Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

sabato 30 aprile 2016

Sabato 30 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,18-21

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”.

 

 

Se non conosco Colui che ha mandato Gesù, non sarò mai in grado di riconoscerlo nei fratelli.
E vale anche e soprattutto al contrario! Se non so riconoscere Cristo nei fratelli non conoscerò mai Colui che lo ha mandato: il Padre.
Questo anche se mi sento un "bravo cristiano" che prega tutti i giorni e la domenica sono sempre a messa.
Anzi potrei arrivare addirittura ad avere la logica del mondo, e ritrovarmi ad odiarlo proprio nel mio rifiuto dei fratelli.
Quante volte vedo questo oggi, mentre costruiamo muri per tenere lontano chi "ci da fastidio", quando stiamo alla larga da tossicodipendenti o carcerati perchè "se la sono cercata", quando non degniamo di uno sguardo o se lo facciamo  uno sguardo di sdegno, il fratello che ci tende la mano per chiedere una moneta, quando giudichiamo il collega, il confratello, l'amico per una scelta sbagliata invece di chiederci cos'è che lo fa soffrire!
Tutti questi "segni" ci indicano che non abbiamo davvero conosciuto il Padre, anche se spesso abbiamo il suo nome sulla bocca tutto il giorno.
Forse più che preghiera questa rischia di essere una bestemmia.

Buon fine settimana!!!!

venerdì 29 aprile 2016

Venerdì 29 aprile S. Caterina da Siena

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30


In quel tempo, Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

 

Naturalmente io preferisco stare dalla parte dei sapienti e dei dotti!
Mai come oggi, nell'era della tecnica, anche nei confronti del divino tutti vogliamo diventare degli esperti, dei tuttologi, dei grandi studiosi. Come se Dio si potesse studiare!
Non è una critica alla teologia, anzi, essa serve ma nella misura in cui io so aprire profondamente il cuore. 
Si può essere dei teologi illustri, ma non aver fatto una vera esperienza di Dio.
La conoscenza di Dio passa attraverso la relazione, ma soprattutto attraverso la sua rivelazione.
E' Lui che prende l'iniziativa e decide di rivelarsi  ai piccoli.
Se io voglio stare dalla parte dei sapienti, è un problema mio!
Solo mi perderei la sua dolcezza e leggerezza, due parole che ci fanno quasi sorridere quando le attribuiamo a Dio, ma che usa  Gesù stesso per definire se stesso: Mite, umile, dolce e leggero.
Aggettivi che appartengono ai piccoli solitamente.
E tutti abbiamo bisogno di mitezza, di umiltà, di leggerezza, ma soprattutto oggi di dolcezza.
Forse è il caso che inizi a sciogliermi un po'!!!!

Buona giornata! 

mercoledì 27 aprile 2016

Mercoledì 27 aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

 

 

Gesù sapeva donare delle immagini sicuramente efficaci oltre che magnifiche.
Come quella del Vangelo di oggi. 
Il tralcio che resta nella vite porta frutto. Questo era un concetto basilare e chiaro per un popolo che conosceva bene l'agricoltura.
Ma è un immagine bellissima anche per noi oggi, perchè ci permette di capire quale deve essere il nostro rapporto con il Signore.
"Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla".
E' verissimo!!! Eppure io faccio una fatica enorme a comprenderlo!
Senza di Lui non posso far nulla, ma spesso e volentieri credo che mi guadagnerò la salvezza da solo ,con le mie mani, con le mie buone azioni.
Ma se non rimango in Lui, manco il bersaglio, magari faccio anche qualcosa di buono, ma rischio di perderne il significato profondo, o di farlo per me stesso, o per credermi migliore di altri.
Devo rimanere (che bello questo verbo ripetuto più volte) in Lui come un tralcio sta nella vite. Questo mi permette di accorgermi che ci sono altri tralci, come me: i fratelli.
Se rimango in Lui posso portare frutti, che daranno gusto alla mia vita e a quella dei fratelli.

Buona giornata!!

martedì 26 aprile 2016

Martedì 26 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,27-31a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”.

 

 



"Vi do la mia pace!"
Ed io, cerco la pace? E quale Pace?
Come diceva don Tonino Bello, forse abbiamo un' idea distorta della pace, pensiamo alla poltrona, alla tranquillità, addirittura oggi viene quasi interpretata come lo stare in ozio.
Ed allora mi viene spontaneo domandarmi se cerco la pace.
Forse si. Ma quale pace? La pace di Cristo?
Perchè non è un dettaglio secondario. La pace di Cristo spesso non è la nostra pace. 
Rischio di "fossilizzarmi" sulle mie idee di pace, ma alla fine questa rischia di diventare un'ideologia personale.
Per accogliere la pace di Cristo, prima di tutto bisogna fermarsi e far silenzio, per mettersi in ascolto di Lui, perchè possa dirmi qual'è la Sua pace.
Altrimenti rischio di restare nell'astratto, o nei massimi sistemi, penso alla pace nel mondo ma nel frattempo sono in conflitto con il fratello che mi vive accanto ogni giorno.
Solo partendo da una pace "dal basso", con me stesso ed i fratelli, posso poi lottare (perchè la vera pace richiede sempre una lotta contro di sè e contro le ingiustizie) per la pace tra i popoli.
Prendiamoci davvero l'impegno di pregare per la pace, (la pace di Cristo nasce dalla preghiera) ma poi non fermiamoci a questo ma iniziamo a viverla con le persone più vicine.

Buona giornata!

lunedì 25 aprile 2016

Lunedì 25 Aprile San Marco

Dal Vangelo secondo Marco 16,15-20

In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

 

 

Ci sono tantissimi "segni" che rivelano la presenza, la Parola del Signore.
Nel Vangelo di oggi ce ne sono alcuni che sembrano proprio strani, lontani da noi, quasi qualcosa di magico.
Forse potremmo interpretarli in maniera più vicina a noi.
I demoni che si scacciano forse sono quelli dentro di noi, quei movimenti che ci portano l'uno contro l'altro ci dividono.
Le lingue nuove parlate forse è una lingua sola che tutti conosciamo, ma mai usiamo, il linguaggio dell'amore.
I serperti ed il loro veleno, forse sono le invidie, le cattiverie dette che se prese in mano vengono disarmate.
Le mani imposte ai malati e la loro guarigione forse è l'effetto dell'amore tra noi, che guarisce tutte queste malattie.
Il signore ci parla anche oggi, con molti segni, anche semplicissimi!
Io ho avuto il dono di sperimentarlo ancora una volta, il questi giorni ad Assisi.
Cerchi risposte e quando meno te lo aspetti, da persone che magari nemmeno conosci, ottieni la Parola del Signore, detta per te, la Parola di cui hai bisogno, che ti fa bene!
La Parola che ti libera, per davvero!!!

Buona settimana e buon 25 Aprile!!!!!

giovedì 21 aprile 2016

Giovedì 21 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 13,16-20

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: ‘‘Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno’’. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

 

 

 

"un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato"
 Io invece, spesso, mi metto dall'altra parte. Credo di saper/ poter fare da solo di essere meglio del Maestro.
E' una delle grandi tentazioni del nostro tempo! Siamo sempre più individualisti, perciò la figura di un maestro non ci piace molto, nemmeno se quel maestro è Gesù.
Eppure essere cristiani vuol dire letteralmente seguire le orme di Cristo, il suo esempio, quindi camminare dietro a Lui.
Dietro non davanti. Altrimenti il rischio è quello di sbagliare strada.
Questa proposta viene rivolta a tutti! E' bellissimo sentire Gesù dire queste parole subito dopo la lavanda dei piedi, nell'ultima cena.
A quella lavanda hanno partecipato tutti compreso Giuda! Eppure Gesù si umilia anche con lui, e si china a lavare anche i suoi piedi!! 
Quella è la strada per la quale il Signore vuole che lo seguiamo, quella dell'umiltà, il lavarci i piedi gli uni gli altri, senza sentirci superiori ai fratelli.

Buona giornata!

mercoledì 20 aprile 2016

Mercoledì 20 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 12,44-50

In quel tempo, Gesù gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me”.

 

 

"non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo." 
Quanto è dura capirlo! purtroppo troppo spesso mi rendo conto di essere ancora legato all'idea di un Dio giudice sempre pronto a controllare quello che faccio, o a punirmi per i miei errori!!
Questa visione m condiziona molto perchè spesso ti accorgi di fare cose solo per sentirti apposto, per non essere giudicato male da Dio. E cosi persino un momento bello come la preghiera o l'aiuto ad un fratello può diventare qualcosa di sterile, può diventare qualcosa che si "deve" fare.
Gesù non dice che va bene tutto, che non bisogna giudicare ciò che è bene o male, ma ci dice che Lui come primo metro di giudizio ha l'amore, vede tutto con gli occhi dell'amore, quindi i nostri errori ai suoi occhi sono sempre sminuiti.
E' un po' come un padre quando commetti qualche scemenza, che pur arrabbiandosi ti vuole bene lo stesso ed il suo giudizio non è quello del "mano per mano" ma quello dell'amore.
Ed io invece nei confronti degli altri come giudico? Con gli occhi d'amore o con la scrupolosa ricerca dell'errore da punire?

Buona giornata!


martedì 19 aprile 2016

Martedì 19 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,22-30

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno.
Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.
Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”

 

 

 

Ascoltare la sua voce e seguirlo.
Quanto mi risulta difficile! Spesso mi viene più istintivo ascoltare me stesso e fare come dico io senza segure nessuno.
Anche perchè il seguire qualcun'altro ti porta avolte a fare ciò che non vuoi, a perdere un po' la tua libertà.
Ma Cristo vuole togliermi la libertà?
Certamente no, non vuole privarmi, ma vuole che io la offra liberamente, cosi come Lui ha offerto la sua vita in croce.
E questo si può fare solo nei confronti di una persona, che sappiamo essere innamoraa davvero di noi.
Se dono la mia libertà a chi mi ama, non la perdo, ma le do una nuova vita.
Forse l'esempio delle pecore oggi, ci infastidisce, perchè per noi quel modo di seguire il pastore è da stupidi, senza usare il cervello.
Non è proprio quello che ci chiede il Signore
Vuole essere seguito perchè amato, e perchè riconosciuto amante!

Buona giornata!!!

lunedì 18 aprile 2016

Lunedì 18 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 10,1-10

In quel tempo, disse Gesù: “In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”.
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

 




"egli chiama le sue pecore una per una".
Per chiamarle "una ad una" vuol dire che ha una conoscenza personale, intima, non di gruppo.
Il Signore ci chiama per nome, sa chi siamo, ci conosce nel profondo, perchè per amare bisogna conoscere. E Lui ci ama, per davvero!
Ma io so ri-conoscerlo? mi ri-conosco amato?
A volte mi sento più sicuro nel gruppo e non nella relazione "uno ad uno" perchè questa mi mette a nudo, mostra chi sono, con i pregi ma anche con i difetti.
Cristo lo sa ma non si spaventa, non si infastidisce dei miei limiti, anzi li accoglie, ed insiste nell'andare in profondità con me.
Lui è la porta, sempre aperta, sempre accogliente!
Ed io che porta sono per gli altri? sono una porta aperta per tutti, nella mia famiglia, nella mia fraternità, nel mio posto di lavoro?
O sono una porta chiusa, magari solo per qualcuno (chi non mi va a genio), magari per tutti; una porta chiusa al dialogo e all'incontro.
Signore fa in modo che chiunque mi veda riconosca in me una porta sempre aperta, libera dal giudizio per cui entra chi voglio io e gli altri restano fuori! Fa che chiunque entrando da questa porta si possa sentire a casa!

Buona giornata e buona settimana!!!

 

sabato 16 aprile 2016

Sabato 16 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,60-69

In quel tempo, molti tra i discepoli di Gesù, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”.
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”.
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

 

 

“Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”
Non sono i farisei, i dottori della legge, gli scribi, o altri avversari a parlare, ma dei discepoli di Gesù.
Persone che erano con Lui giorno e notte, lo seguivano ed ascoltavan tutti i suoi insegnamenti.
Ma ora si accorgono della "durezza" del suo linguaggio, di quello che dice.
"Ama i tuoi nemici", " Porgi l'altra guancia", "Vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri".....
Anche oggi questo è un linguaggio duro! 
Siamo noi che spesso lo "ammorbidiamo", o fingiamo non l'abbia mai detto.
Ma le richieste del Signore sono proprio queste. 
Questi discepoli 2000 anni fa lasciarono il Signore e se andarono da un'altra parte.
Eppure Gesù non si scompone, non modifica il suo messaggio ed anzi senza paura rilancia e chiede ai discepoli "anche voi volete andarvene?"
Gesù è esente dal populismo, non dice quello che vogliamo sentirci dire, per radunar tante folle. Il messaggio che Lui porta, è l'annuncio di Salvezza da parte di Dio.
Ed è per tutti! Anche per Giuda, anche se "sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito".
Gesù non esclude, mai! Giuda sarà con Lui fino alla fine, anche durante l'ultima cena e la lavanda dei piedi. Gesù lo tiene con se!
Quindi credo proprio che nonostante i miei limiti farà lo stesso con me quando non vivrò il suo "linguaggio duro", quando tenterò di "ammorbidirlo", quando non amerò i nemici, non lascerò tutto, non accoglierò lo straniero ed il povero. 
Non mi abbandonerà ma resterà accanto per insegnarmi a farlo.

Buon fine settimana

venerdì 15 aprile 2016

Venerdì 15 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”
Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

 

 

Certo che quello che dice Gesù è pazzesco! Anche io come i farisei spesso fatico a comprendere queste parole.
"La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda". 
Noi possiamo comprendere queste parole, solo, alla luce dell'ultima cena, della croce e resurrezione di Gesù.
Solo li si comprende l'offerta del suo corpo e del suo sangue che si fanno dono, e per questo danno la vita.
La manna nel deserto è stato un prodigio enorme, ma era solo cibo che sfamava il corpo. Tutto finiva li.
Con il corpo di Cristo, avviene un passaggio ulteriore. Diventi Lui, ed entri in Lui. E questo ti porta a fare lo stesso verso i fratelli, cioè dopo aver ricevuto questo Corpo e questo Sangue, vuoi donare anche tu il tuo corpo ed il tuo sangue.
E' vita che genera vita.
Io so offrire me stesso per gli altri? So offrire la mia vita?

Buona giornata

giovedì 14 aprile 2016

Giovedì 14 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,44-51

In quel tempo, Gesù disse alle folle: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: ‘‘E tutti saranno ammaestrati da Dio’’. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

 

 

 

“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno".
Quest'affermazione forse potrebbe pure spaventarci un po'.
E se il Padre non volesse attirarci a Cristo? Se a causa di tutti i miei errori mi tenesse lontano? Se rimanessi escluso da questa resurrezione?
 Questa è una gran brutta tentazione e spesso mi rendo conto che certe domande mi frullano per la testa.
Per comprendere meglio quest'affermazione, mi vengono in aiuto le parole del Vangelo di ieri: 
"questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno".
Forse allora non vuole dirmi che potrei esserne escluso, ma che posso andare verso Cristo grazie a Lui, oltre tutti i miei limiti o peccati, è Lui, la sua grazia che mi attira verso Cristo.
Ed allora la situazione è ribaltata: è impossibile, nonostante tuttom che io resti escluso dalla sua resurrezione.
Peso sia bello far risuonare queste parole che sono stampate all'esterno della porta della mia stanza da tanti anni, come se fosse Cristo stesso a dirle a me. Sono parole di Rumi un mistico sufi (quindi musulmano):


Vieni, vieni, chiunque tu sia,
sognatore, devoto, vagabondo, poco importa.
Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.
Rumi

 Il Signore proprio oggi ci invita a venire a Lui. Nonostante tutto.

Buona giornata!

mercoledì 13 aprile 2016

Mercoledi 13 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,35-40.

In quel tempo, disse Gesù alla folla: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. 

 

 

"Colui che viene a me non lo respingerò".
Come stridono queste parole oggi, nel nostro periodo storico, quando forse respingimento più che essere vista come una parola pericolosa, negativa, è sembra qualcosa di giusto, legittimo, a volte anche buono.
Anche tra noi cristiani purtroppo!!
Dio oggi mi dice che mai, in nessun caso metterà un muro tra di noi, qualunque cosa accada, qualsiasi cosa io faccia. Questo perchè:"io non perda nulla di quanto egli mi ha dato".
Oggi invece siamo diventati maestri del muro.
Sembrava qualcosa di lontano, superato, ed invece ne costruiamo anche nella "cristianissima" Europa, anche qui a pochissimi chilometri da casa nostra.
Questi muri, come i respingimenti, purtroppo sono la proiezione esteriore di quello che viviamo dentro.
E' dal mio cuore che nascono i muri, quando non voglio dialogare con un fratello, lo evito, lo giudico.
Sono io che "respingo" quando escludo dalla mia vita qualcuno, mi credo meglio.
Questo è l'esatto opposto del cristianesimo! Se credo nella logica del respingimento o del muro non posso dirmi cristiano! Nemmeno se vado a messa tutti i giorni, o sono frate o suora o prete, nemmeno se dico 200 rosari al giorno.
Questo perchè l'essere cristiani nasce nella preghiera, ma se questa è vera inevitabilmente porta a riflettere nella vita l'essere come Cristo.
Ed oggi ci ha detto chiaramente come agiva ed agisce nei confronti degli uomini:
"Colui che viene a me non lo respingerò" perchè "io non perda nulla di quanto egli mi ha dato".

Buona giornata!

 

 

 



martedì 12 aprile 2016

Martedì 12 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35.  

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?

I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;

il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.»





Ma di che pane sta parlando Gesù?
Chi lo ascolta non lo ha capito! Ed io?
Questa discussione avviene poco dopo il segno che chiamiamo "moltiplicazione dei pani e dei pesci".
La folla cerca un segno, ha mangiato, si è sfamata e vuole che questo duri per sempre.
Loro e Gesù parlano di due pani diversi.
Il pane che cerca la folla, è un pane che nutre il corpo, riempie la pancia. Il pane di Gesù è per altro, è per l'anima.
Non a caso loro richiamano la manna nel deserto durante l'esodo. Quello che per loro è il prodigio più grande di sempre: Dio che per non far morire di fame il suo popolo fa piovere dal cielo, nel deserto, questo pane.
Ma anche quel pane, pur prodigioso, era limitato, marciva, non durava in eterno.
Il pane di cui parla Gesù è invece pane della vita, che dura per sempre. E' Lui questo pane.
Se già la manna era un segno d'amore per il popolo, quanto più il Pane che è Gesù che si dona, si fa spezzare per noi?
Forse l'unico modo che ho per comprendere di quale pane parla Gesù è il riconoscermi amato, fino in fondo, amato alla follia!
Perchè solo questo amore può estinguere per sempre la mia fame e la mia sete!

Buona settimana!!!


sabato 9 aprile 2016

Sabato 9 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,16-21.  

Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro.
Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Sono io, non temete».
Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti. 

 

 

 

Mi riconosco in quel mare, in quella barca sconvolta dalle onde.
Credo che lo Spirito abbia voluto identificare con quel "mare agitato", il nostro spirito quando ci sentiamo tormentati, agitati, non stiamo bene, per mille motivazioni.
E' inevitabile, prima o poi succede, arriva un momento in cui ti accorgi di non sentirti apposto, di essere agitato come una barca sballottata qua e la dalle onde.
Magari non sai nemmeno il perchè, ma succede.
E li ti accorgi davvero, come solo Lui può darti la pace che cerchi, quella di cui hai bisogno. 
"Sono io non temere".
Mi bastano queste parole e già, mi sento più sereno, perchè inizio ad accorgermi di non essere solo.
Ed ora con Te, posso navigare più tranquillo e velocemente verso la mia riva, verso la meta della mia pace.
Non la pace infiorettata, che pensiamo spesso, dove tutto è bello, facile, senza problemi; ma la tua Pace quella vera, che va raggiunta anche con fatica, lottando contro se stessi, ma che con Te possiamo vivere.
Accogliere Te sulla nostra barca è un po' come tornare a respirare a pieni polmoni, dopo che ci è mancata l'aria.
  
 Buon fine settimana!

venerdì 8 aprile 2016

Venerdì 8 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,1-15.

In quel tempo, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.
Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.
E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. 

 

 

 

La cosa che mi ha sempre colpito di questo brano di Vangelo, è l'audacia di quel ragazzo che "mette a rischio i suoi pani e pesci".
Lui da mangiare l'aveva. Per lui cinque pani e due pesci sarebbero bastati, ma di certo offrirli per sfamare 5000 persone è folle.
A volte credo che il miracolo più che di Gesù, sia di questo ragazzo!
Come negli altri casi: "La tua fede ti ha salvato". Forse anche qui!
La sua fede ha permesso il miracolo. Ha voluto correre il rischio, per non tenersi per se quel cibo, per non chiudersi nel proprio orticello, e perchè sapeva a chi stava donando fiducia: Gesù.
Più che moltiplicazione questo è un miracolo di divisione, con-divisione!
E noi invece? 
Oggi viaggiamo proprio in direzione opposta, ci interessa mantenere il nostro, le nostre sicurezze, ed il condividere con gli altri esiste solo in caso ce ne avanzi molto o per pulirci la coscienza.
Oggi vige il "padroni a casa nostra" e il "prima gli Italiani (o metteteci quello che volete)".
Un' altra cosa bella è l'atteggiamento di Gesù. Volevano farlo re, ma Lui si ritira solitario.
Non vuole avere un dominio sugli uomini, non vuole gloria, non vuole che si creda per il miracolo, ma per amore.
E l'amore rende liberi, non si può costringere qualcuno ad amarti. L'amore vero sa passare anche per il rifiuto.
Ed io invece con il fratello, so renderlo libero o lo voglio rendere funzionale a me stesso?

Buona giornata!
 

giovedì 7 aprile 2016

Giovedì 7 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo:

«Colui che viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.

Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza;

chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero.

Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui». 

 

 

 

 "Il Padre ama il Figlio e gli ha dato ogni cosa".
 Il Vangelo di quest'oggi, mi colpisce per questa affermazione, anche perchè la collego a quell'ultima cena con i suoi discepoli in cui Gesù ci dice che "Tutto ciò che il Padre ha dato a me, io l'ho dato a voi".
Mi fa capire quanto sono inserito, nell'amore tra il Padre ed il Figlio, e lo Spirito.
A volte sembra davvero qualcosa di cosi grande e complicato, da apparire lontano, quasi come se fosse una realtà totalmente distante da me. 
Si Dio mi ama, ma io come posso essere parte della Trinità!
Eppure credo che oggi mi suggerisca proprio questo.
L'amore trinitario è davvero enorme, ma non chiuso in se stesso, anzi, vuole giungere a tutti anche a me!!!
E se il Padre ha dato ogni cosa al Figlio, ed il Figlio l'ha dato a noi, allora Dio ci ha donato tutto, ci vuole donare ogni cosa.
E' davvero qualcosa di enorme, basti pensare al dono della Misericordia, di cui parliamo spesso in quest'anno.
In Gesù, anche io, anche oggi, con tutti i miei peccati vengo inserito nella Trinità, nella sua comunione d'amore.
Non solo io ma ogni uomo, perciò in ogni uomo, nei suoi occhi posso scorgere la Trinità; ed allora non è più cosi lontana e distante, non è più cosi complicato,  ma  è Dio che vive accanto a me. 
L'ho mai abbracciato?

Buona giornata!
 

 

 



mercoledì 6 aprile 2016

Mercoledì 6 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,16-21.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». 

 



Ma davvero mi accorgo che "Dio ha tanto amato il mondo"?
Forse no, più spesso mi fermo anche io al credere che voglia giudicare, controllare tutto ciò che è bene e ciò che è male; questo per scusare me stesso visto che anche io faccio lo stesso con i fratelli.
Penso che sia il male della nostra società: il giudizio.
Vogliamo sempre giudicare tutto e tutti, per dividere ciò che è buono e cio che non lo è, ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma che metro di giudizio usiamo? Noi stessi, ovvio! Siamo noi a decidere cosa va e cosa no.
E questo inevitabilmente porta a mettere un muro con il fratello che non ci sta simpatico, a scartare le cose che non ci piacciono e ci fanno fare fatica.
Ma la cosa peggiore è che la proiettiamo anche su Dio!
Ma: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui".
Dio non è un giudice! Nemmeno Gesù!
Io lo sono, a volte implacabile verso me stesso, e quindi anche con gli altri.
Ma "la luce è venuta nel mondo". E' Cristo che illumina la mia vita e quella degli altri. Questa luce permette di vedere davvero, e di comprendere che spesso i lati oscuri, hanno un perchè, fatto di fatica e sofferenza. Sia i miei che quelli degli altri.
Dio con me usa la comprensione non il giudzio, la misericordia non la condanna. 
Ed io con gli altri?

Buona giornata!

martedì 5 aprile 2016

Martedì 5 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «In verità ti dico: dovete rinascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito».
Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?
In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna». 




Rinascere .
Non mi stupisce che Nicodemo resti un po' spiazzato da questa richiesta di Gesù. Succede anche a me!
Dovete rinascere dall'alto.
Ed allora per cercare di capire qualcosa di più mi affido ancora una volta, alla mia migliore maestra: la natura.
Amo sempre questo periodo perchè finalmente posso tornare all'esterno, in giardino godendo del clima più caldo, e della natura che mi circonda come se fossi in un'oasi qui in mezzo ai palazzoni di Milano.
La natura mi insegna a rinascere, lo fa ogni anno. 
L'albero anche se spoglio non è morto durante l'inverno, ma in primavera sembra tornare a nuova vita riempiendosi di foglie, fiori e frutti.
E' un insegnamento per me, io non sono capace di rinascere, una volta nato mi basta, mi fermo, mi vado bene cosi e mi adagio. E poi se proprio accetto di rinascere voglio farlo subito velocemente, ma la natura mi insegna che ci vuole un tempo, lungo o breve, ma c'è un suo tempo.
Ed infine, io pretendo di controllare tutto e sapere come si evolverà ogni cosa, ma come il vento e la rinascita che viene dallo Spirito, non la si può controllare, non so dove viene ne dove va.
Mi devo fidare. Devo credere. 
Ma soprattuto, per rinascere, devo prima morire a me stesso. Abbandonarmi fiduciosamente al Padre, cosi rinascerò a vita eterna.

Buona giornata!

lunedì 4 aprile 2016

Lunedì 4 Aprile. Annunciazione del Signore

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

 

 

Troppe parole sarebbero sprecate per condividere la bellezza che questo testo ha suscitato in me oggi.
Preferisco un immagine.
Questi germogli, spuntati che piano piano, giorn per giorno crescono sempre di più.
Un immagine semplicissima, in un giorno con un cielo triste.
Ma mentre meditavo il Vangelo di oggi in stanza, continuavo a perdermi in quest'albero che sta esattamente fuori dalla mia finestra.
E non vorrei sembrare irriverente, ma mi ricorda tanto Maria ed anche me.
Se ne sta li quest'albero, nel silenzio, e piano piano genera nuova vita, fiorisce, dopo un inverno in cui spoglio sembrava morto, vuoto, spento.
Come Maria nel silenzio (siamo noi che vogliamo farla sempre parlare, Lei non lo ha fatto), sa ascoltare, sa aspettare, per poi dire "eccomi" e fiorire!
E come me che sono spesso vuoto, sterile, eppure il Signore mi rende fecondo; e vuole nascere ancora anche oggi, da me!
Dobbiamo fiorire gli uni gli altri.
Signore fa che "ci fioriscano gli occhi, quando ci guardiamo".

Buona settimana!!!

sabato 2 aprile 2016

Sabato 2 Aprile

Dal Vangelo secondo Marco 16,9-15.

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni.
Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto.
Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna.
Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» 

 

 

Le notizie di gioia vanno subito condivise!
Ed è quello che fanno Maria di Magdala e i due discepoli di Emmaus, eppure non vengono creduti dagli altri, nemmeno dagli undici!
E' significativo che Gesù risorto non appare subito agli undici, sarebbe logico erano quelli a Lui più vicini, ma sceglie altre donne e uomini.
Ma per gli undici è più difficile credere!
E' normale, credo, alzi la mano chi non ha mai avuto dubbi sulla resurrezione!
Non è una cosa da poco, e non a caso da li passa tutta la nostra fede: "Se Cristo non è risorto vana è la nostra fede".
Anche io spesso faccio fatica ad accogliere un evento cosi enorme, qualcosa che inevitabilmente ha cambiato la storia del mondo. Perchè se Gesù è risorto allora è chiaro che Lui è il Figlio di Dio e non un semplice maestro o un (pur grandissimo) profeta.
Se Cristo è risorto il mondo non può più essere lo stesso.
Per questo ci chiede di "predicare il Vangelo ad ogni creatura".
Notare dice creatura non essere umani, cioè anche agli animali, alle piante' alla terra....
Penso che San Francesco sia partito proprio da qui nel suo amore per il creato, che non è un'ecologia come la intendiamo a volte noi, ma qualcosa di più, è rivedere in ogni creatura il suo stesso creatore.
Dovrei impararlo anche io!!!

Buon fine settimana!!

venerdì 1 aprile 2016

Venerdì 1 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni 21,1-14.

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:
si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
Quando gia era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».
Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E' il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora».
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.
Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.
Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. 

 

 

 "Io vado a pescare".
Non sono parole qualsiasi queste di Pietro! Raccontano sfiducia, sono il ritorno alla vita di prima perchè tutto sembra finito. Eppure il Signore gli è apparso già due volte!
Ma la tristezza è tanta, ed il dubbio grande.
Pietro torna al suo mestiere, ed altri discepoli vanno con lui.
Ma il Signore si immerge ancora una volta pienamente nella loro, nella nostra, storia.
Come tre anni prima, all'alba dopo non aver pescato nulla, chiede l'inspiegabile: gettare le reti.
Ed anche questa volta la pesca è grande, capiscono subito chi è quell'uomo. "E' il Signore!".
Gli ha fatto rivivere il primo momento assieme, ed ora con un banchetto richiama l'ultimo.
Questo mi mostra quanto il Signore scende nella mia quotidianità, nel mio giorno per giorno, e non lo svaluta e non chiede stravolgimenti; ma lo riempie.
Io ritornerò sempre alla mia vita di prima, senza Lui. Ma Lui sempre verrà a riprendermi, mi si farà di nuovo incontro. 
Riempirà sempre la mia vita con la fragranza di quel pane spezzato assieme, sulla riva di quel mare che ora dopo la sfiducia ed il dubbio, è bagnato dalla gioia della resurrezione.

Buona giornata!