ritorni alla vita; ed una donna che spera, ha fiducia, che anche solo il mantello di Gesù possa guarirla! 
Una fede enorme, Gesù stesso lo vede e lo dice: "la tua fede ti ha guarita".
Questo mi fa interrogare sulla mia fede! Io ho una fiducia così grande nel Signore? So affidarmi oltre la logica?
Un'altra cosa che mi piace, è il vedere la salvezza che passa dal "toccare".
La donna che tocca il mantello di Gesù.
La fanciulla, morta, che dal tocco di Gesù, dal suo prenderle la mano riprende vita.
Mi fa comprendere, che per aumentare la mia fede, devo toccare e lasciarmi toccare da Cristo!
Perchè il contatto con Lui ridà la vita!
La perdita di sangue rappresenta proprio la vita che a poco a poco se ne va. Lo stesso è la mia vita quando non vivo questo contatto, nella preghiera, nell'Eucarestia, e nel fratello.
Devo imparare a lasciarmi toccare da Dio ed a mia volta a toccarlo!

Buona settimana

sabato 2 luglio 2016

Sabato 2 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-17

In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”
E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano”.




Un banchetto, specie se di nozze, è un segno per eccellenza della gioia e della festa.
Se poi lo sposo è Gesù, la gioia è troppo grande, non può essere interrotta da digiuni!
Mi viene inevitabile pensare a ieri sera.
Con gli amici del presidio Lea Garofalo di Libera abbiamo "banchettato" assieme qui in convento, come saluto pre-estivo.
Una cosa semplice, chissà quante volte ci capita nelle nostre case, con amici e parenti!
Ma non mi rendo mai conto immediatamente che Cristo era li con noi!
Anche ieri sera! 
Si l'ho pensato, ma non ho gioito ancor di più in cuor mio, per la presenza del Signore, in quel nostro "banchetto".
Poi stamane questo brano di Vangelo, mi ha fatto aprire gli occhi, e rivedendo la serata ho rivisto la sua presenza in tutte le risate, nei gesti profondi, negli sguardi!
Ed allora posso digiunare?
Si, ma non in quel momento, perchè quello è un tempo di gioia e va goduto, con la presenza del Signore e dei fratelli di fianco!

Buon fine settimana!

venerdì 1 luglio 2016

Venerdì 1 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: "Seguimi". Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?".
Gesù li udì e disse: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

 

 

Ogni volta che leggo questo brano di Vangelo, non posso non pensare al quadro di Caravaggio dedicato proprio alla chiamata di Matteo.
Il Signore indica proprio lui in mezzo ad altri commensali, e Matteo a sua volta ha l'indice rivolto verso se stesso come a dire: "ma stai chiamando proprio me?".
E la domanda non è folle, di fatto la ripetono poi i farisei ai discepoli: 
"Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?"
E' la stessa domanda in fondo, perchè Gesù se è un maestro si mette a tavola, ha contatti, tocca fisicamente, i peccatori? Così facendo diventa impuro come loro?
Anche io spesso mi pongo in questo atteggiamento, mi credo nel giusto e quindi evito "contatti" con chi non lo è (secondo me), come per non farmi "contaminare".
A volte poi mosso da compassione aiuto questi fratelli, ma dall'alto verso il basso, io sono nel giusto!
Gesù invece fa proprio l'opposto, non agisce dall'alto, ma si mette a tavola con i peccatori, va loro incontro!
Chiede misericordia! 
E dice una cosa ovvia: 
Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Se io sto bene, sono giusto, sono già con Lui, ma se invece fatico, faccio errori, inciampo nel cammino, Lui come medico mi viene incontro per aiutarmi, unisce di nuovo il filo del nostro legame anche quando io l'ho ripetutamente lacerato e spezzato!
E chi di noi può dirsi così giusto da non aver bisogno di questo medico?

Buona giornata!