Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

sabato 30 gennaio 2016

Sabato 30 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41

In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.

 

 

Tutto il Vangelo di Marco si svluppa attorno ad una domanda: Chi è Gesù?
Diverse persone e Gesù stesso, pongono questa domanda o danno una risposta: è il Figlio di Dio.
La cosa che spesso mi incoraggia molto, è vedere che nemmeno i discepoli, pur vivendo al suo fianco, non sono risuciti a darsi subito una risposta a questa domanda.
Anche oggi vediamo che, nonostante ormai siano stati del tempo assieme, ed abbiano visto dei segni prodigiosi, questo interrogativo ritorna: Chi è costui?
Forse dovremmo porci più spesso questa domanda. Chi è Gesù è per me?
Anzi dovremmo ripeterla continuamente perchè Gesù non si lascia afferrare, non lo si può contenere in un nome, in una definizione. E' sempre nuovo e sempre uguale. 
Così una volta trovata una risposta dovremmo ripartire ad interrogarci perchè le persone non si spiegano, ne si definiscono. Si vivono.
Tanto più Gesù, che è la Persona viva per eccellenza.
E l'unico modo che posso avere per domandarmi questo, e provare a trovare una risposta è accogliere l'invito di Gesù , come ha fatto il vento: Taci, calmati!.
Solo nel silenzio e nella calma posso iniziare questo percorso, perchè proprio lì so che lo potrò incontrare e sentire.
Buona domenica!

venerdì 29 gennaio 2016

Venerdì 29 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.
Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

 

 

Ritorna il seme ad educarci.
Come un paio di giorni fa, anzi, oggi il Signore è ancora più esplicito e ci spiega proprio come e cosa dovremmo imparare dal seme: l'attesa.
Un attesa sconosciuta all'uomo, e credo anche al seme.
Lui ha la forza di abbandonarsi totalmente al suo Signore.
Non è impaziente di maturare, il suo creatore sa i tempi migliori per lui; e non ha paura di perdere se stesso, un seme quando germoglia non è più quello di prima, è morto a se stesso per far nascere una pianta.
Il seme vive l'attesa, non la subisce, non è un'attesa vuota o sterile.
E' come una donna quando è incinta, aspetta, riflette, a volte fa fatica, ma sa che ci vuole tempo e sa che quell'attesa non è tempo perso, di quel tempo si può dir tutto tranne che sia vuoto o sterile.
Il seme, poi, non ha paura di essere piccolo, la sua fiducia lo porta a diventare più grande dell'immaginabile, proprio come per un granello di senape.
Donaci Signore di fermarci a godere dello spettacolo di un seme che matura. Insegnaci a guardare alla nostra vita in quel modo, svincolandoci dalle catene del "ritmo incessante" che ci opprime e non ci fa vivere, ma sopravvivere.
Buona giornata!


giovedì 28 gennaio 2016

Giovedì 28 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,21-25

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!”.
Diceva loro: “Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

 

Eh no una luce è fatta apposta per vedere non la si può certo nascondere!
E' una cosa elementare, lo sappiamo tutti! Eppure non è cosi con la Parola di Dio, che è veramente luce per la nostra vita. Spesso la lasciamo chiusa, in silenzio, non le diamo ascolto, non le permettiamo di guidare la nostra vita. Proprio come tenere una luce (immaginatevi una candela quando non esisteva la corrente elettrica) nascosta sotto il letto.
Oggi abbiamo un grande dono, il libero accesso alla Parola di Dio, non solo nella liturgia. Non abbiamo ancora compreso appieno l'importanza che essa ha per noi, non abbiamo orecchi per intendere, ed abbiamo ridotto la Bibbia ad essere uno dei tanti (o pochi) libri che fanno bella mostra sui nostri scaffali.
Ma quella non è una raccolta di parole come gli altri libri, essa è Parola viva.
Per questo è importante per me iniziare ogni giorno con il Vangelo, per capire cosa il Signore vuole dirmi oggi.
Perchè non è una Parola vecchia detta una volta per sempre 2000 anni fa, ma è, appunto, una Parola viva , fresca detta per me oggi, nella mia situazione, in questo momento! E' una Parola per tutti, ma anche personale, intima, per me!
Buona giornata!

mercoledì 27 gennaio 2016

Mercoledì 27 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 4,1-20

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: “Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che spuntò e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno”. E diceva: “Chi ha orecchi per intendere, intenda!”.
Quando poi fu solo, quelli che erano intorno a lui insieme ai dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché “guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato”.
Continuò dicendo loro: “Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole? Il seminatore semina la parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando la ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro.
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono.
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.
Quelli che ricevono il seme su terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno”.

 

Ed io che tipo di terreno sono?
Credo che in questo brano di Vangelo ci sia tutto il senso del nostro leggere ogni giorno il Vangelo, e del lasciarci mettere in discussione da quella Parola.
Il seme di cui parla Gesù è proprio questa Parola, che viene donata a tutti, ma in base a quale terreno l'accoglie produce effetti/ frutti molto diversi.
Allora viene immediata la domanda: "Ma io che tipo di terreno sono?"
Come accolgo questo seme? Lo accolgo? Lo lascio fruttificare?
Un'altra cosa mi colpisce al cuore di questo brano, il seme ed il terreno prima di portare al frutto hanno bisogno di tempo, di attesa, di silenzzio, di cura.
"Dicono che c'è un tempo pe seminare, ed uno più lungo per aspettare" dice in una canzone Fossati.
Dobbiamo imparare dalla terra, i tempi dell'attesa, della lenta e faticosa maturazione; che ovviamente è in contrasto con la nostra logica del tutto e subito, a portata di click.
Curiamo il nostro terreno, ed impariamo a riconoscere la bellezza di quel seme che ci feconda e se trova in noi un terreno pronto ad accoglierlo produce il trenta, il sessanta, il cento per uno.

Buona giornata!

martedì 26 gennaio 2016

Martedì 26 Gennaio

Dal Vangelo secondo Luca 10,1-9

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio."

 

L'annuncio del Regno. Questa missione coinvolgeva i discepoli 2000 anni fa, come anche noi oggi.
Purtroppo oggi leggendo questo brano di Vangelo ci fermiamo sempre e solo al passo:
"La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.", questo perchè è un segno evidente oggi. Le vocazioni alla vita consacrata o al ministero sacerdotale sono in netto calo.
Io credo però che Gesù non parlasse solo dei ministri della Parola, quei discepoli siamo tutti noi, laici o consacrati! Il discepolo non è solo colui che ha un ministero specifico ma il singolo cristiano (che infatti in virtù del Battessimo è re, sacerdote e profeta).
Quindi quell'invito a non portare nulla vale per tutti noi. Non perchè dobbiamo essere spericolati o incoscenti; ma perchè confidiamo nel Signore e sappiamo che l'unica "cosa" di cui abbiamo bisogno è Lui o, come amava chiamarla San Francesco,  di sorella Provvidenza.
Il Signore ci manda a due a due, come segno che questo dono/invito non è solo nostro ma da con-dividere con i fratelli. Da notare che ci invia "avanti a Sè", cioè il messaggio non si esaurisce con noi, poi arriva Lui a dargli pienezza!
E cosa che mi colpisce enormemente: alle persone nel bisogno dite loro: "Si è avvicinato a voi il regno di Dio."
Cioè non siamo noi che ci avviciniamo al Regno, è esso stesso che ci viene incontro vedendo i nostri limiti, le nostre debolezze. 
Non è un Dio che mi da dei compiti e se vengo promosso mi da un premio, ma indipendentemente da come vada Lui mi viene ncontro.
Non dovrei forse fare la stessa cosa con i fratelli?
Buona giornata!

lunedì 25 gennaio 2016

Lunedì 25 Gennaio Conversione di S. Paolo

Dal Vangelo secondo Marco 16,15-18

In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

  

Gesù ci invia.
Anche noi oggi, con la nostra vita,la nostra storia,  i nostri limiti. Gesù ci invia.
Non ha inviato solo i discepoli 2000 anni fa! quell'invito prosegue nella storia e non si spegnerà mai.
La Parola di Dio va annunciata in tutto il mondo, ad ogni creatura. Dice proprio così! Ed allora nessun è escluso da questo annuncio, qualcuno può non accoglierlo, rifiutarlo, ma il Signore desidera comunicarsi anche a lui!
Ad ogni creatura. Non solo gli uomini, ma anche a tutta la creazione, quindi S. Francesco non era così folle quando predicava agli animali!
Se crediamo nel Signore e desideriamo portare il suo annuncio di gioia (annuncio che prima ha cambiano la vita a noi) saremo in grado di compiere cose grandi, per la nostra vita, ma specialmente per quella dei fratelli che ci stanno attorno!
Buona settimana

sabato 23 gennaio 2016

Sabato 23 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,20-21

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure mettersi a tavola per mangiare qualcosa.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”.

 

Non solo scribi e farisei, ma nemmeno le persone a Lui più vicine, i suoi parenti , comprendono Gesù.
E' cosi se si vive un esagerazione d'amore! Gesù è talmente preso dall'amore per i figli di Dio da non mettersi più nemmeno a tavola, non sente il desiderio della fame perchè la sua attenzione è tutta orientata verso chi soffre!.
Questo fa pensare ai suoi parenti che Gesù sia "fuori di sé", è qualcosa di inconcepibile per loro.
E per me? Cosa mi dice vedere un uomo amare con così tanto amore? Mi rendo conto che io sono una di quelle persone che Gesù ama così tanto?
Ma soprattutto sono consapevole che anche io sono chiamato a seguire questo cammino? A cercare di amare così tanto da donare la mia vita per i fratelli, fino all'impensabile, fino alla croce?
Buona domenica!

venerdì 22 gennaio 2016

Venerdì 22 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,13-19.

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici che stettero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni.
Costituì dunque i dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, vale a dire figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

 

 


 Il Signore sceglie 12 uomini perchè stessero con Lui e per mandarli a predcare e scacciare demoni.
Ci mostra chiaramente in cosa consiste la missione del cristiano. 
Stare con Lui: è ineviabilmente il punto di partenza! Se non si sta con Lui cosa si può portare nel mondo? solo le nostre idee, la nostra immagine di Dio, ma stando con Lui, facendo esperienza di relazione con Lui, possiamo portare realmente il suo amore, che ci ha riempiti.
Andare a predicare e scacciare i demoni: Non si può solo restare con Lui, una volta "riempiti" del Suo amore, inevitabilmente lo si vuole portare anche agli altri fratelli, specialmente a quelli che sono tenuti prigionieri , cioè quelli chiusi in se stessi, nelle loro paure, nelle loro sofferenze, nel loro peccato (i demoni).
L'elenco di nomi, è li a dirci che possiamo esserci anche noi, se lo vogliamo.
Il Signore ha accolto e scelto 12 uomini tutti diversi, con lavori diversi, con idee diverse. E' la prima Chiesa!
Ha scelto anche Giuda e sicuramente sapeva che lo avrebbe tradito, ma lo ha accolto lo stesso.
Ed io voglio far parte di questa Chiesa, per stare con il Signore e annunciare e liberare i fratelli.
Buona giornata!

giovedì 21 gennaio 2016

Giovedì 21 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,7-12.

In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui.

Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.

Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

 

 

Fino ad ieri abbiamo visto Gesù che discute con i farisei e gli scribi. Questo scontro avviene, anche perchè loro non hanno capito chi è Gesù.
Oggi vediamo che per i demoni è chiarissimo chi sia Gesù " Tu sei il Figlio di Dio"!
Gesù però non vuole che lo manifestino perchè?
Io credo per lo stesso motivo per cui si è opposto per tre volte a Satana nel deserto. Una delle tentazioni era di gettarsi dal pinnacolo del tempio affinchè gli angeli fossero intervenuti a salvarlo.
Gesù non vuole "costringere" alla fede, non vuole forzare la nostra libertà, si potrebbe dire: non vuole che crediamo in Lui per forza, ma per amore!
E' chiaro che se dovessimo vedere segni grandiosi, saremmo portati a credere più facilmente, ma il rischio è quello di credere nel miracolo e non nell'uomo Gesù.
Spesso mi accorgo che quasi sfido Gesù chiedendogli un segno, qualcosa di chiaro, irrevocabile e puntualmente non avviene nulla di tutto ciò; non perchè non vuole ascoltarmi, ma perchè sa che poi non sarei più libero di credere in Lui per amore.
 E' morto in croce anche per questo! Da quella croce poteva scendere ma non l'ha fatto!
Allora la domanda spontanea è: io come uso questa libertà che il Signore mi ha donato a cosi caro prezzo?
Buona giornata!

mercoledì 20 gennaio 2016

Mercoledì 20 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 3,1-6.

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita,
e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.
Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!».
Poi domandò loro: «E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?».
Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua mano fu risanata.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. 

 

 

E' lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?
All'apparenza è una domanda profondamente scontata. Certo che è lecito fare del bene o salvare una vita!
Ma probabilmente a volte non lo è, gli stessi farisei non rispondono, forse sono titubanti, e questo provoca l'indignazione di Gesù.
Gesù si indigna per la durezza dei loro cuori.
Quante volte anche il nostro cuore è cosi duro, ed anteponiamo alle difficolta dei nostri fratelli i nostri fratelli, magari anche noi tentando di nasconderci dietro una "legge"?
Gesù si rattrista perchè sa che un cuore duro  tiene fuori di se anche  Lui, non è capace di accoglierlo; infatti i farisei raggiungono il culmine dell'incomprensione di Gesù e decidono di farlo morire.
Onestamente questo rischio lo corriamo ogni giorno anche noi!
Chiediamo al Signore di guarire il nostro cuore duro, di donarci occhi per vedere l'uomo ed il suo dolore prima della norma da rispettare.
Buona giornata!!

martedì 19 gennaio 2016

Martedì 19 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,23-28.

Avvenne che, in giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.
I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».
Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!
Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato». 



Continua il confronto tra Gesù e i farisei. Se avete notato negli ultimi giorni abbiamo incontrato nel Vangelo di Marco già tre situazioni simili, e si concluderanno domani con la quinta. Cinque temi su cui i farisei sono critici verso Gesù.
Come dicevamo ieri il problema di fondo è sempre quello: Lo contestano anche perchè non hanno capito, o non vogliono capire chi è realmente Gesù.
Non si rendono nemmeno conto che la novità portata da Gesù non vuole sovvertire le tradizioni importanti della religione ebraica (oggi si parla del rispetto del Sabato), ma anzi, vuole riportarle nella giusta dimensione, per fargli riacquistare quel valore che hanno perso.
Notate Gesù non dice " il Sabato non serve" o "è superato", ma  "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato". 
Gli ridà il suo vero valore, è un dono di Dio, e come tale dev'essere un occasione di gioia non una prigione che rende schiavi gli uomini.
Pensandoco bene è il rischio che corro sempre, quello di cogliere la sfumatura ma essere troppo radicale: rispettare il sabato senza se e senza ma , o non capirne il valore e reputarlo inutile.
Sono entrambe due strade "parziali" che rischiano di non farci vivere come doni questi "segni" che il Signore ci da.
Buona giornata!

lunedì 18 gennaio 2016

Lunedì 18 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”.
Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi”.

 


Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 
Gesù non è contro le regole, non è contro il digiuno, Lui stesso lo ha vissuto nel deserto; è cotro una scorretta interpretazione del valore che questo gesto porta con se. Potremmo dire che è contro i fondamentalismi. Il Digiuno ha un suo valore importante, ma in questo momento, in cui ci sono io (lo sposo) non ha senso.
I farisei non vanno oltre la norma, anche perchè non hanno capito, o non vogliono capire, chi è realmente Gesù.
Se quell'uomo è Figlio di Dio, si può digiunare? Non è invece il momento della gioia immensa per un Dio che viene a visitarci, che sceglie di farsi uomo come noi?
Gesù porta questa novità, e se io sono profondamento attaccato al vecchio, alle mie certezze, e non le voglio mettere in discussione, non mi voglio offrire a Lui;  rischio di non comprendere, di essere un otre vecchio che non riesce ad accogliere del vino nuovo senza rompersi.
Buona settimana!

sabato 16 gennaio 2016

Sabato 16 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,13-17.

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.
Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.
Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.
Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?».
Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori». 




Io da che parte mi riconosco? mi credo un giusto, o penso di essere un peccatore?
Il Vangelo di oggi ci porta inevitabilmente a porci questa domanda. 
La tentazione di sentirci dei giusti, specie quando vediamo qualcun altro che commette peccati, è sempre presente in noi.
Essa ci cambia, trasforma la nostra visuale. Le persone a tavola cambiano aspetto se viste con altri occhi. Per gli scribi sono peccatori, per Gesù che guarda con misericordia sono prima di tutto fratelli, figli di Dio.
Per questo non ha paura a chiamare Levi (Matteo), e a mangiare con loro. 
Immagino Matteo proprio come nel quadro del Caravaggio, stupito egli stesso per essere stato chiamato, proprio lui! c'è tanta gente, migliore di me, ma tu chiami me Signore?
Questa chiamata è rivolta anche a tutti noi, la vocazione non è solo quella al sacerdozio o alla vita religiosa, è la chiamata a riconoscerci figli di Dio ed a voler seguire l'esempio di Gesù.
Per rispondere a questa chiamata però dobbiamo, con umiltà, riconoscerci peccatori. Il Signore lo sa, non serve fingere con Lui, sa che siamo fragili, ma ci ama ancora di più!
Buona domenica!

venerdì 15 gennaio 2016

Venerdì 15 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 2,1-12.

Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo a Cafarnao. Si seppe che era in casa
e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.
Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone.
Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.
Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro:
«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».
Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori?
Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?
Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati,
ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua».
Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». 

 

Vista la loro fede!
Credo che il Vangelo di oggi sia uno degli esempi più belli della preghiera di intercessione.
Sembra proprio che Gesù guarisca il paralitico per merito di quei quattro uomini.
Dal punto di vista fisico hanno fatto uno sforzo significativo, portando un uomo su una barella sopra un tetto, ma il fatto fondamentale non è quello.
 Hanno avuto fede! 
Hanno compiuto quello sforzo perchè certi che solo Gesù poteva guarire il loro amico.
Hanno amato! 
Chi compie un atto come questo, chi sa "osare la speranza" per qualcuno non può non amare quella persona.
Gesù resta colpito da tutto questo, gli scribi invece sono disinteressati all'uomo, interessa solo il miracolo in se; guardano alla forma e non si stupiscono per quella guarigione ma per le parole usate da Gesù.
Ed io sono capace di intercedere per gli altri? Spesso no purtroppo, o magari lo faccio per le persone lontane ma scordo i miei fratelli, quelli che vivono al mio fianco!
Quante volte anche io sono troppo attento alla forma e non so gioire, non so stupirmi per un miracolo che il Signore compie nella mia vita o in quella dei fratelli! 
Dobbiamo imparare dal Signore ad "osare la speranza"!

Buona giornata!!!!

giovedì 14 gennaio 2016

Giovedì 14 Settembre

Dal Vangelo secondo Marco 1,40-45

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: “Guarda di non dir niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro”.
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

  


La scena si ripete. Negli ultimi giorni il Vangelo propone una guarigione.
Ma ogni volta c'è un dettaglio magnifico da non perdere.
Come dicevamo nei giorni passati un lebbroso a quel tempo non era solo un malato ma anche un escluso dalla società e dalla vita di fede.
Ai lebbrosi non era permesso avvicinarsi alle persone sane, pena la morte violenta. Il lebbroso del Vangelo di oggi è così disperato, ma fiducioso di Gesù da infrangere questa norma. La sua fede lo porta oltre la regola! E Gesù? Fa la  stessa cosa! Toccare un lebbroso era vietato, perchè saresti diventato a tua volta impuro e quindi escluso.
Gesù lo tocca! Poteva guarirlo solo parlando (forse il lebbroso si aspettava proprio questo), ma Gesù sceglie di toccarlo, come a dire " per me prima che un lebbroso, un malato , tu sei un figlio di Dio, un fratello".
La stessa cosa avviene oggi , continuamente con noi! Quante cose sbagliate o brutte posso aver fatto? Ma il Signore è sempre li che mi aspetta, per abbracciarmi e con il suo tocco guarirmi.
Come dice Papa Francesco: " Il Signore non si stanca di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il suo perdono".

Buona giornata!

mercoledì 13 gennaio 2016

Mercoledì 13 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 1,29-39

In quel tempo, Gesù uscito dalla sinagoga, si recò subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.
Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.
Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: “Tutti ti cercano!”. Egli disse loro: “Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.

 

In quei brani di Vangelo (perchè è una seca che si ripete diverse volte) dove leggo di Gesù che si ritira a pregare, rimango sempre immobile e affascinato.
E' una scena bellissima, Lui che al mattino presto, con il buio, va in luogo deserto  (in greco si dice eremo) per stare da solo col Padre, per avere un colloquio intimo con Lui.
Spesso mi accorgo che cerco mille spunti, riflessioni, sulla preghiera, su come pregare, ma credo che davvero è tutto qui, nel Vangelo, nella preghiera di Gesù.
Pregare non è facile, è una lotta. Contro il corpo che vorrebbe "muoversi", contro la nostra mentalità che oggi è portata a vedere la preghiera come tempo perso. E' una lotta contro noi  stessi, che per non pregare inventiamo scuse e impegni più importanti.
Gesù dopo aver liberato, e riportato alla vita (come nel Vangelo di ieri) degli uomini, e prima di ripartire per annunciare, si ferma a pregare. Lo farà sempre in momenti importanti, come prima di scegliere i discepoli o nel Getsemani prima di morire, ed in altri casi.
Questo mi porta a domandarmi, ed io che rapporto ho con la preghiera? come è la mia preghiera?
Buona giornata!

martedì 12 gennaio 2016

Martedì 12 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 1,21-28

In quel tempo, nella città di Cafarnao Gesù, entrato proprio di sabato nella sinagoga, si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”.
La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

 

 

Questo è il primo segno (noi li chiamiamo miracoli) che Gesù compie all'inizio della sua vita pubblica, nel Vangelo di Marco.
Mi colpisce molto che il primo segno, sia una liberazione. Dopo l'incontro con Gesù quest'uomo, ora è libero, può tornare in se stesso, riprendere il possesso di se stesso che gli era stato tolto dal demone.
Un indemoniato a quel tempo (ma anche oggi) era un impuro, un escluso dalla società ed anche dal rapporto con Dio. Si credeva che quella era una punizione divina e Dio non volesse avere nessun rapporto con lui.
Gesù liberandolo lo riporta al Padre.
Lui stesso che viene dal Padre, mostra che quella non è volontà divina, ma anzi Dio soffre con noi e non guarda con indifferenza il nostro dolore.
Marco è il Vangelo più antico, e quello scritto per i catecumeni (coloro che iniziavano un cammino di fede), mi piace pensare che se ha messo questo evento per primo, è proprio per indicarci che prima di tutto dobbiamo chiedere al Signore di liberarci dai nostri demoni personali,da quelle catene che ci tengono schiavi, da noi stessi; per lasciarci portare da Lui al Padre.
Buona giornata e buona settimana

sabato 9 gennaio 2016

Sabato 9 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco.

Dopo che furono saziati i cinquemila uomini, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare.

Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.

Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: “È un fantasma”, e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: “Coraggio, sono io, non temete!”. Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò.

Ed erano interiormente colmi di stupore, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.

 



"Coraggio sono io, non temete".
Spesso mi sento come gli apostoli, in mezzo al mare, affatticati per il troppo remare contro il vento. Mi capita di sentirmi così nel mio cammino di fede, ci sono giorno difficili; giorni in cui ricevi brutte notizie, succedono tragedie, qualcuno che ami sta molto male....
In quei giorni mi sento perso nel mare della fede, distrutto dal remare con il vento contrario che non mi permette di andare avanti! Però se aspettando un po', ho sempre visto arrivarmi incontro il Signore, che vuole salire sulla mia barca, ed al mio grido di sofferenza o paura risponde: "Coraggio (ci) sono io,  non temere!".
E da quel momento tutto prende un nuovo significato, non perchè elimina quella sofferenza (miracoli non  ne ho mai ricevuti per ora), ma perchè non sono più solo a combatterla, ora siamo in due, ed il peso è più leggero, rimane ma non mi schiaccia.
Quando siamo in questa fatica, non disperiamo, chiediamo il suo aiuto e lo sentiremo arrivare e dopo averci asciugato le lacrime ci dirà: "Coraggio sono io, non temete".
Buona domenica!

venerdì 8 gennaio 2016

Venerdì 8 Gennaio

Dal Vangelo secondo Marco 

 In quel tempo, Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: “Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare”. Ma egli rispose: “Voi stessi date loro da mangiare”. Gli dissero: “Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?”. Ma egli replicò loro: “Quanti pani avete? Andate a vedere”. E accertatisi, riferirono: “Cinque pani e due pesci”. Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono e si sfamarono, e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

 


"Voi stessi date loro da mangiare". I discepoli cercano una soluzione "al di fuori" (andiamo a comprare?) mentre Gesù indica una strada che passa per "l'interno", parte da noi, in noi.
Dobbiamo donare noi stessi, come pane spezzato. E' quello che farà Gesù con l'ultima cena, fino ad oggi in ogni Eucarestia.
Il primo passo per donare noi stessi, è il saper condividere! Come il donare 5 pani e 2 pesci con il rischio di perderli. Chi li possedeva era tranquillo, lui il mangiare lo aveva, donarli per sfamare 5000 persone era una follia, sarebbe rimasto senza anche lui. Eppure si fida di Gesù, vuole condividere quello che ha; da li nasce il miracolo, il miracolo della condivisione.
Più che una moltiplicazione questa è una divisione.
Dovremmo impararlo oggi, nel nostro mondo in cui ci sono persone che hanno troppo da mangiare ( e lo sprecano) e persone che non ne hanno ( e muoiono).
Se imparassimo a condividere ed a donare noi stessi, questo miracolo si ripeterebbe ogni giorno!
Buona giornata!

giovedì 7 gennaio 2016

Giovedi 7 Gennaio

Dal Vangelo secondo Matteo 

In quel tempo, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea
e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,
perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti;
il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva.
E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. 

 


Oggi ci viene mostrata tutta l'universalità del messaggio di Gesù!
Galilea della genti, luogo di mare, incroci di culture, idee, lingue differenti. Gesù dopo aver saputo dell'arresto di Giovanni decide di iniziare il suo annuncio proprio da li, da quel territorio.
Ogni tanto mi viene da pensare, che se Gesù e i discepoli, fossero stati "chiusi", come spesso siamo noi, oggi forse non ci sarebbe il cristianesimo in Europa! Se quegli uomini non avessero portato quella buona notizia a tutti, senza paura dei rischi, e senza esclusioni forse io oggi non sarei cristiano.
Ed io invece? A volte sembra ci vergogniamo a dirci cristiani in pubblico! A volte pensiamo che il cristianesimo sia "cosa solo nostra" e ci chiudiamo in circoli ristretti a pochi eletti. 
Gesù stesso ha fatto l'opposto, non ha "chiuso" il suo messaggio al solo popolo eletto ma è stato luce per tutti gli uomini (anche per questo era contestato dai farisei). 
Noi siamo stati luce per qualcuno? Ma non a parole, con la vita! 
Possiamo, anzi dobbiamo essere luce per chi ci vive accanto.
Buona giornata!!

martedì 5 gennaio 2016

Martedì 5 Gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni 

In quel tempo, Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi».
Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».
Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità».
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo». 

 

Come ieri vediamo un uomo che dopo aver incontrato Gesù sente il desiderio di condividere questa "buona notizia" con gli altri. Filippo, come Pietro, appena vede Natanaele da a lui l'annuncio che gli ha portato gioia.
Anche noi, come Natanaele, a volte rischiamo di non credere, di avere dubbi perchè le cose non sono come le pensiamo o le abbiamo immaginate noi.
Ma la bellezza di questo Gesù che ti conosce più di te stesso, fa crollare tutte le barriere e tutti i muri che abbiamo pre-costruito. Questo annuncio di gioia sconvolge anche la mia vita, e mi fa comprendere che solo nel silenzio, nell'ascolto del Signore posso conoscermi veramente ed oltre ad incontrare Gesù, incontro per la prima volta davvero me stesso.
Buon'epifania!!

lunedì 4 gennaio 2016

Lunedì 4 Gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni 

In quel tempo, Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».
E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»
e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)». 

 


Cosa cerchiamo? Il Signore ce lo chiede chiaramente. Cosa cerchiamo veramente nella nostra vita?
Per cercare, Gesù ci indica che dobbiamo muoverci "venite e vedrete", infatti i discepoli "andarono e videro". Dobbiamo fare così anche noi, agire, altrimenti non risusciremo mai a stare con Cristo realmente e vedere dove abita, e se abita nel nostro cuore.
Se davvero scopriamo che in Gesù c'è tanta bellezza, un amore che ci coinvolge; non possiamo trattenerlo tutto per noi, ma lo vogliamo condividere con gli altri. Vogliamo che anche le altre persone possano provare questa gioia, specialmente quelle a noi più care.
E' quello che fa Andrea, cercando suo fratello Pietro per condividere con lui la gioia dell'aver "trovato il Messia". e Pietro si lascerà coinvolgere talmente tanto da questo amore, da lasciarsi trasformare cambiando nome!
Ed io? Cosa cerco? So condividere? Mi lascio trasformare da questo amore?
Buona settimana!
 

sabato 2 gennaio 2016

Sabato 2 Gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,19-28

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”
Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?” Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?” Rispose: “No”. Gli dissero dunque; “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?” Rispose: “Io sono ‘‘voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore’’, come disse il profeta Isaia”.
Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: “Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?” Giovanni rispose loro: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.



Giovanni è secondo me una figura bellissima! Sa prendere sulle sue spalle una responsabilità enorme, l'essere il precursore del Messia, ma anche non attribuirsi nulla di più rispetto a quello che è.
Avrebbe potuto farsi passare per il Messia, infatti qualcuno lo credeva tale, ma si definisce solo voce ed al momento giusto si fa da parte e lascia tutta la strada a Gesù.
Quante persone nella nostra vita ci hanno avvicinato a Gesù, ci hanno indicato la strada verso Lui, accompagnandoci,e poi al momento opportuno ci hanno lasciati soli con Lui, senza recriminare niente?
E noi? Quante volte siamo stati come il Battista per i nostri fratelli? O ci siamo attribuiti meriti e qualità più grandi di noi, senza riconoscere che vengono dal Signore?
Proviamo ad essere "solo" una voce per il Signore, che richiama con forza, ma sa svanire nel vento dopo aver esaurito il suo compito!
Buona domenica!!!