Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

lunedì 29 febbraio 2016

Lunedì 29 Febbraio

Dal Vangelo secondo Luca 4,24-30.

In quel tempo, giunto Gesù a Nazaret, disse al popolo radunato nella sinagoga: «In verità vi dico: nessun profeta è bene accetto in patria.
Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone.
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno;
si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.
Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. 

 

 

E' l'inizio della predicazione di Gesù, è a Nazaret a casa sua, e vogliono già ucciderlo! Perchè?
Bisogna dire che Gesù qui provoca non poco le persone nella sinagoga, ma non poteva fare altrimenti.
Il dramma dei farisei, degli scribi, ma anche della maggioranza del popolo ebraico era quello di sentirsi una "casta" di puri. Osservavano la legge, attentissimi alle regole, e questo gli faceva credere di essere dei giusti, di possedere la verità.
Poi arriva Gesù e dice (citando episodi che anche loro conoscevano) che Dio ha rivolto la sua benedizione anche agli stranieri, ai pagani, popoli che per loro erano infedeli, impuri.
E come lo dice: "C'erano molti/ tanti in Israele (tra voi puri)... ma nessuno fu risanato se non (uno straniero/impuro)....
Quante volte succede anche oggi questo? Noi ci sentiamo tra i giusti, i puri, quelli apposto. Spesso sentiamo dire anche noi (persino tra i cristiani!!!): prima pensiamo ai "nostri", poi in caso penseremo agli altri.
Molto spesso lo faccio nella mia vita: il pensare prima a me, mi chiude all'altro, quindi mi chiude a Dio.
Non continuiamo a pensare con questi slogan sterili. "Prima pensiamo a noi..." altrimenti, anche noi porteremo Gesù sul ciglio della montagna per gettarlo giù, ma Egli passando in mezzo a noi "puritani" se ne andrà

Buona settimana!

sabato 27 febbraio 2016

Sabato 27 Febbraio

Dal Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32. 

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola:
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze.
Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te;
non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi.
Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze;
chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.
Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici.
Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». 

 


Chi mi conosce sa quanto sono innamorato di questo brano di Vangelo.
Potrei condividere per ore quello che mi suscita nel cuore ogni volta che lo leggo, mi limiterò solo a qualche sottolineatura.
Il figlio chiede al padre la sua parte di eredità: è come dirgli "per me è come se fossi morto".
Noi spesso lo abbiamo chiamato "figliol prodigo" ma non c'è nulla di prodigo, quando decide di tornare lo fa per fame, per soddisfare un bisogno!
E' il padre che è misericordioso. Lo vede da lontano (come se fosse rimasto alla porta a fissare l'orizzonte fin dalla sua partenza) gli corre incontro e lo bacia, non gli lascia nemmeno finire il suo discorso per la gioia! Nonostante quello che aveva fatto, il dolore che gli aveva provocato!
Ed il secondo figlio? Come il primo, se non peggio! Preso nel suo bisogno di sentirsi dalla parte del giusto, non riconosce l'amore del padre e non vuole comprenderlo; per lui conta solo ciò che è giusto e sbagliato!
Mi piace questo brano, perchè porta alla luce tutte le mie nudità! Io sono entrambi quei figli.
Mi allontano dal Padre per fare quello che voglio, libertà senza limiti, "la vita è mia e decido io"; ma poi ritorno quando vedo che le cose non vanno come avevo immaginato, e mi rifugio in Lui. E Lui mi accoglie ancora, pur sapendo che presto ripeterò di nuovo lo stesso errore.
Sono anche l'altro figlio, convinto e preoccupato di essere dalla parte del giusto, pronto a giudicare tutto e tutti (anche il Padre), con un cuore tanto duro da non rendersi conto di essere amato!
L' importante non è essere un "figliol prodigo" ma la Sua Misericordia.

Buon week-end!!!!

 

venerdì 26 febbraio 2016

Venerdì 26 Febbraio

Dal Vangelo secondo Matteo 21,33-43.45-46.

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.
Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.
Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.
Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!
Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? ».
Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.»
Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo.
Ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

 

 



Se non sono in grado di riconoscere un dono, ed accoglierlo, corro il rischio di impadronirmene, di farlo diventare proprietà privata, non riconoscendone più il donatore e/o il vero "proprietario".
E' quello che fanno questi vignaioli, gli viene affidato un compito, ma non sanno più riconoscere chi è il vero proprietario della vigna e per volersene impadronire compiono del male, picchiando ed uccidendo.
Spesso io faccio la stessa cosa con me stesso, con la mia vita.
Credo sia mia totalmente, proprietà privata che nessuno può toccare, nemmeno colui che me l'ha donata. Il rischio di tutto questo non è solo l'escludere il Signore dalla mia vita o il non permettergli di entrare in alcune "aree private" che reputo solo mie; è anche l'escludere la presenza dei fratelli che diventano un pericolo.
Se penso di poter fare quello che voglio con la mia vita, "è mia e decido io", inevitabilmente mi scontro con  i fratelli, e quello che vedo come ostacolo nel cammino (in base alle mie idee) cerco di eliminarlo.
Se invece fossi capace di accogliere la mia vita come dono, sarei capace anche di farla diventare dono per gli altri, donandola per amore.
L'amore è una malattia contagiosa, genera inevitabilmente altro amore.
E' quello che ha fatto Gesù in croce, non ha reso la sua incarnazione una sua "esclusiva" ma l'ha trasformata in dono, in possibilità di salvezza per gli altri.

Buona giornata!

giovedì 25 febbraio 2016

Giovedì 25 Febbraio

Dal Vangelo secondo Luca 16,19-31. 

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,
bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre,
perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi ». 

 

 

 

Oggi il Vangelo vuole mettermi in guardia da quello che per me è uno dei mali più grandi della società in cui viviamo: l'indifferenza.
Questo ricco (che non ha nome, per indicare che posso essere anche io) non è cattivo, non fa del male, ma è talmente incentrato su se stesso da non rendersi nemmeno conto del povero alla porta.
Si accorge di lui solo quando ne ha bisogno:  "manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua". 
E' il rischio che anche io corro ogni giorno, sempre troppo attento a me stesso, ai miei interessi, alle cose da fare, da non accorgermi del fratello alla porta che soffre ed ha bisogno del mio aiuto.
Non faccio del male, ma semplicemente non faccio; forse è anche peggio! 
Mi ricorda un verso di de Andrè che diceva : "anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti".
Oggi la società agisce cosi nell'aiuto alle situazioni di povertà, verso le difficoltà fisiche o mentali, verso i rifugiati e tutti gli uomini e le donne che scappano dalla loro terra. Non mi spaventa solo chi si scaglia contro, e/o non vuole; mi preoccupa di più chi non se ne rende nemmeno conto, non ne è interessato.
Lazzaro voleva sfamarsi con le briciole cadute dalla mensa del ricco, ma i cristiani sono tali non se donano le briciole, ma se spezzano il pane assieme.
Quante volte invece io il pane me lo mangio tutto da solo?

Buona giornata

mercoledì 24 febbraio 2016

Mercoledì 24 Febbraio

Dal Vangelo secondo Matteo 20,17-28. 

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».

 Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti». 

  

 

 

Non so voi, ma a me il Vangelo di oggi ha un passaggio che mi "infastidisce"!
C'è Gesù che sta salendo per l'ultima volta a Gerusalemme, ed annuncia per la terza volta la sua passione, con molta più "crudezza" del solito, dicendo tutto quello che gli accadrà perfino la resurrezione.
Certamente Gesù lo avrà detto con tutta la sofferenza che aveva in cuore per la sua imminente morte e per il rifiuto da parte degli uomini.
Dopo aver detto questo, invece di essere confortato o ricevere domande dai discepoli, si avvicina la madre di due di loro per chiedere un posto di privilegiato ai suoi figli.
Mi sembra quanto mai inopportuna! 
Ed anche gli altri dieci che si sdegnano (notare che tra loro c'era ancora Giuda, che probabilmente stava già pensando al "vendere" Gesù), ma quasi certamente pensavano la stessa cosa.
Mi infastidisce perchè mostra chiaramente quello che spesso vivo anch'io! Non comprendo davvero quello che Gesù dice, e sono molto più attento a ricevere o conservare i miei "privilegi".
Se ascoltassi davvero, sentirei Gesù che per l'ennesima volta mostra il suo paradosso: 
"colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo".  
L'essere grande per Gesù non è l'avere il potere, come un re o un grande condottiero, cosa che i suoi discepoli speravano di Lui
Ancora una volta non è teoria, ma quello che Lui stesso vive: "come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti".  
Chiude così il cerchio e mi spiega il senso della parole dette in principio, il significato di quella sua morte.
E' folle, ma sono chiamato a fare lo stesso nella mia vita: dare la mia vita per i fratelli.

Buona giornata!

martedì 23 febbraio 2016

Martedì 23 Febbraio

Dal Vangelo secondo Matteo 23,1-12.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange;
amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe
e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo;
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

 

Non chiamate nessuno e non fatevi chiamare padre, maestro, guida.
Inevitabilmente nel Vangelo di oggi colpiscono immediatamente queste parole di Gesù; ma più che soffermarmi su queste ho preferito concentrarmi non tanto su quello che non siamo, ma su quello che siamo in realtà.
Perchè Gesù lo dice chiaramente:  uno solo è .... e voi siete tutti fratelli.
Sono troppo spesso tentato di essere quello che non sono e non mi rendo conto della bellezza di quello che sono in realtà: un fratello in mezzo ad altri fratelli.
Gesù, come sempre, ribalta completamente la mia logica: "Il più grande tra voi sia vostro servo".
Quindi oggi sono invitato ad essere, anzi, a riscoprirmi fratello ed a stare tra gli altri fratelli come chi serve.
Altrimenti il rischio è proprio quello di prendermi un ruolo che non mi appartiene (maestro, padre, guida) e che non sarei in grado di compiere, creando disordine in me e nei fratelli.
Da fratello invece ritrovo me stesso, non solo perchè mi riscopro uguale agli altri e vedo che tutti gli altri sono uguali a me; ma anche perchè il presupposto per essere fratelli è l'avere un Padre comune.
Il Padre nostro.

Buona giornata.

sabato 20 febbraio 2016

Sabato 20 Gennaio

Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste. » 

 

 

Fu detto.... ma io vi dico....
Gesù oggi riprende una regola già presente nel popolo ebraico, una norma che può sembrare logica e giusta anche oggi: amare il mio prossimo ed odiare il nemico.
Però le da un valore nuovo, la amplifica all'infinito, mi dice: non basta amare il tuo prossimo, ma ama anche il tuo nemico! E questo umanamente mi appare molto meno logico! 
Come posso amare il nemico, chi mi perseguita! 
Questa è la logica di Gesù, che è completamente ribaltata rispetto alla mia.
Non è, però, un'idea astratta, solo a parole, che  Gesù ha detto per fare colpo. No è molto di più è una norma che parte da una vita vissuta: la sua. Lui stesso ha fatto questo quand'era in croce, nel momento più difficile e doloroso della sua vita terrena.
Quindi dandomi l'esempio, vuol dirmi che non è impossibile da vivere quest'amore per i nemici. Non dice che è facile, ma mi dice che lo posso vivere e mi dice anche come: stando unito al Padre e guardando a Lui (siate come il Padre vostro celeste).
Quello che mi chiede oggi Gesù è qualcosa che umanamente non sarebbe nemmeno pensabile, infatti non è un concetto inventato dall'uomo, ma che solo Dio poteva indicare; è qualcosa che se fosse vissuto trasformerebbe radicalmente il mondo. Porterebbe oltre la logica dell'occhio per occhio, oltre la guerra, oltre le morti.
Signore donami la forza di iniziare il cammino che mi porti ad amare i miei nemici ed a pregare per chi mi perseguita. Come hai fatto tu.

Buon fine settimana!!!

venerdì 19 febbraio 2016

Venerdì 19 Febbraio


Dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26. 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.
In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo! » 

 

 

A che mi serve una religiosità esteriore, fatta di tante belle preghiere, se non mi porta ad un ritorno concreto nella nostra vita, verso i miei fratelli?
Il Signore oggi sembra mettermi in guardia proprio da questo!
Lo ha già visto questo atteggiamento negli scribi e nei farisei del suo tempo, tanto religiosi quanto lontani dall'uomo, dalle sue sofferenze ed incentrati solo su se stessi.
Spesso faccio anche io così nella mia vita! Mi viene più facile giudicare un fratello, anche perchè questo mi fa sentire dalla parte del giusto (secondo la mia idea), proprio come i farisei.
"Va prima a riconciliarti con il tuo fratello!".
Perchè non posso pregare, amare, Dio che è Padre se sono in contrasto con il mio fratello, a volte non riconoscendolo nemmeno come tale; non accogliendolo, escludendolo perchè non è come vorrei io.
Facendo cosi anche la mia religiosità diventa sterile, anzi falsa, solo un bel gioco mentale che mi fa sentire bene, ma che non mi porta realmente verso Dio, che non mi converte a Lui.
Devo fare pace anche con me stesso, per riconoscere nell'altro il fratello, un altro figlio di Dio come me.
Forse è proprio questa la conversione da chiedere in questa Quaresima! Con-vertirtimi, cambiare verso, orientarlo verso il fratello, quello che escludo perchè "diverso" (diverso da chi?), quello che ignoro, quello nella sofferenza, quello clandestino, quello sfrattato, quello malato, quello carcerato; ma anche quello che vive gomito a gomito con me perchè spesso è proprio quello che allontano più facilmente.

Buona giornata! 

giovedì 18 febbraio 2016

Giovedì 18 Febbraio

Dal Vangelo secondo Matteo 7,7-12. 

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;
perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. 

 


Una cosa mi colpisce molto del Vangelo di quest'oggi: il finale.
 "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro".
Siamo abituati a sentire quest'affermazione, però rovesciata: non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te. E' una regola d'oro della società, che però richiama una passività. "Non fare". Questo ci porta ad essere statici, fermi, immobili nei confronti del fratello.
Gesù invece ribalta la prospettiva, passa dal passivo all'attivo, dal "non fare" al "fatelo". 
Credo profondamente che questa sia la strada più giusta da seguire! Nel primo caso il rischio è quello dell'indifferenza nei confronti del fratello. Se uno non mi va a genio non gli faccio nella di male, però lo escludo dalla mia vita; così la regola è rispettata, ma la fraternità è ferita.
Secondo l'ottica di Gesù non basta il non fare nulla di male, ma serve fare qualcosa di buono, quello che io stesso vorrei ricevere, quello che mi fa bene, che mi fa felice. Non c'è spazio per l'indifferenza!
Ci serve proprio un cambio di prospettiva, occhi nuovi!

Buona giornata!

mercoledì 17 febbraio 2016

Mercoledì 17 Febbraio

Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona.
Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c'è qui.
Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c'è qui». 

 


Questa generazione cerca un segno!
Non siamo così anche noi? Nel nostro rapporto con Dio siamo sempre alla ricerca di un segno per credere. Corriamo perennemente il rischio del "miracolismo". 
Sempre troppo concentrati a cercare il segno grandioso, o l'apparizione miracolosa, invece di prestare attenzione al possibile incontro quotidiano con Cristo nella Parola, nei sacramenti, nei fratelli.
E' una tentazione facile! Sarebbe più semplice credere dopo aver visto segni grandiosi; è anche una delle tentazioni del diavolo a Gesù nel deserto: gettati dal tempio e gli angeli verranno a salvarti, tutti vedranno; o quando sulla croce gli dissero: scendi e ti crederemo!
Ma se non si parte dall'aver fede in Gesù perchè Figlio di Dio, il miracolo non serve a nulla. Potrebbe farne a migliaia ma comunque non crederemmo (Gesù ne aveva già compiuti nel racconto di Luca) o daremmo un interpretazione errata di quel segno (ricordiamo i farisei: scaccia i demoni per nome di beelzebul).
Non è il segno grandioso che ci porta alla fede! 
Una strada ce la indica il Vangelo di oggi. 
Come la regina del Sud bisogna partire per ascoltare. Riconoscere che non siamo noi a possedere la verità, quindi dobbiamo metterci in ascolto e lasciare che la mia verità si incontri con quella che ci viene rivelata, per comprenderla sempre meglio. Restando consapevoli che mai la possederemo pienamente.
Spesso il Signore questa verità, che è Lui stesso (io sono la via, la verità, la vita), ce la rivela attraverso gli ultimi, i fratelli che escludiamo, quelli che ci infastidiscono.
Siamo capaci di metterci in ascolto con questi fratelli?

Buona giornata!

martedì 16 febbraio 2016

Martedì 16 Febbraio

Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15.  

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;
ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.»  

 

 


La bellezza enorme del Padre Nostro, sta anche nel fatto che è Gesù stesso ad avercela donata come preghiera. Ci ha mostrato come pregare sull'esempio della sua preghiera personale.
Ci si potrebbe meditare per mesi su questa preghiera che recitiamo spesso, e forse proprio per questo, a volte la sottovalutiamo credendo di saper ormai tutto, di averla fatta nostra.
Ma nonostante sia pregata da ormai 2000 anni, è sempre nuova e piena di vita.
Dovremmo forse imparare a lasciarci trasformare da questa preghiera, invece di recitarla a memoria, iniziando a vivere quello che dice.
Già il semplice fatto che inizi dicendo "Padre nostro", porta qualcosa di colossale che cambia totalmente il mondo. 
Perchè se Dio è Padre, allora non è quel giudice, manovratore spietato che spesso crediamo; sempre pronto a vedere i miei peccati per punirmi. Se è Padre allora il suo primo pensiero su di me è di amore, prima di tutto, prima di qualsiasi regola.
E poi se è nostro, non è solo Padre mio, vuol dire che lo è anche di tutti gli altri che mi circondano. Anzi se è anche Padre loro, vuol dire che siamo fratelli! Quindi l'altro non dovrebbe essere per me un pericolo, ma un fratello da accogliere, da guardare con lo stesso sguardo d'amore con cui io sono guardato dal Padre.
Purtroppo spesso però non è così nella mia vita!
Chiediamo al Signore di farci fare un passo in più, ora il Padre Nostro lo sappiamo ( a parole), chiediamogli di iniziare a viverlo.

Buona giornata!!!

sabato 13 febbraio 2016

Sabato 13 Febbraio


Dal Vangelo secondo Luca  5,27-32

27In quel tempo Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». 28Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
29Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. 30I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 31Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; 32io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

 


Nella giornata vissuta a Roma qualche giorno fa, dopo la messa di papa Francesco con i frati cappuccini, non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di fare un visita veloce alla chiesa di San Luigi 
dei Francesi dove si trovano dei quadri del Caravaggio.
Uno di questi quadri, probabilmente il più famoso, è proprio quello riguardante la chiamata di Levi (Matteo). 
Mi piace moltissimo questo quadro, credo che fotografi bene la scena di quel giorno di 2000 anni fa, descritta nel Vangelo di oggi.
Quell'uomo, Levi, che pur essendo ebreo è visto come uno dei peggiori peccatori in virtù del lavoro che svolge. Questo lavoro lo identifica al punto da venir chiamato pubblicano, cioè pubblico peccatore.
Un uomo guardato storto da tutti insomma! Eppure ad un certo punto della sua vita arriva Gesù e lo guarda in modo nuovo! Ritorna a sentirsi uomo. 
Non basta, non solo lo guarda, ma gli parla, lo chiama: "Seguimi!".
Com'è possibile? 
Quell'immagine del Caravaggio con Gesù che indica Matteo: il dito di Gesù sembra quello di Adamo nella Creazione di Adamo del Buonarroti nella cappella sistina; come a dire che Gesù, nuovo Adamo, ri-crea Matteo chiamandolo.
Ed il dito di Matteo che si indica come a domandare: "Ma stai chiamando proprio me? Ma sai chi sono? Sono un peccatore?".
E' quello che diciamo anche noi, ci indigna che con tutte le brave persone che ci sono, persone perbene, Gesù possa chiamare un peccatore! Passi il mangiarci assieme, lo accettiamo; ma il chiamarli alla sequela questo no!
Eppure i Suo messaggio è chiaro: "io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano".
Dobbiamo renderci conto che siamo anche noi quei peccatori! Ma niente paura, Cristo è venuto per dirci che un'altra via, un'altra vita è possibile anche per noi! La sua Via, quella della conversione.
Questa via permettendoci di capire che siamo peccatori, ci insegna a non giudicare più gli altri, ma a sentirci loro fratelli in Cristo.

Buona domenica!

sabato 6 febbraio 2016

Sabato 6 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”.
Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

“Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”.
Gesù è attento ai bisogni delle persone, si accorge della fatica del servizio che stanno vivendo i discepoli e li invita a fermarsi a stare con Lui. 
Anche il riposo fa parte del servizio, della missione. Perchè fermarsi permette la contemplazione, il poter godere della presenza di Gesù, da significato all'opera che si compie, e permette di vederla con gli occhi di Cristo stesso.
I discepoli non sono degli assistenti sociali, o nemmeno degli alunni di un qualsiasi maestro che portano nel mondo le sue teorie. Sono chiamati a riconoscersi figli di Dio e di conseguenza a diventare come Gesù.
Gesù non insegna solo con la Parola, quello che colpisce di Lui è che vive quella Parola, è Lui stesso quella Parola che annuncia, e questo colpisce la gente che lo segue.
Anche i discepoli, anche noi siamo chiamati a questo! Diventare un tutt'uno con la Parola e diventare annuncio vivente nel mondo.
Troppo spesso invece predichiamo solo a parole, ma la nostra vita dimostra il contrario di quello che c'è nel Vangelo.
S. Francesco diceva: «Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole».
Buona domenica 

venerdì 5 febbraio 2016

Venerdì 5 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,14-29

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: “Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui”. Altri invece dicevano: “È Elia”; altri dicevano ancora: “È un profeta, come uno dei profeti”. Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: “Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!”.
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello”.
Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali.
Allora il re disse alla ragazza: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”. E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno”. La ragazza uscì e disse alla madre: “Che cosa devo chiedere?”. Quella rispose: “La testa di Giovanni il Battista”. Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: “Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista”. Il re ne fu rattristato; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.
E subito mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

 

A volte la verità è scomoda, può portare problemi, ma bisogna avere il coraggio di testimoniarla lo stesso.
E' quello che faceva Giovanni Battista, era inevitabile che si sarebbe inimicato qualcuno con quelle parole, ma non poteva non dirle, perchè non erano parole sue ma Parola che viene dall'alto e lui era chiamato ad annunciarla.
Anche a Gesù succederà la stessa cosa con i farisei e gli scribi.
Io come mi pongo di fronte la verità? Penso di possederla io, o sono aperto anche a quella del Padre?
Noi vivamo in un contesto libero, dove ognuno può dire quello che vuole ( a volte anche troppo) nessuno ci ucciderebbe per il nostro pensiero. Ma forse in nemico contro cui la verità deve lottare siamo proprio noi stessi. 
Pensiamo di possederla tutta  intera ed allora quando si fa avanti verso di noi la rifiutiamo, la allontaniamo. 
Dobbiamo riaprirci alla verità che non è un possesso, è un dono, è Cristo stesso.
Rifiutando la verità, è come ripetere il rifiuto a Cristo, un'altra volta. Dobbiamo quindi metterci in silenzio pronti ad accogliere da lui questa Parola vera, pronti ad accogliere Lui stesso.
Buona giornata!!!!

giovedì 4 febbraio 2016

Giovedì 4 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,7-13

In quel tempo, Gesù chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.
E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”.
E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

 

 

Oggi questo brano mi ha ha fatto nascere una domanda.
Ed io cosa porto nella mia missione?
E' vero il Signore dice ai discepoli di non portare nulla, ed indica delle cose materiali, ma di certo non possiamo dire che se ne siano andati a mani vuote, perchè hanno ricevuto dei doni dal Signore: la predicazione, lo scacciare i demoni, l'unzione e la capacità di guarire.
Queste "cose" non le possedevano come i beni materiali, ai quali il Signore ha chiesto di rinunciare, questi sono dei veri e propri doni da parte sua. Ha voluto renderli simili a Lui nella missione.
E ritorna la domanda. Io cosa porto nella mia missione?
Perchè non c'è dubbio che siamo inviati anche noi in missione, nella quotidianità della nostra vita, nella nostra famiglia, al lavoro, tra gli amci.
Ma spesso portiamo solo cose materiali, che poi è il nostro portare noi stessi. E da parte di Cristo cosa portiamo?
C'è di sicuro un dono da accogliere e condividere i fratelli. Forse non ce ne siamo ancora accorti ed allora conviene fermarsi a riflettere per comprendere, perchè un dono non sfruttato e condiviso non è una perdita solo per me ma per tutta l'umanità.
Buona giornata!

mercoledì 3 febbraio 2016

Mercoledì 3 Febbraio

Dal Vangelo secondo Marco 6,1-6

In quel tempo, Gesù andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui.
Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi, insegnando.

 


Lo scandalo è una pietra d'inciampo lungo il cammino, mentre fila tutto liscio.
Gesù è scandalo per delle persone a lui molto prossime, vicini di casa, amici, conoscenti. Nazaret allora non era certo una metropoli, tra loro si conoscevano tutti e di certo quasi tutti conoscevano Gesù fin da piccolo.
Ora, dopo anni Gesù viene definito uno scandalo per loro, questo a causa delle sue parole e dei prodigi che compie, o forse è a causa dell'idea che loro vogliono avere di Gesù?
Non è così anche nella mia vita?
Mentre fila tutto liscio, penso di "essere apposto", mi ritrovo Lui che scombussola tutti i miei progetti, le mie idee, che diventa pietra d'inciampo in questo mio cammino.
E non riesco a capirlo facilmente, perchè parto dal presupposto di saper già tutto di Lui, per certi versi credo di possederlo!
Proprio il dono di questo scandalo mi permette di vedere l'errore che sto compiendo: imprigionare Dio, o peggio ancora "prendere il suo posto/voler essere come Lui".
Ci capita spesso, magari senza volerlo, ne intenzioni cattive. Però succede.
Devo imparare a non aver paura dello scandalo che Lui porta alla mia vita, anzi devo benedirlo, probabilmente proprio li siamo più vicini del solito!
Buona giornata!!!

martedì 2 febbraio 2016

Martedì 2 Febbraio Presentazione del Signore

Dal Vangelo secondo Luca 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 

 

La cosa che mi piace di più della Parola di quest'oggi, è che mi sembra ci siano tante situazioni all'apparenza contrastanti. Questo la rende ancor più bella e viva, e mi mostra tutta la grandezza di questo Dio che si fa bambino.
Si dice che viene portato al tempio per la sua presentazione, secondo la legge, ed il rituale prevedeva un'offerta. Una coppia di tortore o due giovani colombi era ritenuta l'offerta per i poveri, per chi non poteva permettersi nulla. Cioè si umilia così tanto, e si fa cosi simile agli ultimi da essere persino riscattato con l'offerta minima.
Eppure un secondo dopo, viene accolto da queste due figure, Simeone e Anna, con tutti gli onori. Loro riconoscono tutta la grandezza di quel bambino. Due profeti gioiscono e lodano Dio per la sua grandezza manifestata in quel bambino.
Questi due momenti sembrano discordanti: umiliazione profonda - esaltazione.
Ma non è finita.
Tornato a casa questo bambino, esaltato da due profeti che hanno riconosciuto la sua origine divina e la sua grandezza, cosa fa? Resta tranquillo come tutti gli altri bambini, cresce e si fortifica (tant'è che non sappiamo quasi nulla fino ai trent'anni).
E' un Dio che non ha paura di stare all'ultimo posto, anzi forse lo predilige perchè sa che li ci siamo anche noi.
Buona giornata!