Perchè questo blog?

Questo blog non vuole offrire un commento esegetico al Vangelo. per quello ci sono siti o blog più belli con commenti di importanti biblisti.
Vuole essere semplicemente un piccolo spazio per poter condividere assieme la Parola che ogni giorno ci viene donata.
Come a tavola vogliamo spezzarla assieme, perciò è bello ed utile anche per gli altri che ognuno possa condividere quello che il Signore gli ha suscitato nel cuore.
Quindi dopo aver letto il brano di Vangelo, fermati e donaci la tua condivisone,utilizzando i commenti (li trovi in fondo ad ogni post, se c'è scritto nessun commento rompi il ghiaccio!).
La Parola non è generica, ma parla ad ognuno di noi, proprio oggi, nella nostra situazione di vita.
Facciamola vivere in noi!

sabato 22 luglio 2017

Sabato 22 Luglio Santa Maria Maddalena

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-2.11-18

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Ormai è risaputo che questa è la mia festa liturgica preferita!
Amo la figura di Maria Maddalena ed amo questo brano di Vangelo che ci mostra tutta la sua relazione d'Amore con il Signore.
Mi piace molto questa figura perché è il simbolo, il riassunto, del percorso di fede di ognuno di noi. Per troppo tempo è stata vista solo come "la peccatrice", ma in lei c'è molto di più, a partire dal suo essere "una peccatrice amata, che diventa amante!".
Maria Maddalena nel suo peccato si riconosce amata lo stesso da Gesù e da qui rinasce e risponde con amore al "suo Signore".
Non è anche il mio cammino? Chi non è peccatore? Io lo sono, ma oltre questo devo riconoscermi amato dal Padre, e questo mi porta ad amare Lui ed i fratelli.
Questo brano è ricolmo di un'infinita tenerezza: da Maria che chiama Gesù "il mio Signore", a Gesù che per farsi riconoscere la chiama per nome (chissà con quanta dolcezza lo avrà pronunciato!), tornando di nuovo a Maria che "trattiene" Gesù senza lasciarlo andare.
Credo sia un grande dono l'aver elevato a Festa liturgica il ricordo di questa bella figura evangelica, che può davvero essere maestra di fede per me, una fede che nasce dal basso, lontana dalle ipocrisie del perbenismo e dal rischio di rifugiarsi nella "chiesa dei giusti". 
Santa Maria Maddalena, apostola degli apostoli.

Buona giornata e buon fine settimana!

giovedì 20 luglio 2017

Giovedì 20 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».




"Il mio gioco infatti giova". Questa è la traduzione dell'ultima frase, forse si comprende ancora meglio rispetto a "il mio gioco infatti è dolce".
Mi ha aiutato molto questa differenza di parole, nella mia riflessione; infatti dire che è dolce mi rimanda comunque a qualcosa che non fa far troppa fatica, ma se si potesse evitare è meglio, invece dire che giova indica qualcosa che mi fa bene.
Ho riflettuto sul mio vivere la fede, sulle fatiche, su quello che a volte vivo come un peso.
Ma il giogo di Gesù è altro, non è obbligo, non è peso, è dono, è libertà.
Purtroppo oggi siamo portati a vivere di più la religione (come insieme di regole), rispetto alla fede (relazione con il Padre), per questo diventa un peso. Le regole sono importanti e necessarie perché indicano il cammino, ma devono essere vissute nel profondo, devono essere vita, perché la regola prima è l'Amore e con tutte le norme che vogliamo non possiamo spiegare come amare un figlio.
Se vivo la mia fede come un peso, qualcosa che mi schiaccia e mi opprime, devo fermarmi e riflettere forse sto sbagliando qualcosa.
E' questo che Gesù vuole indicarmi, "vieni a me" guarda come sono amato dal Padre ,  e come rispondo a quest'amore, lasciati contagiare e vedrai che non è un fardello da portare, ma un dono di vita!
Come vivo la mia relazione con il Padre?

Buona giornata!

mercoledì 19 luglio 2017

Mercoledì 19 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-27



In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».



Una parola ha cambiato completamente la mia meditazione su questo brano.
Da qualche tempo sto meditando su una traduzione letterale del Vangelo dal greco, ed oggi ho notato che la parola "piccoli" letteralmente è tradotta con "infanti".
Questo mi ha portato a cercare di comprendere cosa Dio vuole far conoscere all'uomo, a questi infanti.
Credo che la sua "critica" verso i sapienti e i dotti, non riguarda la loro grande conoscenza, ma il loro dare priorità solo ad essa! Spesso faccio grandi riflessioni per comprendere i più grandi misteri teologici, ma Dio forse preferisce farmi comprendere solo quello che mi è necessario, senza appesantirmi.
S. Agostino narra che mentre rifletteva per comprendere il significato della Trinità, sfinito si addormentò è sogno un bimbo in spiaggia che cercava di mettere con una conchiglia l'acqua del mare in una buca. Quando Agostino gli dice che è impossibile, il bimbo risponde "allora perché tu vuoi far stare i misteri di Dio nella tua testa".
Ecco, oggi mi pare di capire che nei confronti di Dio devo avere l'approccio del bimbo, dell'infante, che si ferma a vedere le cose più evidenti ma che sono fondamentali: la paternità di Dio!
Gesù lo chiama Padre, dal Suo riconoscersi Figlio, nasce la mia capacità di dire Padre Nostro!
A volte cercando le cose più nascoste perdo queste più evidenti!

Buona giornata! 

martedì 18 luglio 2017

Martedì 18 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 11,20-24


 In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».



Le prime sensazioni che provo ascoltando questo brano sono di fastidio. Devo essere onesto so che no è bello dirlo ma mi trovo a disagio immaginando questa scena.
Allora oggi ho provato a rileggere il brano "spegnendo" le mie emozioni e sensazioni, utilizzando un approccio più ragionato; da qui mi sono nate due riflessioni.
La prima riguarda la minaccia, perché quello che Gesù fa nei confronti di Corazin e Betsaida non è altro che una minaccia Inevitabile provare fastidio di fronte ad un Gesù minaccioso, però fermandomi un attimo penso a delle minacce che ho ricevuto personalmente, certo alcune erano negative fatte da persone che volevano colpirmi o volevano il mio male, ma altre minacce le posso definire "positive": una mamma non minaccia il proprio figlio per evitargli un pericolo? "Non toccare che ti fai male!" certo il desiderio della mamma non è che mi faccia male, ma che impari ad evitarlo attraverso la minaccia. Ora pensando a questo vedo un Gesù più paterno, che non usa la minaccia per farmi male, o ferirmi, ma per farmi comprendere cosa rischio di perdere, quale male mi sto provocando da solo.
La seconda riflessione riguarda la giustizia ed il giudizio. So che fa storcere il naso, però non possiamo non dire che Dio giudica, è reale, ma anche qui ho notato un problema: proprio perché non lo conosco pienamente, spesso rischio di dare a Lui le mie categorie, la mia modalità, le mie caratteristiche; ed allora penso che Dio giudica come giudico io. Niente di più sbagliato il giudizio di Dio è solo uno: la croce. Quella è la sua giustizia, Dio non usa la forza, sceglie l'amore. 
Quindi oggi sono invitato dal Padre a riflettere sulla sua e sulla mia giustizia, perché la mia porta ad una condanna, la sua apre le porte della Salvezza.

Buona giornata e buona settimana!

sabato 15 luglio 2017

Sabato 15 Luglio San Bonaventura

Dal vangelo secondo Matteo      Mt 5, 13-16



     In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». 



Il brano di Vangelo del giorno è diverso perché per i francescani oggi si celebra la festa di San Bonaventura, ed allora ho preferito meditare sul brano ascoltato durante la celebrazione Eucaristica.
Ho scelto questo brano anche perché mi piace molto, mi richiama la concretezza. Gesù usa esempi molto semplici, ma concreti ed efficaci.
Chi non ha mai usato il sale? Chi non ha avuto bisogno della luce?
Quindi è immediato comprendere che un sale senza sapore, o una luce che non illumina sono inutili.
Io a volte corro questo rischio, di non essere quello che sono e quindi perdere il mio senso, il mio significato.
Troppe volte sogno di essere quello che non sono, viaggio di fantasia  dimentico di valorizzare il mio presente, la mia realtà.
Se sono sale che ha sapore gli altri se ne accorgono subito! Se sono luce che illumina, chi mi sta intorno ne può godere!
La mia vita ha più sapore se vissuta in mezzo ai fratelli!

Buon fine settimana!

venerdì 14 luglio 2017

Venerdì 14 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,16-23


In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».



Mi ha sempre colpito questo passaggio:
"non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi."
A parte il fatto che è un ottima scusante per non studiare in vista degli esami, credo che sia molto vera nel contesto di oggi in cui (per fortuna) sono chiamato a dare risposte riguardo alla mia fede.
Troppo spesso mi accorgo di cadere in un assoluta teoria, come se si potesse sapere tutto di Dio e quindi comunicarlo così come una teoria scientifica e filosofica; dimentico di fermarmi un passo prima per lasciare spazio allo Spirito del Padre che può parlare in me.
Non è un incentivo a non prepararsi, a lasciar scorrere tutto così "come viene", ma la capacità di riconoscere che non sono Dio e per quanto posso avvicinarmi a Lui non sarò mai in grado (almeno in questa vita) di comprenderlo pienamente e quindi comunicarlo.
La cosa bella è questa chiamata a lasciare "spazio" allo Spirito che comunque passa attraverso di me perché "parla in voi".
Non mi esclude, non interviene in modo distaccato da me, ma coinvolgendomi.
Non è mai facile fare un passo indietro, ma mi educa a comprendere che non sono io il centro di tutto, e mi insegna ad accogliere Dio, i fratelli, me stesso.

Buona giornata!

giovedì 13 luglio 2017

Giovedì 13 Luglio

Dal Vangelo secondo Matteo 10,7-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».


"Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date"
Anzi tradotto alla lettera dal greco questo passo mi dice: In dono prendeste, in dono date.
Sono consapevole che la mia fede è un dono? E brucio dal desiderio di condividerla?
Papa Francesco nell'Evangelii Gaudium dice che: "La Chiesa non cresce per proselitismo ma. « per attrazione »", eppure troppe volte vivo questo dono come qualcosa di privato, o come un bene personale del quale solo io posso disporre e donarlo a chi più mi piace.
Ma questa è la fede che mi dona il Signore?
Gesù non si dona con la forza, ma con la delicatezza dell'amore. 
Ricordo i primi dubbi di fede da adolescente, quando domandavo a Dio un segno forte della sua presenza: "Se è vero che ci sei, compi qualcosa di prodigioso ed allora crederò!"; suona un po' come la tentazione del diavolo sul pinnacolo del tempio.
Dio non vuole imporsi con la forza, non vuole forzare la mia fede, preferisce attrarmi. La vita di Gesù mi richiama tutto questo, dalla follia di un dì Dio che si fa uomo, fino all'accettare il rifiuto e la morte, alla Resurrezione.
Ma vedendo tutto ciò capisco che ogni giorno devo pormi queste domande: come vivo il dono della fede? Rendo partecipi i miei fratelli di questo dono?

Buona giornata!